Con Dante nel cielo della Luna

BRINDISI - Nel pomeriggio del 13 Aprile del 1300 un uomo stava per portare a compimento un lungo viaggio durante il quale aveva attraversato i due emisferi: quello boreale e quello australe. Durante quel viaggio egli conobbe molti altri uomini. Uomini di tutte le epoche, uomini che per essersi macchiati di ogni genere di peccato non avrebbero più rivisto la luce e uomini che invece ebbero un'ultima possibilità per espiare le loro colpe. Il II Canto del Paradiso è stato al centro di un incontro di lettura organizzato dalla Società Dante Alighieri di Brindisi presieduta dal prof. Ettore Catalano.

Il Cielo della Luna

BRINDISI - Nel pomeriggio del 13 Aprile del 1300 un uomo stava per portare a compimento un lungo viaggio durante il quale aveva attraversato  i due emisferi: quello boreale e quello australe. Durante quel viaggio egli conobbe molti altri uomini. Uomini di tutte le epoche, uomini che per essersi macchiati di ogni genere di peccato non avrebbero più rivisto la luce e uomini che invece ebbero un'ultima possibilità per espiare le loro colpe. Il II Canto del Paradiso è stato al centro di un incontro di lettura organizzato dalla Società Dante Alighieri di Brindisi presieduta dal prof. Ettore Catalano.

Quasi al termine del suo viaggio quell'uomo giunse in un posto dove la sua anima sarebbe tornata ad essere ciò che era in origine, un'anima libera dal peccato originale. In quel luogo l'uomo ritrovò la donna amata che, scendendo dal cielo, fece con lui quell'ultimo tratto, attraversando insieme i nove cieli che circondavano la Terra e aldilà dei quali avrebbero trovato l'Empireo, "che solo amore e luce ha per confine". Quell'uomo era Dante Alighieri, quella donna Beatrice e quel viaggio nei due emisferi  della Terra era il viaggio nei tre regni d'oltretomba: Inferno, Purgatorio e Paradiso.

Il primo dei nove cieli, quello della Luna, inizia con un ammonimento da parte di Dante (versi 1-18) ai lettori del Paradiso. Egli infatti dice che chi avesse voluto seguirlo in quell'ultima parte del viaggio senza le dovute conoscenze teologiche e filosofiche, cioè "in piccioletta barca" avrebbe dovuto stare attento per non correre il rischio di  perdersi lungo la via.

Dante affronta l'argomento chiedendo l'ispirazione alla dea Minerva, simbolo della Sapienza divina, la conduzione della "nave" metaforica su cui Dante viaggia al dio Apollo, e l'indicazione della strada da seguire alle nove Muse. Dante e Beatrice ascendono al cielo attratti dal naturale desiderio dell'uomo verso il Paradiso (vv.19-48). La donna amata chiede al poeta di ringraziare con la mente Dio per essere arrivato nel cielo della Luna. Dante descrivendo le sensazioni provate, afferma di sentirsi come avvolgere da una nube "lucida,spessa,solida e pulita".

La Luna, "l'eterna margarita", accoglie i due viaggiatori senza aprirsi, in modo inspiegabile per il poeta, che da essere umano si chiede come ciò possa avvenire, come un corpo solido possa cioè accoglierne un altro dentro di sè senza modificarsi. Il sommo poeta chiede allora alla sua amata in cosa consistano quelle macchie lunari "...che son li segni bui di questo corpo" (vv.49-63), che secondo una leggenda popolare erano le orme di Caino che portava sulle spalle una fascina di spine.

Beatrice prima di rispondere alla domanda chiede l'opinione del poeta, il quale attribuisce quelle macchie alla diversa densità della luna. La donna risponde allora dimostrando la falsità di quell'opinione rifacendosi alle conoscenze del tempo sull'universo e invitando Dante a fare un semplice esperimento usando tre specchi. (vv.64-148).

La Lectura Dantis si è svolta ieri, alle 18.30,presso la Chiesa del Cristo. L'incontro di lettura ha visto l'introduzione critica di Giovanni Carotenuto, la recitazione dei versi del II Canto da parte dell'attore e regista teatrale Marcantonio Gallo e l'esecuzione per organo delle musiche di Girolamo Frescobaldi (Toccata per l' Elevazione), di Dietrich Buxtehude (Praeludium in sol min. Bux WV 163), di un anonimo del XIII sec. (Lauda spirituale), di tre brani di Lèon Boellmann (Introduction-Choral; Prière à Notre-Dame; Menuet gothique) e infine di un brano di Johann Sebastian Bach ( Preludio e fuga in do minore BWV 546) da parte della bravissima Giovanna Tricarico.

La serata di ieri è stata resa possibile dal rettore della Chiesa del Cristo, don Rocco Ivone, che da due anni ha aperto le porte della sua chiesa agli artisti. Dal Natale del 2011, don Ivone infatti invita gli artisti "per dare al Signore il frutto delle loro opere. Questa idea vuole essere" come affermato dal Rettore" un presepe in cui ognuno offre ciò che sa fare". Nel periodo natalizio dell'anno 2012-2013, durante le messe domenicali il coro della Chiesa del Cristo ha eseguito i canti e le letture sono state affidate a gruppi teatrali. Durante i giorni infrasettimanali si sono succeduti concerti di musica gospel e di musiche natalizie. "L'idea di dare spazio agli artisti non è solo per il periodo natalizio, ma anche per il resto dell'anno. E la Lectura Dantis fa parte di quest'idea".

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