Quando la ex Base Usaf aveva le ali

BRINDISI – La storia è fatta di dettagli minuziosi. Alcuni non riescono a capire a cosa serva passare anni per ricostruire esattamente come vestiva un colono romano, ma questo è il compito di innumerevoli ricercatori di ogni paese (ce ne parlava tanti anni fa durante il servizio militare un nostro compagno, all’epoca professore di Storia tedesca a Venezia, ed oggi a Trento, Gustavo Corni).

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BRINDISI – La storia è fatta di dettagli minuziosi. Alcuni non riescono a capire a cosa serva passare anni per ricostruire esattamente come vestiva un colono romano, ma questo è il compito di innumerevoli ricercatori di ogni paese (ce ne parlava tanti anni fa durante il servizio militare un nostro compagno, all’epoca professore di Storia tedesca a Venezia, ed oggi a Trento, Gustavo Corni).

Un contributo documentale notevole, non fosse altro per il pesante lavoro di ricerca e di assemblaggio delle carte, degli archivi fotografici, e per quello necessario a rintracciare e ad intervistare i protagonisti dei fatti, elemento chiave per collegare i pezzi del mosaico, lo danno i cosiddetti storici locali, la base della piramide della ricerca. Tratto distintivo necessario, il rigore e la prudenza nelle ricostruzioni, la conoscenza non superficiale della materia.

Antonio Carriero detto Nuccio, 59enne sottufficiale dell’Aeronautica Militare, nato e residente a S.Vito dei Normanni, è uno di quelli che grazie all’enorme pazienza ed abilità nella ricerca dei documenti di archivio, è in grado di inondare il lettore con centinaia di dettagli tutti sistematicamente verificati e comprovati. In questo modo, le vicende al centro delle sue pubblicazioni, tutte legate ad eventi militari, diventano solo il nodo cruciale di scenari molto più vasti e complessi.

Casualmente, l’ultimo lavoro di Nuccio Carriero, “Ali normanne”, stampato da Virus Snc ed edito da Arcobaleno, microaziende locali piuttosto impegnate, coincide con il ritorno alla ribalta dell’area della ex Base Usaf di S.Vito dei Normanni: il sottotitolo del libro è infatti “L’aeroporto militare ‘Maurizio Gallo’ di S.Vito dei Normanni”, cioè l’identità originaria di quella grande estensione demaniale di cui si sta discutendo il destino in queste settimane.

Carriero ha effettuato una ricostruzione a strati, partendo dagli anni precedenti la Prima guerra mondiale per arrivare a quelli della guerra elettronica gestita dagli americani. In mezzo c’è molta storia dell’aviazione sia militare che civile con innumerevoli riferimenti a Brindisi, ai suoi valorosi aviatori, ai tempi pionieristici dei collegamenti commerciali, alle attività durante i due conflitti mondiali.

Non manca neppure la storia dettagliata dei terreni su cui sorsero piste e hangar, quella delle famiglie di agrari che le possedevano in origine, il tipo di attività agricole nella zona, le vicende economiche e sociali. Ogni libro di Carriero è un concentrato di archivi che illumina molte vicende di cui si avevano nozioni parziali o errate.

Ma veniamo all’aeroporto. Molti non sanno che quelle piste d’erba e terra battuta nacquero nel 1914 come stazione di riparazione e manutenzione di idrovolanti della Regia Marina, che allora aveva il primo Servizio aeronautico militare, anticipando anche l’Esercito. Ma le prime notizie di attività di volo risalgono a due anni prima, al 1912 come aeroscalo per dirigibili.

Nel 1916, dopo il bombardamento di Brindisi da parte di una squadriglia austriaca come rappresaglia per il bombardamento di Durazzo eseguito da aerei italiani, la sezione della Regia Marina che gestiva gli aerostati di base all’aeroporto di S.Vito fu utilizzata per realizzare un efficace sbarramento, che provocò la perdita di vari velivoli agli austroungarici.

