"Non nobis, Domine". Templari a Brindisi

BRINDISI - Correva l'anno 1119 e un pugno di cavalieri, con la città del re Davide nel cuore, con la luce della fede negli occhi, con la croce colore del sangue ricamata su bianchi mantelli indossati su lucenti armature e con le affilate spade impugnate nelle mani, difendevano, a costo della propria vita, i luoghi santi e i devoti cristiani che dall'Europa si recavano in pellegrinaggio nella terra in cui visse e morì il Signore, la Palestina, venendo lì aggrediti e derubati da predoni musulmani.

Marcantonio Gallo

BRINDISI - Correva l'anno 1119 e un pugno di cavalieri, con la città del re Davide nel cuore, con la luce della fede negli occhi, con la croce colore del sangue ricamata su bianchi mantelli indossati su lucenti armature e con le affilate spade impugnate nelle mani, difendevano, a costo della propria vita, i luoghi santi e i devoti cristiani che dall'Europa si recavano in pellegrinaggio nella terra in cui visse e morì il Signore, la Palestina, venendo lì aggrediti e derubati da predoni musulmani.

Erano i Cavalieri del Tempio di Salomone, meglio noti come i Templari, dal nome del tempio ubicato nella "città santa", Gerusalemme, e luogo simbolo dell'unità del popolo ebraico in cui si adorava Jahvè.  La nascita dell'ordine dei cavalieri avvenne in Terrasanta, dopo la prima crociata del 1096, voluta dal papa Urbano II al Concilio di pace di Clermont-Ferrand voluto per difendere l'incolumità dei pellegrini.  Nel 1099 la Terrasanta, che sino ad allora era stata nelle mani dei musulmani, tornò ai cristiani. Per tutelare questi ultimi nacquero diversi ordini religiosi, tra i quali quello dei Templari.

L'ordine fece propria, nel 1129, durante il Concilio di Troyes, una regola monastica ispirata da Bernardo di Chiaravalle, che permetteva la coesistenza equilibrata della vita monastica con quella cavalleresca, fornendo indicazioni precise sui comportamenti da tenere sia in monastero che in battaglia. La Regola accrebbe, negli aderenti, i concetti di umiltà, audacia, fratellanza, abnegazione e l'orgoglio per gli abiti che indossavano e per ciò che essi rappresentavano. La Regola approvata in seguito dal papa Innocenzo II con la Bolla di ratifica "Omne Datum Optimum" del 1139, lasciava massima libertà di azione ai cavalieri, scatenando però un dissenso generale.

Dopo otto crociate in nome della fede e tante diffidenze createsi intorno all'ordine dei Templari, nell'autunno del 1307, con una serie di accuse screditanti, tra cui quella di eresia, sulle quali ancora oggi  si discute, molti templari vennero perseguitati, arrestati, torturati, processati e arsi vivi sul rogo. L'ordine venne sciolto nel 1312 con la Bolla "Vox in excelso" di papa Clemente V, che proibiva per sempre la ricostituzione dell'ordine, pena la scomunica.

Corre l'anno 2012. Quei poveri compagni d'armi di Cristo che volevano dare, come proclamavano nel loro motto "Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam", gloria non a se stessi ma al Signore, tornano oggi tra noi, solo per una sera, in questo anno giunto ormai al termine, in una innovativa e suggestiva forma teatrale. Intitolato "Non nobis Domine" lo spettacolo, ideato dai due registi teatrali Marcantonio Gallo e Fabrizio Cito del Teatro delle Pietre, è andato in scena ieri sera nell'antico Tempio di San Giovanni al Sepolcro, definito da entrambi un vero e propri o"libro di pietra", custode di preziosi simboli dell'epoca dei Templari.

Nello spettacolo in cui i Templari indossano tute bianche con una croce rossa dipinta sulla spalla, si rappresentano oltre alle notizie sulla nascita dell'Ordine anche le fasi del  processo che si tenne a Brindisi contro i cavalieri, il tutto in chiave moderna, sperimentale, con un salto dal passato alla realtà attuale, che porta gli spettatori presenti ad una attenta riflessione sul concetto di persecuzione che oggi è di tipo religioso, xenofobo, sessuale.

Fondamento di questo spettacolo sperimentale, è il progetto "Teatro dei Luoghi", che pone al centro dell'attenzione degli spettatori,valorizzandolo, lo spazio in cui va in scena la rappresentazione, rendendolo così sfondo ideale, perfetta scenografia. Lo spettacolo della durata di soli venti minuti, per essere in linea con la velocità dei tempi odierni, si è ripetuto ogni mezz'ora, iniziando alle 17.30 e terminando alle 21.00. Lo spettacolo che non sarà più replicato, così come previsto dal progetto, ha come finalità quella di portare gli spettatori a riflettere sul concetto di persecuzione.

Al termine della rappresentazione, è stata presentata una scenografia digitale del video-artista Omar Eox, sempre ispirata ai Cavalieri, con protagonisti gli attori del Teatro delle Pietre. Gli spettatori che volessero mettere a disposizione quanto fotografato o filmato, possono farlo inviandolo al sito del Teatro delle Pietre: info@teatrodellepietre.it.

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