Mennitti presenta il suo nuovo libro

BRINDISI - Domani alle ore 11.00, presso il Grande Albergo Internazionale a Brindisi, l'ex sindaco Domenico Mennitti presenterà alla stampa il suo nuovo libro “Un’altra idea del Mezzogiorno”, promosso dall’associazione culturale Istituto Studi Meridionali. Il saggio indaga la condizione del Sud col metodo dell’analisi storica ripercorrendo per periodi luci e ombre, successi e fallimenti, di governi e modelli di sviluppo.

Mennitti resta presidente onorario della Fondazione

BRINDISI - Domani alle ore 11.00, presso il Grande Albergo Internazionale a Brindisi, l'ex sindaco Domenico Mennitti presenterà alla stampa il suo nuovo libro “Un’altra idea del Mezzogiorno”, promosso dall’associazione culturale Istituto Studi Meridionali. Il saggio indaga la condizione del Sud col metodo dell’analisi storica ripercorrendo per periodi luci e ombre, successi e fallimenti, di governi e modelli di sviluppo. Il lavoro offre uno sguardo informato e rigoroso puntato sul futuro, sulle prospettive di un Meridione che ha tutte le risorse per non essere più soggetto di una “questione” ma artefice consapevole di un tempo nuovo.

Ecco un’anticipazione sui contenuti del libro:

La “questione meridionale”, relegata per alcuni anni in un cono d’ombra soprattutto a causa della pressante polemica alimentata dalla Lega, ha riguadagnato il centro della scena. La crisi economica ha accentuato le disuguaglianze presenti nel nostro paese, dilatandole sino a determinare la Svimez a valutare, nel suo rapporto annuale, che allo stato delle cose occorrono 400 anni perché il Sud possa raggiungere il livello di vita civile, di benessere, di cultura, di occupazione riscontrabili al Nord.

A parte la considerazione che si propone ai meridionali un traguardo irraggiungibile, perché presuppone la crescita - sia pure lenta - del Sud e il blocco totale dello sviluppo del Nord, in effetti previsioni di così lungo periodo danno la sensazione di un gioco accademico.

Sono di diversa natura gli interventi necessari, partendo dalla consapevolezza che la partita decisiva non si gioca più in casa, all’interno dei singoli Stati, ma sul terreno europeo, dove l’Unione ha compiuto un percorso rilevante, nonostante la difficoltà di superare i vecchi schemi della sovranità, attribuendo all’esecutivo continentale un ruolo che non è più solo di indirizzo, ma pure di decisione. C’è ormai di fatto una cornice istituzionale dentro la quale si svolgono rapporti di natura politica. Basta considerare quanto incide la decisione di inserire nella Costituzione di tutti i paesi

membri l’inderogabilità del pareggio di bilancio e la uniformità delle operazioni di scambio. Mai nella storia unitaria del paese, come da trent’anni a questa parte, i fattori degenerativi delle politiche nazionali hanno così largamente coinciso con le tare tradizionali del Sud. La “questione meridionale” esiste e il silenzio non è una cura. Proviamo a ripartire?

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