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Gli Usa il sogno, Salento nel cuore

LATIANO - Quattro occhi, quattro mani, quattro gambe, quattro orecchie. Loro hanno due menti, due cuori e due anime (black and soul, funk and jazz). Sono gemelli, sono i fiatisti di Latiano conosciuti anche a New York. Carlo (Sassofono) e Pietro (tromba) Gioia di 25 anni. Hanno suonato con Dennis David, batterista di grandi della musica black come Stevie Wonder, e Chip Crawford, pianista di Gregory Porter. "Ritorneremo in America, lì potremo costruisci un futuro da musicisti".

Maristella De Michele10 agosto 2012

LATIANO - Quattro occhi, quattro mani, quattro gambe, quattro orecchie. Loro hanno due menti, due cuori e due anime (black and soul, funk and jazz). Sono gemelli, sono i fiatisti di Latiano conosciuti anche a New York. Carlo (Sassofono) e Pietro (tromba) Gioia di 25 anni. Hanno suonato con Dennis David, batterista di grandi della musica black come Stevie Wonder, e Chip Crawford, pianista di Gregory Porter. "Ritorneremo in America, lì potremo costruisci un futuro da musicisti".

Sguardi giovani, occhi dove si riflette la musica attraversata da parole che raccontano la loro vita. Sono due anime che portano avanti un solo ma comune obiettivo: affermarsi nella black music. La cultura delle note c'è, oramai studiata e consolidata in conservatorio (Pietro ha studiato a Taranto mentre Carlo a Monopoli). Musica leggera che passa nelle loro mani, sale, passando per le vie della tromba (Pietro) e il sassofono (Carlo) per sfociare in emozione sulla pelle per chi li ascolta. Hanno un loro stile, una loro individualità, li ascolti, li vedi e li riconosci: occhiali da sole scuri durante le loro esibizioni live.

La loro vita è fatta di Stevie Wonder, passando per Otis Redding, Hans Dulfer, Miles Davis, Maceo Parker, John Coltrane e Harbie Hancock. Hanno fatto parte delle band di paese, attraversando tutta la Puglia e il Sud Italia. Nel 2011 hanno partecipato all'Umbria Jazz, dove hanno conosciuto nomi importanti della musica jazz mondiale, e docenti che hanno loro dato spazio perchè a loro è stato riconosciuto un talento che li porterà molto lontano. Nel mese di maggio scorso, sono stati a Parigi in mezzo ad artisti internazionali e hanno accompagnato il salentino Giuliano Sangiorgi (voce dei Negramaro) in un pezzo. "Per suonare non bisogna solo conoscere le note, bisogna suonare con l'anima e il cuore" - hanno sottolineato i gemelli Gioia durante l'intervista a BrindisiReport.

Tra la musica e il jazz, c'è un equilibrio, sottile, che loro sanno di raggiungere crescendo a punta di piedi. Hanno, già, percepito e conquistato la dura realtà europeizzata dai reality e la televisione del terzo millennio. Carlo e Pietro, però, vogliono crescere fuori da questi schemi e limiti di produzione, di un Italia che tira fuori, sì talenti, ma etichettati in un brand di staticità. "I gemelli" (sono identificati così a Latiano e dintorni da quando son piccoli) si identificano nella condivisione della musica, così come è la realtà americana.

Carlo e Pietro, sono ragazzi semplicissimi, ma con una personalità che esplode. Fanno loro le note storiche di un pezzo, mettendoci dentro un infuso personale che rende la musica speciale e che regala emozioni. A gennaio 2012, strumento in spalla (lo zaino viene in un secondo momento), decidono di partire per l'America, New York la loro meta, la città della black music, la città dove la street music la fa da padrona. Tre mesi di nuovi incontri, insegnamenti ed emozioni, anche con grandi artisti dello scenario musicale internazionale.

