Ultime cartucce per evitare la smobilitazione dei lavoratori Edipower

Le lettere che stanno ricevendo a Natale i lavoratori di Edipower Brindisi non sono di auguri, ma di convocazione presso altre sedi lavorative a centinaia di chilometri di distanza da casa. Lo ricordano i sindacati confederali di categoria Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil, chiedendo una immediata riconvocazione a livello istituzionale delle parti

La centrale Edipower di Brindisi Costa Morena

BRINDISI – Le lettere che stanno ricevendo a Natale i lavoratori di Edipower Brindisi non sono di auguri, ma di convocazione presso altre sedi lavorative a centinaia di chilometri di distanza da casa. Lo ricordano i sindacati confederali di categoria Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil, chiedendo una immediata riconvocazione a livello istituzionale delle parti, per verificare possibili investimenti alternativi a quelli bloccati dalle istituzioni locali, da parte del gruppo A2A proprietario delle centrali termoelettriche ex Edison.

E’ una singolare anche se drammatica coincidenza quella della smobilitazione, in corso per la centrale a carbone di Costa Morena, solo temuta per ora nel petrolchimico, dove tutto era cominciato proprio con Edison: Edipower per l’energia, subentrata ad Enel in quell’impianto costruito negli anni ’70; Montedison nel ’59-’60 per modificare la vita di una città e di un territorio con un insediamento chimico tra i più grandi d’Italia, ridimensionato negli anni sino ai giorni di Eni, e oggi di Eni Versalis, vendita di cui il management del colosso chimico è convinto, ma su cui non ha ancora deciso.

In entrambi i casi, si aprirebbe un problema enorme di bonifiche per poter riutilizzare quelle aree, preziose ma avvelenate. In entrambi i casi la politica dovrà impedire fughe, sia ad Eni che ad A2A. I costi sono altissimi, il rischio di un lungo braccio di ferro esiste, ma questa è una battaglia che Brindisi non può perdere, governo o non governo, chiamando la Regione a scendere in campo.

Cosa c’entra con il destino dei lavoratori Edipower? Se lo devono chiedere, e lo devono poi spiegare alla luce del sole anche i sindacati. A che serve un presidio presso una centrale ferma da due anni e che non ripartirà mai più? A tenere sospesa in eterno la questione della bonifica del sito? Se fosse stata già decisa, sarebbe servita per reimpiegare la mano d’opera rimasta ormai anche senza ammortizzatori sociali. Il rischio che accanto alla smobilitazione produttiva e occupazionale si apra un altro gioco ai danni di questa città è molto alto.

Ma intanto, fanno sapere Cgil, Cisl e Uil, “la società in prossimità delle feste natalizie, rende noto l’elenco nominativo dei lavoratori individuati per garantire un presidio minimo degli impianti della centrale di Brindisi, la parte restante dei lavoratori è già convocata presso altri impianti per procedere con i trasferimenti, che si aggiungeranno a quelli già definiti nei mesi scorsi verso la Centrale di Monfalcone (Gorizia), Chivasso (Torino), Piacenza e Acerra (Napoli)”.

Ancora una recriminazione verso le istituzioni locali, “che hanno bocciato gli investimenti previsti per il sito Edipower di Brindisi, dove con la costruzione di nuovi impianti per il trattamento della frazione indifferenziata dei rifiuti, si potevano creare opportunità di lavoro per le imprese appaltatrici, una prospettiva per i lavoratori diretti e contribuire alla chiusura del ciclo dei rifiuti, si è arrivati a de-localizzare il lavoro e compromettere il futuro di tanti lavoratori”. 

Ma chissà, bisognerebbe chiedersi e dire ai lavoratori, se poi A2A quell’investimento lo avrebbe realizzato davvero, in un contesto di crisi del mercato energetico termoelettrico. E’ mancata, a causa della divisione tra sindacati ed enti locali, la sinergia per trovare davvero una soluzione alternativa. Succede quando uno tira da una parte, e l’altro dall’altra. Se A2A ha soldi da investire nel ciclo dei rifiuti a Brindisi, come sperano Filctem, Flaei e Uiltec, è necessario che lo dica subito e che si parli di progetti, perciò. Tempo da perdere non ce n'è più. La vita di chi sta partendo è scombinata.

“Nella centrale Edipower di Brindisi non c’è più lavoro. L’applicazione dell’accordo sindacale sulla mobilità volontaria Inps per accompagnare entro i prossimi tre anni il personale alla pensione, ha coinvolto solo 15 lavoratori, il resto della forza lavoro ha un’età media relativamente bassa e alcuni di loro anche con problemi particolari di salute e facenti parte della categoria protetta”.

“I lavoratori e le organizzazioni sindacali dopo gli incontri istituzionali svolti lo scorso novembre confidavano in importanti sviluppi della vertenza. L’impegno assunto in maniera congiunta, nell’incontro svolto a Bari in Regione, alla presenza dell’assessore regionale al Lavoro Sebastiano Leo, del sindaco di Brindisi Mimmo Consales, e dei dirigenti di A2A ed Edipower, per valutare nuovi investimenti, condivisi, per creare nuove opportunità di lavoro, al momento non presenta nessuna novità”. Da qui la richiesta della nuova convocazione.

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