"Rifare il Pug? Scelta inquietante di cui si risponderà ai cittadini e alla Corte dei Conti"

CEGLIE MESSAPICA - Non era mai successo prima, “nessuno dei Comuni della Puglia, ha mai declinato l’invito della Regione a indire la conferenza dei servizi salva-Pug”. Una ragione in più per definire “inquietante”, alla lettera, la scelta della amministrazione di Ceglie Messapica di buttare nel cestino della carta straccia sedici anni di lavoro e di attese per il Piano urbanistico generale. L’aggettivo è dell’assessore Angela Barbanente, e fa il paio con un annuncio: “Chiunque si ostini in una scelta tanto folle, dovrà assumersene le responsabilità, anche di fronte alla magistratura”.

Il municipio di Ceglie Messapica

CEGLIE MESSAPICA - Non era mai successo prima, “nessuno dei Comuni della Puglia, ha mai declinato l’invito della Regione a indire la conferenza dei servizi salva-Pug”. Una ragione in più per definire “inquietante”, alla lettera, la scelta della amministrazione di Ceglie Messapica di buttare nel cestino della carta straccia sedici anni di lavoro e di attese per il Piano urbanistico generale. L’aggettivo è dell’assessore Angela Barbanente, e fa il paio con un annuncio: “Chiunque si ostini in una scelta tanto folle, dovrà assumersene le responsabilità, anche di fronte alla magistratura”.

L’antefatto, lungo oltre tre lustri, è noto ai più. Nel lontanissimo 1994 la giunta guidata dal sindaco Pietro Mita, commissiona al professore Dino Borri la redazione del Piano urbanistico generale. Da quella messa in opera, passeranno quindici anni e quattro amministrazioni, un progettista e due commissari per la presentazione del lavoro compiuto alla commissione regionale, che a settembre di quest’anno decreta: il progetto è incompatibile. Parere determinato soprattutto da un passaggio.

Dopo aver citato, norme alla mano, una serie di criteri dei quali si chiede la stretta osservanza, per esempio la Vas, la Regione dice: “Dagli atti in possesso di questo ufficio non risulta essere stata avviata la procedura di Vas per il piano in oggetto”. O meglio, precisa, che gli elaborati inviati a Bari da Ceglie sono nient’altro che quattro paginette sullo stato dell’ambiente, tre pagine di quadro degli impatti del Pug sull’ambiente, più i “verbali degli incontri tenuti con la comunità nel 2008”. Documentazione tutt’altro che sufficiente secondo i dettami normativi, pena annullabilità del Piano stesso. Così come di fatti è stato. Pareva una sonora bocciatura, di quelle senza appello. E invece no.

Le ultimissime parole in calce al parere regionale, non erano buttate lì tanto per dire: “indire una conferenza dei servizi ai fini del conseguimento del controllo positivo”. Cosa che andava fatta entro il termine, non perentorio, del 4 ottobre. L’alternativa, reset, tutto da rifare. Scelta demandata in via esclusiva alla amministrazione che non ha perso tempo. Dopo aver tappezzato i muri della città puntando il dito contro l’incapacità dei predecessori, Pietro Federico & Co, di mettere a punto un Piano urbanistico degno di questo nome, dopo aver censurato in consiglio comunale la condotta del progettista, e persino annunciato la indisponibilità della amministrazione a corrispondere la parcella richiesta all’ingegnere Borri, la sentenza del sindaco Luigi Caroli: “Rifacciamo tutto, rifaremo presto e meglio”.

La scelta, è bollata senza mezzi termini come “folle” e “inquietante” da parte dell’assessore regionale all’Urbanistica ma anche alla Qualità del territorio, non a caso. “Io non do consigli – dice Angela Barbanente – io mi limito a fare delle valutazioni comparative. Non era mai successo prima, nella storia di questa regione, che un Comune decidesse in una direzione simile. L’assoluta unicità del caso restituisce la misura della scelta stessa che non si capisce, a questo punto, da cosa possa essere dettata”.

Un interrogativo sospeso, al quale Caroli ha risposto in termini di convenienza economica: “Non pagheremo le parcelle richieste, né da Borri né dal commissario, con quei soldi faremo un Pug nuovo e non obsoleto come questo, e avremo finalmente uno strumento urbanistico degno di questo nome entro 18 mesi”. Sempre che non ne nascano contenziosi legali, con tutto quel che ne deriva in termini di spesa.

Per l’assessore regionale la via maestra è tutt’altra, quella più conveniente (ai cittadini e alla città) in termini economici e di tempo, quella non a caso battuta da tutti i Comuni della Puglia tranne Ceglie: “Convocare la conferenza dei servizi e mettere a punto, nel breve volgere di qualche mese, i correttivi richiesti”. Se l’amministrazione cegliese sceglie altrimenti, la determinazione è dettata da altro: “Una scelta inquietante, insisto, di fronte alla quale gli amministratori dovranno rispondere ai cittadini, loro elettori, ma anche alla magistratura. La Corte dei conti, per intendersi”.

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