Ex Gse: slitta incontro in Regione. "Le istituzioni facciano fronte comune"

Rinviato dal 18 al 25 marzo l'incontro sulla situazione dei lavoratori Dcm in cassa integrazione: "Siamo preoccupati"

BRINDISI – L’incontro con la task force regionale originariamente in programma per lunedì prossimo (18 marzo), è slittato al 25 marzo. Sono sempre più preoccupati per il loro destino i circa 100 lavoratori in cassa integrazione della Dcm, una delle due aziende, entrambe di proprietà di un fondo anglo americano, in cui sono stati ricollocati agli inizi del 2018 gli ex dipendenti della Gse, a seguito del fallimento della stessa.

Sulla base del “Progetto drago”, un piano di rientro in fabbrica di tutti i dipendenti in Cig, circa 70 unità entro il primo semestre Cristian Saponaro-22018 sarebbero dovuti passare fra le file della Dar, la seconda società del fondo in cui sono stati assorbiti altri 112 ex Gse, impiegati a pieno regime.

Ma questo primo step si deve ancora concretizzare. Non solo. Per una quota di lavoratori Dcm, non si è ancora completato il ciclo di corsi di formazione previsti dall’accordo raggiunto con la Regione, per la concessione della cassa integrazione. Contestualmente una parte dei lavoratori richiamati dalla cassa integrazione secondo un piano di rientro progressivo concordato in sede di Task force lavoro della Regione Puglia, erano stati in precedenza rimandati in Cig. Questo due settimane fa ha portato al blocco delle prestazioni straordinarie richieste, perché, a detta dei sindacati, non può esserci lavoro straordinario dove c’è cassa integrazione. 

Tutto ciò alimenta la preoccupazione dei dipendenti Dcm. “Dopo quest’ulteriore rinvio dell’incontro presso la task force  - dichiara Cristian Saponaro, portavoce dei lavoratori in cassa integrazione– ci viene il dubbio che non si voglia affrontare il problema, perché già si sa che fine dobbiamo fare. A questo punto noi, padri di famiglia, chiediamo un forte aiuto alle istituzioni locali e regionali. Non pretendiamo nulla. Chiediamo solo il rispetto degli impegni presi. Chiediamo solo di tornare a lavoro. Una delegazione di lavoratori il 25 marzo sarà presente a Bari, nella speranza che politica e sindacati facciano fronte unico.

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Commenti (4)

  • e ancora: In tempi già sospetti accadeva quanto sotto; ergo, erano si altri tempi, ma gli accadimenti erano gli stessi, come anche le modalità di intervento da parte delle oo.ss. Accadeva il 22 NOVEMBRE 2012 A 23:59 Precisazioni inerenti l’articolo pubblicato su vari portali Preciso che personalmente non partecipai allo sciopero, sarà perché a modo mio sono aziendalista, ma nel senso che se l’azienda prospera io seguiterò a lavorare. Resta inteso che l’azienda mi deve quello che mi spetta per il mio lavoro e niente di più (vista la mia busta paga mi sa che lavoro davvero pochino !!!). magari sarò anche un po’ crumiro. Boh??? Bene, quanto sopra è rimasto solo un disegno mai portato avanti. Ma l’assemblea sopra menzionata si è tenuta, anzi si tenne. Addirittura oggi, martedì 20.11.2012, se n’è tenuta un’altra, anzi due, una dentro e l’altra fuori le mura. Già, perché dopo oltre sei mesi di assenza si sono fatti vive le sigle sindacali confederali, che hanno tenuto un’assemblea all’interno dell’azienda. Invece l’altra, richiesta dalla FISMIC, s’è tenuta per strada (strada privata, ma sempre strada) fuori dai cancelli. Evidentemente, con tutto il rispetto, alle varie sigle sindacali, in particolare quelle con il blasone, intendo le confederate, sfugge il concetto di unione per portare avanti un’azione congiunta per le rivendicazioni di quanto disatteso da parte del datore, l’applicazione del CCNL di categoria e quant’altro crei malcontento, disagi e sudditanza in azienda. Comunque sia, l’esito è stato catastrofico, vi è stata una performance a parabola. Si è passati da un’assemblea programmata a uno sciopero di un ora, quindi a uno sciopero ad oltranza fino ad arrivare a un probabile serrata nella giornata di domani. Certo, i ns. diritti vanno salvaguardati e la nostra dignità rispettata, ma ritengo che alcune questioni vadano prima discusse a tavolino e poi, in caso di esito infausto, si dovrebbero contemplare delle azioni estreme, tra cui anche lo sciopero a l’eventuale blocco produttivo. Ma in tutto questo, evidentemente agli organizzatori sfugge qualcosa di molto sostanziale: Egregi signori, ma a fine mese quando per i blocchi produttivi l’azienda non potrà presentare fatture, e di conseguenza avrà difficoltà a corrisponderci gli stipendi, che facciamo?!!!!! Veniamo tout court a mangiare alle sedi provinciali dei sindacati. Grazie. Grazie tante OO.SS. per essere ricomparse !!! Cos’è v’eravate perse per strada??? Non vi è alcun raggruppamento spontaneo delle maestranze, come al solito sono solo e sempre io, fuori dal coro.

  • vero concordo in molti si nascondono dietro un dito invece che metterci la faccia, e dire che prendono gli stipendi con i soldi che lasciamo per le tessere sindacali !

  • Il lavoro che dovrebbe fare il sindacato l'ho fa un dipendente ..le domande che dovrebbero fare i segretari le fa un padre di famiglia.w l'onestà e w brindisi.in che mani siamo!

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