Una storia scritta con la spada

BRINDISI - Il passato della nostra città torna a essere ancora una volta protagonista grazie al costante ed eccellente lavoro di ricerca svolto dagli studiosi della Società di storia patria.

Il libro di Guzzo sull'esercito normanno nel Sud Italia

BRINDISI - Il passato della nostra città torna a essere ancora una volta protagonista grazie al costante ed eccellente lavoro di ricerca svolto dagli studiosi della Società di storia patria per la Puglia, sezione di Brindisi. Supportata dall’importante collaborazione del Rotary Club Appia antica, infatti, ieri sera la Società di storia patria ha presentato, presso Palazzo Virgilio, il prezioso contributo agli studi oplologici italiani fornito da uno dei suoi membri, Cristian Guzzo. Un libro sulle vicende militari, sugli armamenti e gli equipaggiamenti dell’esercito normanno che rappresenta un fondamentale strumento d’indagine per i ricercatori.

Il libro, edito da La torcia di Demetra e intitolato “L’esercito Normanno nel Meridione d’Italia- Battaglie, assedi ed armamenti dei cavalieri del Nord (1016-1194) ” (pp.128, euro 12,00), è disponibile anche nella versione Kindle su Amazon ed ha l’introduzione di Giovanni Amatuccio.

Strutturato in tre capitoli scritti secondo il rigore della metodologia della ricerca, il libro tratta dei “presupposti spirituali ed emozionali per la conquista normanna del Mezzogiorno d’Italia”, de “I primi Normanni fra strenuitas e feritas”, dei loro esordi tra “successi ed amare disillusioni”, delle “scuole di guerra” a confronto (Olivento, Montemaggiore e Montepeloso), delle “origini e sviluppo dell’arte militare normanna” con un approfondito esame degli “assedi statici e dinamici: la nascita della forza navale normanna e l’assedio perfetto di Palermo”, dell’“arruolamento dei Saraceni di Sicilia”, degli “Homines boreales nell’epica romanza: etica cavalleresca e cavalleria etica nel Sud Italia” e dell’organizzazione dell’esercito, dell’assetto difensivo nel Regnum Sicilie e della battaglia di Brindisi. Il libro si chiude con “La panoplia normanna fra i sec. XI e XII”.

“La nascita di un libro è sempre una festa”. Con questa frase il prof. Antonio Mario Caputo, moderatore dell’evento culturale, ha aperto la presentazione di ieri. Dopo aver parlato dell’abbondante bibliografia che compone il libro e dalla quale “si evince la serietà di uno scritto” il prof. Caputo ha ricordato che “Guzzo ha al suo attivo numerose pubblicazioni. Il suo libro parla di armamenti, battaglie, equipaggiamenti. È un libro scritto con passione e leggerezza di penna che vola su argomenti di sostanza. Centoventisette pagine scritte confrontandosi con tanti amici studiosi”.

“I libri rimangono e costituiscono una memoria individuale e condivisa”: per il prof. Giacomo Carito, “una città è tale se ha una memoria condivisa. Vivere in una città significa conoscerne la genesi. Non avendo un passato non avremmo un avvenire”. Carito ha parlato dell’arrivo dei Normanni in Puglia nell’Alto Medioevo, del contatto con le locali civiltà evolute e dell’apporto delle tecniche militari normanne che s’interscambiarono con le tradizioni militari dei Longobardi, Arabi e Bizantini. Carito ha parlato poi della battaglia di Brindisi del 1156, che nel libro di Cristian Guzzo è trattata approfonditamente. Nel maggio di quell’anno il re normanno Guglielmo I assediò la città da terra e da mare. Brindisi aveva un atteggiamento filo-bizantino per tutelare gli interessi dei propri mercanti. Carito ha concluso affermando che il lavoro di Guzzo “è un testo che ci ricorda che abbiamo un grande passato dietro le spalle”.

