Porto, si continua a perdere tempo in inutili polemiche

Sfugge agli attori di questi confronti che se non si realizzano alcune opere strategiche Brindisi chiuderà bottega

BRINDISI – Il dibattito in corso sul porto di Brindisi, sul livello di informazione dell’assessore Borri a proposito di opere portuali in progetto (ma non è una sua collega di giunta la delegata ai problemi dello scalo marittimo brindisino?), condito da veti e dubbi sollevati da alcune associazioni che si occupano di ambiente, è diventato davvero stucchevole. Come al solito a Brindisi, quando si è al cospetto di nodi da sciogliere che riguardano sviluppo ed opere pubbliche, si arriva in grande ritardo, si cade dalle nuvole e si rivela una impreparazione notevole sui temi in discussione.

Prevalgono gli esperti sdoganati dai social network, mentre si ignora ciò che accade in Europa e nel mondo a proposito di portualità, e ciò che un giorno non lontano potrebbe accadere a Brindisi. Chi fa il mestiere di giornalista non ha la pretesa di dettare agende politiche o programmatiche ad alcuno, ma ha il compito si spiegare, segnalare, illustrare. Realizzare una colmata nel porto industriale è un’opera che altrove sarebbe considerata di ordinaria amministrazione, ovviamente nel nostro caso secondo i crismi dettati dalla condizione di Sin (sito inquinato di interesse nazionale) che pesa anche su gran parte dei bacini portuali della città. I dragaggi sono un passaggio fondamentale per accogliere grandi navi.

L'arrivo di una nave ro-ro di Grimaldi nel porto di Brindisi-2

Avete presente Rotterdam, che con Amburgo è il più grande porto commerciale europeo e tra i primi al mondo? Sapete cosa hanno fatto negli ultimi anni nello scalo olandese? Ne hanno moltiplicato le aree di stoccaggio e movimentazione delle merci ricorrendo a gigantesche colmate su aree sabbiose. E Rotterdam è il principale hub dell’Unione Europea del fiume di merci che arriva dalla Cina, e lo sarà anche quando parte di queste merci viaggerà su binario. Questo è il mondo reale. A Brindisi siamo specialisti in fantastorie. Abbiamo un porto che si regge ancora soprattutto sulla movimentazione del carbone Enel, e in parte importante sulle merci che viaggiano sui trailer.

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Accantoniamo la discussione infinita su effetti positivi (posti di lavoro e appalti, royalty di primaria importanza per l’authority) e negativi (dispersione di polveri e altri impatti) del traffico del carbone e andiamo alla prospettiva, per essere concreti: cosa accadrà al porto di Brindisi se e quando questo business cesserà, e se non saranno realizzati in tempi relativamente rapidi i nuovi accosti per le navi ro-ro che gli operatori marittimi attraverso le loro associazioni (recentemente la Ops e la Fedespedi) sollecitano?

carboniere enel-2

Antonino (Leu): "I dragaggi un'occasione di sviluppo"

Su questo bisogna rispondere oggi. Perché il futuro di Brindisi dipende dal suo porto, dalle merci, dai posti di lavoro che bisogna generare, dal rilancio delle imprese, quindi dalle innovazioni e dalle convenienze che si sarà in grado di offrire agli armatori, e in ultima analisi dalle opere necessarie a ciò, per stare a pieno titolo nelle politiche europee sui traffici e sui trasporti. Il resto sono chiacchiere e perdite di tempo. Le orchestrine all’arrivo delle navi da crociera e le gite turistiche non fanno decollare una città di mare con un’alta domanda di posti di lavoro qualificati e centinaia di giovani laureati in fuga.

Il 12 novembre 2018 questo giornale ha pubblicato in grande evidenza una sintesi del Piano triennale delle opere approvato a ottobre dal comitato di gestione dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Meridionale, evidenziando come tutte le opere strategiche per il porto di Brindisi (ma anche per quello di Bari) erano state classificate con priorità minima, inclusa la tanto discussa – in questi giorni – colmata tra la grande banchina di Costa Morena Est e il molo gasiere del petrolchimico, ma anche la trasformazione dello stesso molo in banchina per concentrare tutte le attività di carico e scarico di gas, e il tanto atteso progetto dei cinque nuovi accosti a S. Apollinare per grandi navi roll in – roll off, e la riqualificazione della ex Zona Nafta.

