I secoli della Puglia dei Turchi

BRINDISI - La regione più orientale d’Italia, la Puglia, è stata attraversata per secoli da popolazioni ed eserciti giunti dall’Oriente e dall’Occidente.

La copertina del libro La Puglia, l'Adriatico, i Turchi

BRINDISI - La regione più orientale d’Italia, la Puglia, è stata attraversata per secoli da popolazioni ed eserciti giunti dall’Oriente e dall’Occidente che lasciarono tracce della propria cultura, lingua, religione e usanze nella vita e nei gesti quotidiani dei pugliesi. Romani, Goti, Bizantini, Longobardi, Saraceni ed altri resero quindi la nostra regione una “…regione di frontiera, punto d’incontro e scontro”. “Una regione cerniera tra Oriente e Occidente” che si affaccia “….in quel gran mare che è il Mediterraneo, il mare degli uliveti e delle vigne, il mare dei mercanti e dei pellegrini; il mare che ha costituito un mondo sempre in fermento, in cui tracce di antiche civiltà si sono fuse con energie sempre fresche e vitali, dando vita a forme d’arte che hanno esaltato la creatività e l’ingegno dell’uomo, dalla musica alla poesia, alla pittura, alla scultura”.

A definire così questa bellissima terra e il mar Mediterraneo è Giorgio Otranto, che del volume intitolato “La Puglia, l’Adriatico, i Turchi (dai Selgiukidi agli Ottomani, 1071-1571) ” (Capone editore, p.142 - euro 15,00) uscito da poco nelle librerie, ha curato la presentazione. Scritto da Nino Lavermicocca, Marino Capotorti e Nicola Cortone il libro racconta dettagliatamente il ruolo svolto nel corso dei secoli dalla Puglia e dal “suo” mare, l’Adriatico, e la presenza nella nostra regione, tra XI e XVI sec., del popolo turco. La prima delle tre sezioni che compongono il libro si apre con il saggio di Nino Lavermicocca, studioso barese, che dopo una breve trattazione sul mare Adriatico definito “…cono liquido incubatore di civiltà e culture” ci racconta come quest’antico mare, dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente (476), tornò a essere “…frontiera fra le due sponde”.

L’autore descrive poi il ruolo delle città costiere dal V-VI sec., le ondate migratorie longobarde, slave e quelle arabe nel mar Mediterraneo e i tre Emiri che governarono Bari per circa un quarto di secolo (847-871): il “capobanda mercenario Khalfun”, il “mite e saggio Mufarrag ibn Sallam” e Sawdan al- Mazari, “descritto dalle fonti contemporanee a fosche tinte, come una sorta di Dracul (demonio) ante litteram, empio, pestifero e crudelissimo condottiero”.

Arricchendo il suo saggio con riferimenti a fonti e documentazioni scritte, Lavermicocca ricorda inoltre i continui attacchi saraceni alle città pugliesi, la situazione della nostra regione e di Costantinopoli tra IX e XI sec., la battaglia di Manzikert tra i Selgiukidi guidati dal sultano Alp Arslan e i Bizantini di Romano IV Diogene e prosegue con il ritratto di alcuni protagonisti del periodo come: l’imperatore d’Oriente Alessio I Comneno, che “seppe arginare ad est il tumulto dei Turchi e respingere ad ovest gli animosi guerrieri del nord”; Roberto il Guiscardo e suo figlio Boemondo; l’audace Giorgio Castriota, “capitano d’Albania” e Maometto II.

La prima sezione del libro si chiude con la descrizione della conquista di Otranto da parte dei Turchi nel 1480, con il massacro degli ottocento martiri decapitati sul colle della Minerva e con la situazione alla vigilia della battaglia di Lepanto che vide gli Ottomani “…padroni di tutto il Mediterraneo” con un Adriatico “…ridotto a mare ottomano, desolatamente teatro di barbarie e di perenni conflitti armati fra popoli e culture”.

La seconda parte del libro, scritta invece da Marino Capotorti, si apre con i successi ottomani del XVI sec., periodo in cui “…lo scacchiere dello scontro tra Cristianità ed Islam raggiunse confini estesissimi: dal Volga al Danubio ai Balcani alla frontiera ‘liquida’ del Mediterraneo occidentale”. Capotorti descrive la nascita della Lega Santa nel 1571, voluta da Pio V, e la vittoria navale dell’armata cristiana a Lepanto (1571) contro la flotta turca, “vittoria che si configurò subito come vittoria di Cristo, ottenuta per l’intercessione della Santa Vergine auxilium christianorum”. Capotorti propone quindi al lettore una bella serie d’immagini di dipinti presenti in molte chiese pugliesi e con i quali si celebrò la vittoria a Lepanto.

L’ultima sezione del libro, scritta da Nicola Cortone, racconta “la paura del turco”, degli Arabi e dell’Islam esistente già dall’IX-XI sec. nonché le tracce che questa paura lasciò nelle tradizioni popolari, nelle narrazioni letterarie e nel folklore. Cortone spiega poi come alla paura per i Turchi siano collegate le tante sculture popolari chiamate “teste di turco” o di Moro presenti in Puglia e nel resto d’Italia. Leggende popolari salentine collegate alle azioni dei Turchi sul mare, canti popolari, nenie, ritornelli raccontavano “le brutali azioni piratesche”.

Tra gli scrittori pugliesi che celebravano invece la resistenza dei cittadini contro i Turchi nei loro poemetti, Nicola Cortone ricorda Cataldantonio Mannarino, Marco Aurelio Salice e Giuseppe De Dominicis. Arricchiscono quest’ultima sezione del libro la fiaba di Bellafronte e Costanza, l’assedio della “flotta della mezzaluna” alla città di Otranto (1480) e l’orribile massacro degli ottocento martiri predetto da San Francesco di Paola, il massacro di Vieste (1554) ordinato dal capitano turco Dragut, massacro con cui “…s’infierì contro l’innocenza” trucidando “inabili, vecchi e fanciulli che non potevano trasportarsi”.

Il libro si chiude con la storia della gran sultana Giacoma Tommasa Rosa Beccarini collegata all’assedio di Manfredonia (1620), con il racconto di alcune incursioni turche poco note e con una panoramica su feste folkloristiche, cortei storici e sagre che si svolgono in alcune città italiane in cui si commemora “…la vittoria o in alcuni casi la sconfitta contro il Turco infedele”: San Pietro Vernotico, Tropea, Bellaria, Scicli, Tollo, Potenza, Fasano. Il libro “La Puglia, l’Adriatico, i Turchi” è un “viaggio” nella Puglia “turca” che nutrirà l’anima di chi ama la storia regionale.

 

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