Hanno suonato nei famosissimi jazz club di Manhattan e Harlem, anche insieme a Dennis David, il grande musicista che ha accompagnato i grandi della musica nera come Stevie Wonder, David Bowie e tanti altri. Hanno condiviso attimi di vita che gli sono serviti come insegnamenti che nessuna scuola di formazione riuscirebbe a dare. Carlo e Pietro, erano applauditi dalla folla di gente che riempiva ogni sera i club. Non importava chi fossero, da dove venissero, ma l'unico elemento indiscutibile era la loro bravura nel regalare i brividi fino a sentirli sulla pelle con tromba e sassofono.

Dopo questa, veloce e intensa, crescita musicale, vi sentite più americanizzati in questo mondo?

"Un po' si - risponde Carlo ma in contemporanea anche Pietro - . In America abbiamo toccato con mano la vera musica, la musica che noi seguiamo e che prima di seguire ci sentiamo dentro e addosso. Nel mondo della musica è fondamentale l'approccio con la gente, ascoltare ma interagire con le persone che sono di fronte a te ad ascoltare la musica che riesci a tirar fuori, e in America tutto questo è naturale. Non esiste la competizione come quando si incontra un grande artista , così come è successo a noi, l'artista è pronto ad accoglierti e condividere con te la musica, le passioni e l'amore che abbiamo verso questo lavoro. Qui in Italia c'è una visione della musica un po' differente. Non c'è la cultura della street music. E poi - continua Pietro - in America il musicista è un lavoratore vero e proprio, qui in Italia no. C'è sempre qualcuno che dopo ti chiede: "Si ok suoni, ma il tuo vero lavoro?" In America amano lo share, la condivisione e noi ci sentiamo più vicini a quell'ideologia di vita."

Per un giovane musicista, quanto è importante studiare anche fuori dall'Italia ?

"Bisogna prima condividere un tipo di musica, bisogna capire quale mondo musicale ti appartiene, e poi si può scegliere la strada più giusta. Secondo noi, per chi come noi ama la musica leggera, jazz, funk, black, l'ispirazione più forte si può raggiungere in America. Ci sono più opportunità lavorative, qui devi combattere con organizzatori, stili musicali conformizzati alla tv. Lì invece c'è più individualità ma c'è anche più concorrenza. Perchè se non sei realmente bravo non suoni nemmeno dei jazz club meno conosciuti. Anche in America ci sono i punti neri, non voglio far intendere che lì è tutto così semplice e facile, perchè, ad esempio, per spiccare devi avere un tuo stile, a loro non piace la cover, a differenza di quello che succede da noi in Italia. Però la nostra terra è fondamentale per la formazione, abbiamo maestri eccellenti che ti insegnano l'abc della musica. Ma poi devi buttar giù tutto e iniziare da te".

Cosa avete preso e custodito dalla nostra terra?

"Il Salento ti da tanto. Soprattutto, durante la stagione estiva. Per un musicista vivere qui, significa avere le sere sempre impegnate a suonare in ogni parte non solo del Salento ma della Puglia. La nostra terra è un'ottima palestra di vita. L'unica nota dolente, sono i troppi e a volte pseudo organizzatori di eventi, che ti chiamano e ti promettono serate qui e lì. Per fortuna che noi abbiamo sempre agito con la nostra testa e siamo anche stati fortunati a ritrovarci in posti meravigliosi con una miriade di gente al seguito con grandi soddisfazioni."

Da pochi mesi è nata "Salento Funk Orchestra" formata da 16 elementi, tutti giovani della provincia di Brindisi e Lecce, tra cui Pietro e Carlo Gioia. Sono già conosciuti e richiestissimi in tutta la Puglia. Da Castro a Monopoli, animano piazze, manifestazioni, eventi ed cuori pulsanti, attraverso la loro musica funk. Carlo e Pietro Gioia, aspettano il permesso di soggiorno, e poi in autunno, ritorneranno in America, ma questa volta, si fermeranno a costruire il loro futuro.Di seguito un link di un'esibizione della "Salento Funk Orchestra" a Monopoli:

http://www.youtube.com/watch?v=ft_oS_EhFHM&fb_source=message

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