San Lorenzo: "Acuto ingegno, memoria florida e forza di volontà"

Conferenza sul santo patrono di Brindisi, le cui reliquie sono in pellegrinaggio fra le parrocchie della diocesi

BRINDISI - Prosegue il pellegrinaggio della Reliquia di San Lorenzo da Brindisi nelle diverse parrocchie della diocesi in occasione del quarto centenario della morte del santo brindisino (1619-2019). Da sabato 23 marzo, la Reliquia è accolta nella parrocchia Sacro Cuore di Brindisi e vi rimarrà sino a giovedì 28 marzo, per proseguire poi verso altre parrocchie. 

Anche la “Settimana Laurenziana” in svolgimento nella parrocchia Sacro Cuore, prevede un programma ricco di momenti di preghiera e conoscenza del santo francescano. Tra questi, si è tenuta lunedì sera un’importante conferenza a carattere storico biografico sulla figura di San Lorenzo da Brindisi. Tema della conferenza, che ha avuto per relatrice la dottoressa Katiuscia Di Rocco, direttrice della Biblioteca Diocesana “A. De Leo” di Brindisi, “I doni celesti di San Lorenzo: ingegno, memoria, forza di volontà”.

La Reliquia di San Lorenzo da Brindisi-2

Ad aprire la conferenza, tenutasi nella Sala Grazia Balsamo dell’Istituto Salesiano, don Gianpaolo Roma, direttore parroco della parrocchia Sacro Cuore. “Certamente l’occasione di questo quarto centenario della sua morte, è un’occasione bella per riappropriarci di questo santo”, afferma don Gianpaolo. “Il pellegrinaggio delle sue reliquie sono occasione per noi per riaccendere nel nostro cuore il desiderio di imitarlo, di provare a seguirlo in quello che è stato il suo annuncio del Vangelo, la sua testimonianza di vita”. 

Un San Lorenzo attualizzato è stato quello presentato dalla dottoressa Katiuscia Di Rocco, attraverso però le fonti conservate nella Biblioteca Diocesana, attraverso i biografi di San Lorenzo. In biblioteca sono conservati l’atto di battesimo e l’attestazione della morte di San Lorenzo. La direttrice ha ricordato che San Lorenzo non è morto qui a Brindisi. È morto nel luglio del 1619, e che nel settembre del 1619 a Brindisi ci fu una messa detta in Cattedrale alla quale parteciparono l’arcivescovo, tutte le confraternite, il Capitolo, tutti i sacerdoti e la gente. 

Monsignor Fabio Ciollaro-2

“San Lorenzo quando è morto non era beato, non era servo di Dio, non era santo, eppure la sua fama era già ovunque. Fondamentalmente per una qualità”, evidenzia la direttrice, “i doni celesti”. “Moltissimi dei suoi biografi, nel descrivere San Lorenzo, sostengono che avesse dei doni celesti”. 

La Di Rocco prosegue evidenziando che San Lorenzo era coltissimo, che molti arcivescovi e cardinali lo chiamavano a dibattere con le più alte menti protestanti e gli ebrei e che imparava le fonti, conosceva l’ebraico e aveva capito che per dialogare, non con il nemico ma con chi aveva idee diverse, la prima cosa era essere preparato. “Quando lui dialogava, dialogava chiamando l’avversario fratello. Non usa dei toni esasperati, non grida, non urla, non pretende di avere ragione, non è arrabbiato. Lo chiama fratello e quello che si ricorda della sua oratoria è l’umiltà, che poi è una delle doti tipiche francescane. L’umiltà e lo spirito di servizio”. “Per lui la cultura non era un’arma da usare, ma era un modo per elevare le persone. Era un modo per dialogare anche con i protestanti”. 

La dottoressa si sofferma poi sulla devozione di San Lorenzo per la Madonna: “San Lorenzo prima delle prediche, dicono i suoi biografi, dormiva due o tre ore a notte e preparava le prediche inginocchiato dinnanzi l’immagine della Madonna, perché gli dava la forza di restare in piedi e continuare a studiare”.  “I doni non comuni, che dice il suo biografo avesse San Lorenzo, sono: l’acuto ingegno, la memoria florida, la forza di volontà. Li chiamava doni celesti. L’acuto ingegno, perché bisogna avere quell’intuito ovviamente; la memoria florida perché ricordarsi a memoria tutto quello che c’è scritto, perché lui portava i libri ma non li leggeva, li portava come testimonianza di verità, lui li sapeva a memoria, ci vuole una florida memoria sicuramente; la forza di volontà, perché studiare e ristudiare, affrontare quei viaggi, trovarsi in situazioni dove tu sai che hai la platea contro, ci vuole la forza di volontà. E i biografi raccontano che questi doni dello Spirito erano sempre accompagnati, nelle sue prediche, dai doni delle lacrime”. 

Il pubblico in sala (2)-7

San Lorenzo ebbe moltissimi incarichi: fu un cappellano delle truppe imperiali in Ungheria, generale dell’Ordine, commissario generale, commissario provinciale, ambasciatore del Regno di Napoli. “È utilizzato da Filippo II in varie ambasciate, tantissime.  Quello che si ricorda di lui era lo spirito di povertà, l’obbedienza, la disponibilità, la dolcezza.”

“Qui a Brindisi, adesso, grazie a questa bellissima, vogliamo chiamarla esperienza, c’è una conoscenza maggiore di San Lorenzo”, sottolinea la Di Rocco, “ma tanti di noi non sapevano niente di lui, né che lui aveva, e questo lo ha fatto già in vita, completamente donato le sue case. Per questo sono state distrutte, per dar poi luce e vita al Monastero degli Angeli. Fece arrivare moltissime reliquie dalla Baviera”. “E quella Chiesa”, aggiunge, “andatela a vedere, è una meraviglia. Lui non l’ha potuta vedere in vita, era morto quando quella chiesa è stata ultimata. Ma quella chiesa non parla di ricchezze benché sia ricchissima. Il soffitto ligneo, la pala d’altare, il pulpito è meraviglioso, ma nonostante questo non vi fa respirare una ricchezza materiale, dà un senso di serenità infinito”. 

Il pubblico in sala-3-2

La direttrice conclude il suo intervento ricordando cosa c’è scritto sull’epitaffio scritto da Veronensis, che sottolineava le caratteristiche di San Lorenzo definendolo “grande eloquente, di incontaminati costumi, di vita irreprensibile, di fama santissima e pastore sommo”. 

La conferenza è terminata con le conclusioni di monsignor Fabio Ciollaro, Vicario generale dell’Arcidiocesi: “Si è trovato a morire lì a Lisbona, ma in realtà lui si era mosso per venire a Brindisi”. “Nel 1618 lui scrive ad un altro frate: “Sono risoluto di andare a Brindisi”.  Aveva deciso di andare a Brindisi perché voleva vedere a che punto stava la costruzione della Chiesa degli Angeli e per rivedere la città a cui era rimasto affezionato”.

Monsignor Ciollaro ha quindi proseguito spiegando che la Reliquia di San Lorenzo è un dono di Papa Giovanni alla città di Brindisi: “Ai due lati ci sono i santi apostoli Pietro e Paolo. Fu Papa Giovanni che la donò alla città di Brindisi e normalmente si conserva nella Chiesa degli Angeli”. “È chiaro che ci sono dei doni singolari, eccezionali che lui ha avuto”, conclude monsignor Ciollaro, “ma possiamo imitarli in qualche cosa”.  

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