“Celeste” e “Angelo della gravità” i nuovi spettacoli di BorgArti

OSTUNI -  Festival Borgarti, si torna in scena. Prosegue la programmazione del ricco cartellone di spettacoli tra Carovigno e Ostuni del Festival BorgArti. Una rassegna teatrale realizzata dall’Associazione Culturale ed Artistica S.M.T.M. con il sostegno di MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura” e con il partenariato dei Comuni di Carovigno e Ostuni. Otto spettacoli distribuiti in altrettante giornate, dall’8 al 30 settembre. Dopo il grande successo dei primi tre spettacoli ,“Nuda”, “St’America” e “Famiglia D’Amato”, è la volta di altri due appuntamenti: il 20 settembre con “Celeste” e il 21 settembre con “Angelo della gravità”.

Il primo andrà in scena nell’antiteatro nei pressi del Centro visite di Torre Guaceto a Serranova a partire dalle ore 20.00, protagonista la compagnia Liberaimago di Napoli, con la regia del drammaturgo Fabio Pisano. “Lo spettacolo ha ottenuto diversi consensi: già inserito nel programma del Napoli Teatro Festival Italia 2018 e risultato Testo terzo classificato della VI edizione del Premio Nazionale di Letteratura “Teatro Aurelio”- spiega Maurizio Ciccolella, direttore artistico- Racconta la storia della "pantera nera", quella  bellissima e fatale ragazzina di diciotto anni che, dopo il rastrellamento del ghetto romano ad opera dei tedeschi guidati da Kappler, decide di diventare una delatrice”.

Il secondo, “Angelo della gravità” , è nuova produzione. Lo spettacolo, che andrà in scena a partire dalle ore 20.00  nello splendido scenario di  Parco S. Maria di Agnano ad Ostuni, è di Massimo Sgorbani con Marco Falcomatà, attore diplomato presso la Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova e docente della Scuola d'Arte drammatica della Puglia Talìa. “Si tratta di uno spettacolo vietato ai minori,   nato a seguito della lettura di una notizia riportata anni fa dai giornali- dice ancora il direttore artistico- la cronaca raccontava di un detenuto nel braccio della morte in attesa che la sua condanna venisse eseguita tramite impiccagione.  L’esecuzione però fu sospesa perché il condannato in questione era grasso al punto che il suo peso avrebbe spezzato la corda del boia. Questa storia sviluppa una vicenda che, accostando in modo così bizzarro tragedia e paradosso comico, travalica da sola la realtà e si pone nella dimensione del verosimile”.

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