L' oro nero: Brindisi e l'affare del carbone colombiano

Una rotta abituale, e molto contestata, delle navi che alimentano le centrali di Cerano e Civitavecchia

BRINDISI - La misteriosa bulk carrier Costanza è una carboniera che rifornisce la centrale termoelettrica Enel di Cerano. Non era il suo primo viaggio tra Puerto Bolivar in Colombia e Brindisi: Enel, dopo le richieste delle organizzazioni umanitarie mondiali, infatti, non ha mai rinunciato al carbone dei giacimenti del paese sudamericano il quinto esportatore al mondo di questo combustibile fossile accusato di essere una delle principali fonti di anidride carbonica e una delle principali cause del riscaldamento globale, ma ha interrotto dallo scorso anno i rapporti commerciali con le società fornitrici contestate. 

Nel 2016 ció che accadeva da tempo a Cesar - una delle grandi aree estrattive colombiane - è finito sotto riflettori dopo le continue uccisioni di dirigenti sindacali in prima linea nella battaglia contro lo sfruttamento dei minatori colombiani. Sul banco degli accusati per le migliaia di omicidi e sparizioni di lavoratori avvenuti nella zona, le organizzazioni paramilitari locali che, secondo le ong ma anche varie testimonianze raccolte nei processi, svolgevano il compito di reprimere con la violenza e il terrore le proteste sia dei minatori che delle popolazioni dell'area.

L'estrazione e il business del carbone in Colombia sono quasi totalmente nelle mani di due multinazionali, una Svizzera, la Prodeco - Glencore, e  la Drummond, americana, che hanno negato ogni relazione con le azioni criminose delle bande paramilitari. Ma un subappaltatore colombiano, Blanco Maya, é stato condannato a 38 anni per l'omicidio dei due sindacalisti Valmore Locarno e Victor Orcasita avvenuti nel 2001. Sia Maya che uno dei più temuti capi paramilitari da qualche tempo detenuto è reo confesso di 2700 uccisioni, "El Tigre", hanno accusato la filiale colombiana della Drummond, o meglio alcuni suoi funzionari locali, di essere i mandanti di non poche eliminazioni. La Drummond respinge ogni coinvolgimento.

Una compagnia energetica danese, la Dong, nel 2017 annunció l'interruzione di ogni rapporto con le compagnie minerarie operanti in Colombia. Non ci sono di mezzo solo questi crimini e lo sfruttamento dei minatori, ma anche la deportazione di almeno 50mila persone dai loro villaggi per lasciare spazio agli scavi e alle montagne di detriti che stanno inquinando suolo e fiumi.

Il 4 maggio del 2017 nel corso di una assemblea societaria di Enel una organizzazione umanitaria internazionale chiese al gruppo energetico italiano di seguire la stessa strada della Dong e di sospendere le forniture di carbone colombiano, destinato principalmente alle centrali di Brindisi e Civitavecchia, e a quelle spagnole della controllata Endesa. Enel si impegnó a svolgere in Colombia una accurata verifica della situazione denunciata, concludendo che i fatti si stavano evolvendo positivamente ma interrompendo comunque i contratti in essere. Da Puerto Bolivar le carboniere dirette alle centrali del gruppo Enel hanno continuato a salpare trasportando forniture di altre società minerarie. 

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