Stop dei voli e crisi industria aeronautica: contraccolpi in Puglia

Nuove fermate programmate da Leonardo Aerostrutture. Il sindacato teme anche per le conseguenze sulle imprese dell'indotto. In Francia interviene il governo

(Da Aeropolis) A lanciare l’allarme era stato a fine maggio il sindacato: Non si è chiuso durante il lockdown, rischiamo di chiudere adesso”, aveva detto Claudio Gonzato della Fiom Cgil nazionale.  “Difficile immaginare che la gente ritorni a breve a volare come prima, le aerolinee cancellano gli ordini e i grandi produttori aeronautici mondiali tagliano migliaia di posti di lavoro”.

In Italia l’aerospazio dopo l’automotive è la più importante industria del paese con “40 mila lavoratori diretti e 80 mila dell’indotto”, “il settore – aveva denunciato Gonzato – è entrato in grave crisi e non tornerà a regime prima nel 2023” lasciando fuori segmenti importanti, come riportava in network specializzato Aeropolis.

Sempre secondo Gonzato, la pesante crisi del trasporto civile avrà ripercussioni gravi su tutta la produzione, e per il militare bisogna verificare se i programmi definiti dai vari governi saranno mantenuti. “La flessione incide sui grandi gruppi, naturalmente, ma colpisce soprattutto le aziende di fornitura, in particolare le piccole e medie imprese”.

Da qui la richiesta del sindacato, come riferiva Aeropolis: “L’esecutivo ha previsto risorse per salvare la maggiore compagnia di trasporto aereo, Alitalia: non è pensabile che l’intervento finisca lì, bisogna prevedere risorse anche per l’aerospazio”.

Una delle linee di produzione delle fusoliere del B787, nello stabilimento Alenia Aermacchi a Grottaglie

Leonardo Aerostrutture annuncia altre fermate

E la crisi fa correre Leonardo Aerostrutture ai ripari: il 9 giugno il capo della divisione, Giancarlo Schisano, ha confermato ai sindacati nel corso di un incontro, che l’azienda ha retto positivamente all’impatto iniziale del coronavirus, anche se soltanto in autunno sarà possibile capire se il calo dei carichi di lavoro registrato a causa della pandemia non proseguirà con ulteriori riduzioni delle attività.

Il manager di Leonardo ha confermato che non sono in discussione “gli investimenti previsti nel biennio di 200 milioni” di fondi pubblici e aziendali, e infine che procede positivamente il piano di riorganizzazione dei siti produttivi.  Ma di fronte alla diminuzione di commesse, Leonardo Aerostrutture ha deciso che oltre alle chiusure da calendario già programmate intende fermare per 21 giorni gli stabilimenti di Pomigliano D’Arco, Foggia (piani di coda Boeing 787) e Nola, e per 31 giorni quello di Grottaglie (parti di fusoliera del Boeing 787).

Leonardo, nel corso dell’incontro – sostengono i sindacati – ha dichiarato che gli attuali scarichi di lavoro, quantificati in 868.000 ore complessive pari al 24% nella Divisione, proseguirà anche nel 2021, e solo dopo settembre si potrà capire se le dissaturazioni rimarranno le stesse per l’anno successivo. Quindi la fine del 2020 e il 2021 sarà il periodo più critico per l’intera Divisione Aerostrutture. Vale a dire, rischi di pesanti ricadute sulle imprese della supply-chain dell’indotto pugliese e campano.

fabbrica airbus-2

In Francia invece interviene il governo

Il governo francese, riporta sempre Aeropolis, sta intervenendo per frenare quello che si presenta come un disastro economico e sociale per l’intero paese. Il ministro dell’Economia, Bruno le Maire, nel corso di una conferenza stampa ha presentato un piano di sostegno per l’industria aeronautica.

Il settore è pesantemente colpito dalle ripercussioni dell’emergenza coronavirus. Airbus, che occupa 47 mila dipendenti in Francia, ha registrato un calo dell’attività del 40%, mentre Safran che dà lavoro a 45 mila persone, ha ridotto le attività del 50%. La crisi è devastante e senza un sostegno pubblico “sono a rischio 100 mila posti di lavoro nei prossimi 6 mesi” e la ripresa, nel miglior dei casi, sarà graduale e molto probabilmente molto lenta”, ha detto Le Maire.

Sostenere l’industria aeronautica è essenziale per la Francia, ha affermato il ministro, il comparto fattura 58 miliardi di euro l’anno e rappresenta circa 1.300 aziende e 300 mila posti di lavoro diretti e indiretti, è presente in tutte le Regioni ed è essenziale per la Francia mantenere queste preesistenze e le competenze maturate che sarebbero difficili da ricostruire.

“La Francia deve essere il paese d’Europa, dove si concentreranno gli aerei del futuro“, investire dunque per preparare il settore al recupero, ma puntare a migliorare la capacità tecnologica e la competitività delle imprese. Sviluppare un grande progetto, entro il 2035, sostiene il ministro, in Francia deve nascere il primo velivolo a zero emissioni di Co2. “Evitare a tutti i costi una riduzione della competitività della nostra industria nei confronti di paesi come la Cina e gli Stati Uniti”.

Le misure del governo di Macron prevedono garanzie per sostenere l’export e frenare la cancellazione degli ordini, una moratoria di dodici mesi alle imprese e agli operatori per rimborsare i loro prestiti alle banche e proporrà alla Commissione Ue di “allungare i tempi di rimborso dei nuovi crediti per l’acquisto di aerei da parte delle compagnie” fino a 18 mesi. Il piano prevede un fondo per salvare le Pmi del comparto in difficoltà e 1,5 miliardi per la ricerca e l’anticipazione di commesse militari per 600 milioni di euro.

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