Segretario, Haralambidis ci riprova

BRINDISI - Haralambidis ci riprova: ha convocato il Comitato portuale per il 28 maggio, per la nomina del segretario generale. Intanto il senatore Tomaselli ha incontrato il viceministro De Luca per discutere del caso Brindisi.

Salvatore Tomaselli

BRINDISI – Iraklis Haralambidis ci riprova: martedì 28 maggio riunirà nuovamente il Comitato portuale con all’ordine del giorno la nomina dell’ingegnere Manlio Guadagnuolo a segretario generale. Evidentemente il giro di consultazioni politiche avviate dal presidente, e limitato al solo Pdl (partito che lo ha voluto a Brindisi), è già concluso. Non c’è bisogno di sentire nessun altro, si può andare al voto. Resta da vedere se il “fronte-Brindisi” e il governatore Nichi Vendola manterranno ferma la loro opposizione ai modi del docente greco e al suo candidato.

Intanto da Roma trapela la notizia di un incontro tra il senatore del Pd Salvatore Tomaselli ed il viceministro ai Trasporti, Vincenzo De Luca. L’esponente democratico non ha diramato comunicati stampa e preferisce non pubblicizzare molto i contenuti del colloquio, ma conferma che «si è parlato anche della situazione venutasi a creare nel porto di Brindisi e del caso Haralambidis». Vedremo se nei prossimi giorni dalla capitale arriverà qualche decisione importante.

Il consigliere regionale di “La Puglia per Vendola”, Giovanni Brigante, invece, interviene sulla decisione del presidente greco di incontrare gli esponenti locali del Pdl: «Esprimo la mia più sentita meraviglia per come il presidente di una Autorità portuale intende gestire il rapporto con il territorio. I partiti politici non c’entrano nulla con la sua attività, anzi, la politica non dovrebbe entrare nella gestione in questione. Il presidente ha già i suoi interlocutori istituzionali che sono i componenti del Comitato portuale.

Quella di incontrare il senatore Pietro Iurlaro, e nei prossimi giorni Zizza e Vitali, è stata una scelta inopportuna e soprattutto lesiva del prestigio della carica ricoperta. Mi auguro che i partiti, tutti, sentano il dovere morale di non accettare alcun invito, per non rischiare di confondere i rispettivi ruoli e soprattutto per non dare l’impressione ai cittadini che si vogliano confondere interessi di appartenenza politica personale con  quelli legittimi della portualità locale che, nulla hanno a che vedere con i partiti e le loro espressioni, di qualsiasi colore siano».

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