Sino ai primi anni Trenta, l’aeroscalo manterrà la denominazione di Aeroporto di Brindisi, con la dicitura aggiuntiva Campo d’Aviazione di S.Vito dei Normanni. Diventerà solo Aeroporto di S.Vito dei Normanni quando all’inizio degli anni Trenta fu costruito il campo terrestre a Brindisi, che sino a quel momento era dotata solo dell’idroscalo.

Molto attivo in tempo di guerra, l’aeroporto di S.Vito lo fu anche in tempo di pace. La Aero Espresso Italiana, costituita nel 1923, nel 1926 avviò una linea Brindisi-Atene-Costantinopoli prima con idrovolanti M 24, poi con i Savoia Marchetti SM 55. Era il primo servizio aereo internazionale della Aei. Nel 1927 fu aggiunta la linea Brindisi-Atene-Rodi. Nel 1925, un’altra compagnia, la Sisa (Società Italiana Servizi Aerei) inaugurò la Brindisi-Durazzo-Zara, mantenuta in esercizio sino al 1932. La Sisa, poi, fondendosi con la Sana, darà vita alla compagnia Ala Littoria. La Sam (Società Aerea Meridionale), nel 1928 avviò la Brindisi-Valona con idrovolanti Savoia Pomilio S 59.

Per gli idrovolanti, il terminal era l’idroscalo di Brindisi, per gli aerei terrestri l’aeroporto di S.Vito, come nel caso dei collegamenti della Transadriatica. Tempi in cui le strutture aeroportuali brindisine erano le uniche nell’Adriatico Meridionale.

Ma la storia incalza, nel libro di Carriero. Per ragioni di sintesi, arriviamo al 1958 quando l’aeroporto di S.Vito, dismesso, passò all’Air Force americana. Nel 1961 la base divenne operativa per la guerra elettronica. Fu costruito un gigantesco complesso di antenne direttive che gli americano battezzarono The Elephants’ Cage o anche Colosseo. Molto più semplicemente, la sua vera denominazione era AN FLR-9.

Nel 1967 e sino alla dismissione del 1994 – ma nel territorio pochissimi lo sapevano – il 6917mo Electronic Security Group, costituito nel 1960, passò alle dirette dipendenze della National Security Agency, quella Nsa che in molti libri e film dove si intrecciano politica e spionaggio manovra i fili di operazioni supersegrete, ed ha il pieno controllo di ogni genere di informazione elettronica fornita dai sistemi di ascolto e osservazione satellitare.

Bene, la Base Usaf era una parte importante di questi sistemi, e non è affatto certo – come insegna la vicenda di Echelon, il grande orecchio che spiava nemici ma anche alleati – che si sia occupata solo delle comunicazioni dei Paesi dell’Est socialista o del controllo delle comunicazioni delle nazioni ostili in Mediterraneo (Libia). Sarà molto difficile sapere che tipo di informazioni (milioni) sia passato nel grande bunker sotto la gabbia degli Elefanti. A meno che un giorno non provveda WikiLeaks.

Qui Carriero si comporta con rigore, e non si abbandona a congetture. Il suo compito era raccontare una parte importante della storia dell’aviazione ponendo il centro della narrazione a Brindisi, S.Vito e dintorni. Ma c’è molto altro: le storie personali di tanti piloti e avieri, le foto dell’epoca, le imprese della Regia Aeronautica e quelle della nuova Aeronautica Militare. Gli aerei, le unità di volo straniere passate per la pista dell’aeroporto di S.Vito: Luftwaffe, Royal Air Force, Usaf e tanti altri corpi. Un contributo importante che fa capire come la storia di questo territorio non è mai stata marginale rispetto a quella del nostro Paese e del Mediterraneo.

Chiunque sia interessato all'acquisto del libro "Ali Normanne" può contattare l'autore all'indirizzo e-mail carriero.antonio@libero.it .

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