Dopo l’intervento del prof. Carito, il dott. Giuseppe Maddalena Capiferro ha relazionato sulle trasformazioni di Brindisi in epoca normanna (epoca in cui avviene la rivitalizzazione del suo porto) e sul “modus di riedificare e impostare l’urbanistica delle città conquistate che sono destinate a mantenere un atteggiamento di difesa con il castello che diventa il simbolo nuovo e indiscusso di questo cambiamento”.

“La definitiva conquista di Brindisi da parte di Guglielmo I nel 1156, trovò una città quasi rasa al suolo, attanagliata da una grave crisi economica e demografica con un porto pressoché in disarmo, appena rivitalizzato dalle partenze per i Balcani e la Terrasanta” afferma il dott. Capiferro. Dopo aver descritto ciò che era rimasto dell’antica città romana in epoca normanna, il dott. Capiferro ha parlato del castello normanno, presente in tutte le città conquistate dal popolo franco-scandinavo, quindi anche a Brindisi . La costruzione tipo del potere normanno era solitamente collocata in una zona che dominasse il contesto.

“Nello specifico” afferma Capiferro “il castello (da intendersi una torre con recinto ottenute con materiali misti) è costruito su una collina (più tardi denominata Dorotea) con materiali verosimilmente di risulta (cave da vestigia di costruzioni romane) dominante il seno marino di ponente, su di una base terrapienata”. E sul porto il dott. Capiferro dice “il porto viene dotato di un arsenale (tarsianatus), successivamente potenziato in epoca sveva per poter accogliere 20 galee”. Capiferro conclude parlando degli interventi che i Normanni attuarono per ripopolare la città e per dare sviluppo al commercio, e dell’insediamento degli ordini monastici e militari.

Il successivo intervento, quello del dott. Giuseppe Marella, ha messo in risalto l’uso che Cristian Guzzo ha fatto delle immagini d’arte e dei documenti artistici come fonte storica per ricavare il modo in cui i Normanni si approcciavano alla battaglia. Il dott. Marella ha parlato inoltre della rinascita della Chiesa in funzione anti-imperiale. Le immagini mostrate durante il suo intervento hanno evidenziato come la Chiesa e i Normanni usassero le immagini per veicolare i messaggi del tempo. Tra queste il portale occidentale della cattedrale di Bitonto, la cattedrale di Aversa, l’architrave della Chiesa di San Benedetto a Brindisi, un particolare del portale nord del tempio di San Giovanni al Sepolcro e la cripta di San Biagio a San Vito dei Normanni.

Della nuova sensibilità che la nostra città sta acquisendo nei confronti del periodo medioevale, ha parlato il dott. Dario Stomati del Rotary Club Appia antica: “Brindisi è più che altro conosciuta per l’epoca romana, quella medievale viene liquidata con pochi paragrafi sui libri di storia. Invece questa città era al centro della vita politica dell’epoca. È un periodo da rivalutare per capire l’importanza del nostro territorio”.

“La storia di cui si occupa Cristian Guzzo è una storia fatta con la spada” continua Stomati. “I Normanni, hanno conservato, soprattutto nella prima generazione, l’indole guerriera dei loro avi. Nell’ambito di due generazioni diventano baroni, conti di un regno che era già organizzato, di un’area estesa con una civiltà anteriore. Riuscire in due generazioni a creare questo regno è un’impresa passata per le guerre combattute in modo originale, con tecniche diverse rispetto agli avversari. I Normanni partono con un manipolo di meno di cinquanta cavalieri conquistando il sud d’Italia. Non avevano un’organizzazione militare alle spalle”. E continuando il dott. Stomati afferma “La storia trattata in questo modo non è un peso, affascina. Mi auguro che questo volume abbia grande divulgazione, soprattutto a livello del lettore medio. Noi siamo figli di quella storia”.

Infine l’intervento dell’autore “Ho tentato di ricostruire attraverso lo studio degli eventi bellici, la storia del nostro popolo. Dobbiamo cercare, attraverso la lettura delle nostre origini, di riscoprire la nostra storia, la nostra cultura millenaria, affinché non si dimentichi che il Sud è stato la patria della cultura. Abbiamo avuto un passato glorioso”.

 

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