Prima gli studi. Poi a vista i reperti

BRINDISI - Quando sulla strada di un recupero edilizio, con scavi in corso, si ritrovano reperti archeologici bisogna essere molto cauti e accorti nel cercare di attribuire, comunque e subito, date, epoche e costruttori. A voler ricapitolare la storia, è necessario far tesoro di dati certi: Brindisi faceva parte integrante dell’alveo della Roma Imperiale; nella nostra Città i romani avevano attracchi, darsene e arsenali, poiché consideravano il porto brindisino snodo indispensabile, per i loro commerci e le loro conquiste. E’ indubitabile che giù al porto, i romani, sempre loro, avessero edificato delle costruzioni in onore di vari Imperatori, ma anche depositi e magazzini.

Una parte di ciò che gli scavi hanno rivelato

BRINDISI - Quando sulla strada di un recupero edilizio, con scavi in corso, si ritrovano reperti archeologici bisogna essere molto cauti e accorti nel cercare di attribuire, comunque e subito, date, epoche e costruttori. A voler ricapitolare la storia, è necessario far tesoro di dati certi: Brindisi faceva parte integrante dell’alveo della Roma Imperiale; nella nostra Città i romani avevano attracchi, darsene e arsenali, poiché consideravano il porto brindisino snodo indispensabile, per i loro commerci e le loro conquiste. E’ indubitabile che giù al porto, i romani, sempre loro, avessero edificato delle costruzioni in onore di vari Imperatori, ma anche depositi e magazzini.

E’ altrettanto scontato che i Borbone, servendosi di quanto i romani avevano eretto, costruirono un impianto fognario: prospiciente il mare quella nera, verso il camminamento urbano quella bianca. Ed è ancora altrettanto vero che nel corso dei secoli, il livello del mare si è elevato, ricoprendo quanto era possibile vedere: quella che oggi è la banchina, ieri si poteva considerare “spiaggia”.

E’ possibile anche che Brindisi, attraverso le numerose dominazioni subite, possa conservare altre testimonianze sotterranee simili a quelle romane: i veneziani, per esempio, avevano un sistema di costruzione simile a quella romana, in quanto utilizzavano procedimenti di ingegneria quasi identici. In date successive, il porto è stato oggetto di diversi lavori di modifica che, a volte, ne hanno modificato i camminamenti archeologici, se non, addirittura, impedito gli accessi.

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Tutto ciò che oggi sta venendo alla luce in via Regina Margherita è, indubbiamente, una ricchezza per la città di Brindisi; quando con l’opportuna scientificità sarà possibile porre certezze sulle strutture ritrovate, per era e date, è auspicabile che i reperti rimangano “a vista” e non diventino dominio di pochi addetti ai lavori o, peggio, siano nuovamente ricoperti, per mere esigenze di viabilità.

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