Gasiera al molo del petrolchimico

Ci fosse stata una reazione di interesse, o preoccupazione, o di assunzione di impegno e di iniziativa. Niente. Ora si scatena il caso Borri – colmata perché a Brindisi si preferiscono le chiacchiere e le polemichette ai fatti. Come avvenne quando Enel decideva di fare a Bari la sperimentazione delle forniture di energia in banchina per le navi, in maniera tale da evitare l’uso dei generatori diesel (smart port) e non a Brindisi dove ha il suo principale terminal carbonifero. Sarà stata anche colpa delle pregresse gestioni dell’authority, ma la politica? Assente. Gli ambientalisti? Non pervenuti.

Allora, continueremo a perdere tempo in chiacchiere aspettando l’inevitabile, tanto poi ci sarà sempre qualcuno che se la prenderà con Bari, l’Europa, il mondo intero invece che con se stesso e chi ha votato, oppure si comincia a lavorare per evitare l’emarginazione definitiva? Una cosa vorremmo dire al sindaco Riccardo Rossi: il posto nel comitato di gestione dell’Autorità di sistema portuale è assegnato a lui dalla legge. A lui oppure a un suo delegato dotato di qualificate referenze in materia. Che bisogno c’è di continuare a tenerci ad interim un funzionario che non lavora più neppure per il Comune di Brindisi, o di fare un concorso?

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Commenti (3)

  • Gentile direttore, anziché generalizzare e puntare il dito, dovresti essere più sincero. Non è vero che gli ambientalisti sono contrari a dragaggi e sviluppo del porto. Sono contrari a farlo alla "cazzo di cane". Il problema nel caso non è il dragaggio, ma lo smaltimento. E l'idiozia di ostruire un fiume. Puoi essere d'accordo o meno, ma non puoi sminuire le posizioni altrui. Si chiama democrazia e così come tu puoi scrivere la tua opinione senza che nessuno l'abbia chiesto, così lo può fare chiunque. Scendete dal piedistallo che la verità in tasca avete dimostrato di non averla. BrindisiReport - Egregio signor Pomes, come lei dovrebbe ben sapere tocca ad un organismo ministeriale, la Conferenza nazionale permanente dei servizi per le aree Sin, valutare gli interventi relativi ad aree portuali brindisine comprese nel perimetro della zona inquinata, e prescriverne le modalità di attuazione. Ciò esclusivamente a tutela dell'ambiente e della salute di chi opera. Lei è libero di esprimere le sue valutazioni, noi le nostre. E a meno che lei non pretenda di avere assolutamente ragione, e di avere lei la verità in tasca, noi possiamo anche confutare le sue o le altrui idee riguardo il progetto in discussione, aggiungendo alla discussione altri fattori, come il lavoro e lo sviluppo. Si chiama democrazia. Cordiali saluti.

  • Sviluppo turistico o industriale? Questo è il problema!

  • Concordo al 100% con il Direttore. E mi fa anche piacere leggere alcune considerazioni che erano state, in tempi passati, oggetto di miei commenti sullo stesso argomento. E condivido anche la paura che tutto l'argomento del porto e dintorni finirà per autoesaurirsi , cioè si avviterà su se stesso tra chiacchiere, vagheggi, vaneggi, paranoie , imbecillità verbali, schizofrenie ideologico-ambientalistiche e proposte di tipo demenziall-cervellotico in cui si produrranno tutti gli attori operativamente protagonisti di questa vicenda. Andrà tutto in malora, senza pessimismo. Le altre città, in primis e meritatamente Bari, si svilupperanno , e non solo in senso portuale e noi, invece, ci compiaceremo dell'orchestrina strimpellante che andrà a fare miserrima e patetica scenetta sotto una probabile nave da crociera piena di turisti pecorecci e sub-popolari. Brindisi, meriti questo ed altro, purtroppo, grazie al tuo popolo bue e sempre più bue ( anche un po' imbecille però, bisogna dirlo) .

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