Unesco: questione di ore, e la Dieta Mediterranea sarà un bene dell’Umanità

BRINDISI – La Dieta Mediterranea bene culturale immateriale dell’Umanità? Ormai è soltanto questione di ore. Dopodiché il riconoscimento sarà ufficiale. Da domani sino al 19 novembre 2010 si terrà a Nairobi in Kenia, per la prima volta in un paese dell’Africa sub Sahariana, la quinta sessione del Comitato Intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, uno degli organi della Convenzione approvata il 17 ottobre 2003 dalla Conferenza Generale dell’Unesco. E sarà in questa sede che il Comitato esecutivo dovrà esprimersi, tra l’altro, su 51 candidature per l’iscrizione alle liste del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, sia per la loro urgente necessità di salvaguardia che per il loro status rappresentativo.

Una veduta di Cittadella della Ricerca

BRINDISI – La Dieta Mediterranea bene culturale immateriale dell’Umanità? Ormai è soltanto questione di ore. Dopodiché il riconoscimento sarà ufficiale. Da domani sino al 19 novembre 2010 si terrà a Nairobi in Kenia, per la prima volta in un paese dell’Africa sub Sahariana, la quinta sessione del Comitato Intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, uno degli organi della Convenzione approvata il 17 ottobre 2003 dalla Conferenza Generale dell’Unesco. E sarà in questa sede che il Comitato esecutivo dovrà esprimersi, tra l’altro, su 51 candidature per l’iscrizione alle liste del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, sia per la loro urgente necessità di salvaguardia che per il loro status rappresentativo.

I paesi membri del Comitato sono 24 ovvero, Albania, Azerbaijan, Burkina Faso, Cina, Croazia, Cuba, Cipro, Repubblica Ceca, Grenada, Indonesia, Iran, Italia, Giappone, Giordania, Kenya, Madagascar, Marocco, Nicaragua, Niger, Oman, Paraguay, Repubblica di Corea, Spagna e Venezuela. Tra le candidature che verranno vagliate spicca appunto quella della “Dieta mediterranea”, presentata dall’Italia assieme a Spagna, Grecia e Marocco.

L’idea si è concretizzata a partire da un progetto della Spagna, fatto proprio dagli altri tre paesi sopraccitati, ma aperta agli altri paesi mediterranei. La denominazione “Dieta Mediterranea” indica un elemento del patrimonio culturale immateriale relativo alla cultura del mangiare in ambito mediterraneo. Il termine “Dieta” si riferisce all’etimo greco “stile di vita”: si riferisce all’insieme delle pratiche, delle  rappresentazioni, delle espressioni, delle conoscenze, delle abilità, dei saperi e degli spazi culturali con i quali le popolazioni del Mediterraneo hanno creato e ricreato nel corso dei secoli una sintesi  tra l’ambiente culturale, l’organizzazione sociale, l’universo mitico e religioso intorno al mangiare.

La prestigiosa Lista dell’Unesco, che raccoglie gli elementi del patrimonio culturale immateriale considerati rappresentativi dell’umanità, consta fino ad oggi di 166 elementi (tra cui il Tango argentino e la calligrafia cinese) di cui solo due italiani: l’Opera dei Pupi siciliana e il Canto a tenore sardo. La Dieta Mediterranea, ove approvata definitivamente, diventerà il terzo elemento italiano.

"Attendo con trepidazione le notizie che arriveranno la prossima settimana da Nairobi". Così il Presidente della commissione agricoltura del Parlamento Europeo, Paolo De Castro, alla vigilia del voto del Comitato Unesco per l'inserimento della Dieta Mediterranea nella lista dei beni immateriali dell'Umanità. “Ricordo molto bene – aggiunge l’ex ministro - quando, in seguito alla proposta avanzata dalla Spagna, iniziai a maturare la consapevolezza che anche l'Italia dovesse sostenere con forza la candidatura della Dieta Mediterranea a patrimonio immateriale dell'Unesco. L'occasione si ebbe nel febbraio 2007, ad Ibiza. Fu allora che in qualità di ministro della Repubblica italiana, sottoscrissi con la ministra della Spagna Elena Spinosa la dichiarazione congiunta per la promozione della Dieta Mediterranea a tutela della qualità e della concorrenzialità delle proprie produzioni alimentari”. Sul tema interviene anche la Coldiretti: “Se il Comitato accoglierà la “raccomandazione” positiva dell’Unesco, sarà stata fatta una scelta storica nei riguardi di questo modello alimentare importante per gli stili di vita e per i benefici per la salute dimostrati scientificamente”.

Fervono, intanto, in Provincia i preparativi in previsione della nascita della “Fondazione Dieta Mediterranea”. Dopo l’appuntamento preliminare, tenutosi a Brindisi nei giorni scorsi, si lavora alacremente in prospettiva della costituzione formale fissata davanti al notaio il prossimo 30 novembre. Al primo vertice presero parte sei Comuni del territorio (Ostuni, Carovigno, San Vito dei Normanni, Latiano, Cisternino e Ceglie Messapica), oltre ai dirigenti di Enti e associazioni (Camera di Commercio, Cna, Confcopertative, Ordine degli agronomi, Confartigianato, Confapi, Cittadella della Ricerca, Ceglie è, Cibus).

All’incontro non erano presenti, invece, i rappresentanti di altre importanti realtà cittadine. Assenti, soltanto per citarne alcuni, gli amministratori espressione del Comune capoluogo, di Francavilla Fontana, Fasano e Mesagne. Enti che entro la fine del mese dovranno comunicare le loro intenzioni. Ferrarese è ottimista. “Puntiamo a fare del nostro territorio un polo di riferimento nel campo dell’Igiene alimentare. Il nostro obiettivo, attraverso la Fondazione, sarà quello di coniugare l’insegnamento della Dieta Mediterranea, quale sano e corretto stile di vita, insieme alla promozione della buona cucina”.

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La Provincia metterà a disposizione, oltre alle risorse finanziarie, anche uno spazio all’interno della Cittadella della Ricerca, che sarà di supporto  alla sede della Fondazione e alla Scuola per la Dieta Mediterranea. Saranno tre, dunque, le strutture di riferimento del nascente sodalizio. Le attività di ricerca avranno luogo presso la Cittadella della Ricerca, mentre per lo studio e la formazione sarà la scuola di Gastronomia di Ceglie Messapica, il cuore operativo. Ostuni, invece, ospiterà la sede legale della Fondazione, presso il Palazzo Tanzarella, nel Centro storico. Soluzione individuata per risolvere la diatriba sulla sede, che per settimane ha creato polemiche e tensioni.

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