Dalla periferia al centro e viceversa: 22 artisti si radunano a Ceglie

CEGLIE MESSAPICA - “Quelli che il centro uguale periferia, quelli che il profumo uguale odore, quelli che l’arte uguale chewingum, quelli che la pizzica uguale glamour, quelli che il passato uguale nostalgia, quelli che la natura uguale plastica”. E’ la traccia consegnata nelle mani dei ventidue artisti chiamati a raccolta dal maestro cegliese di nascita ma non d’adozione, Uccio Biondi, in mostra nella collettiva “Periferica attiva”, aperta al pubblico nell’atelier privato del pittore-scultore, stavolta anche attore, in via Bottega di Nisco, a Ceglie Messapica.

CEGLIE MESSAPICA - “Quelli che il centro uguale periferia, quelli che il profumo uguale odore, quelli che l’arte uguale chewingum, quelli che la pizzica uguale glamour, quelli che il passato uguale nostalgia, quelli che la natura uguale plastica”. E’ la traccia consegnata nelle mani dei ventidue artisti chiamati a raccolta dal maestro cegliese di nascita ma non d’adozione, Uccio Biondi, in mostra nella collettiva “Periferica attiva”, aperta al pubblico nell’atelier privato del pittore-scultore, stavolta anche attore, in via Bottega di Nisco, a Ceglie Messapica.

Nella presentazione della mostra consegnata alle stampe con l’ultimo numero del periodico Fragile, l’ospite-regista dell’evento, decripta quella traccia, nel tentativo di rispondere al quesito che sottende alla scelta di “spalancare” lo studio privato al pubblico. Per Biondi la periferia è il “luogo del tempo fermo, dei buoni ricordi, dei buoni piaceri, dei buoni amici”, ma anche “prigione da cui è necessario uscire per conoscere il mondo, le sue occasioni, le sue tentazioni, il suo essere altro da sé, le sue innovazioni, le sue contraddizioni”.

Come? Attraverso l’arte, medium fragile e “laterale”. “Il nostro territorio da sempre asfittico – scrive l’artista – e in stato congiunturale subisce l’inadeguatezza a reggere la sostanza della qualità. Punta sull’accumulo del detrito culturale per altro sostenuto da istituzioni locali obnubilate dal neo-populismo. Poco strategico politicamente, piuttosto negativo per la crescita culturale di un popolo. Insomma, si alzano barriere di retaggio insuperabili”. E allora l’arte diventa strumento di sfondamento delle barriere entro le quali ristagna la periferia.

L’unico utile e possibile. Assunto condiviso e declinato a ventidue mani, quelle degli artisti che hanno risposto senza indugi al grido di raccolta lanciato dal maestro cegliese. La traccia, periferia versus centro e viceversa, è stata tradotta ad arte (letteralmente) dagli autori, anche cegliesi. Come Davide Pepe, con “Giardini di luce”, racconto in frame da video, ascensione e smembramento della festa di San Trifone ad Adelfia, in mostra per gentile concessione nientemeno che della Berlinale; gli scatti di “Resistenza” del fotografo Nico Elia; “Le donne di San Paolo” di Cosimo Epicoco; il “Sogno perduto” degli emigranti in bianco e nero di Antonio Livello. Gli artisti autoctoni esibiscono le loro opere fianco a fianco con i colleghi in marcia verso e oltre Ceglie, da tutto il mondo.

Ancora fotografia, con la violenta bellezza dei colori d’oltreoceano di Daniela Calzolari (Novellara, Modena); o i labirinti di Caterina Gerardi (Arnesano, Lecce), macrofotografia insospettabilmente tratta da tombini. E ancora. La struggente “invocazione che prescinde da ogni religione” di Monica Lisi (Lecce), con la sua “Lourdes”. Ma anche le “trasparenze-apparenze” di stampo impressionista, sanguinante e sanguinario, di Veronica Camastra (Bari). O le inquietanti zoomate di gesti e paesaggi quotidiani, come nel video dell’irlandese Fionnuala Mckenna. O l’ “Umanità in cammino” di Carmelo Conte.

Per finire dal principio, con Biondi e il suo “Boomboniera”: istallazione-avvertimento. L’artista ci mette, fino in fondo, la faccia, in un video-messaggio scandito da un ticchettio inquietante, di boomboniera ad orologeria. Al lettore-spettatore la scelta di decriptare il messaggio dal labiale, o dal testo che scorre: “Il tempo ci bacerà. Ticchettio che avverte, ticchettio che segna, ticchettio che schiude la precarietà, le paure, i disastri, le gioie, le conquiste di potere”. L’esplosione annunciata è un messaggio nella bottiglia, “Fragile” come le insegne sui pacchetti-bomba accanto al monitor, e come l’arte stessa. Messaggio che può essere salvifico, solo se consegnato nelle mani dei più piccoli, Giorgio e gli altri. Parola di Uccio Biondi.

Le foto sono di Nico Elia

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