Klaudio Ndoja torna a Brindisi per presentare il libro sulla sua vita: "La morte è certa, la vita no"

"Klaudio Ndoja si racconta". È il titolo della presentazione del libro «La morte è certa, la vita no» di Michele Pettene, in programma lunedì 14 dicembre (ore 18) nella sala conferenze di Palazzo Nervegna, a Brindisi. Alla serata, organizzata dalla Asd Robur Brindisi, parteciperà il protagonista del racconto, Klaudio Ndoja, oltre al suo autore e al sindaco di Brindisi, Mimmo Consales, al Questore di Taranto, il brindisino Stanislao Schimera, e all’assessore alla Pubblica Istruzione di Brindisi, Gioacchino Margarito. L’incontro sarà moderato dal giornalista Andrea Tundo, con interventi dal pubblico coordinati da Carlo Amatori.

Il libro, edito «Imprimatur», ristampa la storia  di Klaudio Ndoja, profugo albanese sbarcato a dodici anni sulle coste brindisine. Il padre trova lavoro come custode di notte in una fabbrica di Palazzolo Milanese. La famiglia vive in uno sgabuzzino della stessa struttura e Klaudio, senza documenti, incontra don Marco Lodovici, il parroco del piccolo oratorio del comune lombardo, che lo convince a giocare nella sua squadra Csi (Centro Sportivo Italiano). L’esperienza dura poco, perché don Marco lo spinge verso un provino nel prestigioso settore giovanile di Desio. Completa la sua formazione nella Casalpusterlengo di Danilo Gallinari e Pietro Aradori, ma il cerchio si chiude il 14 giugno 2012, quando da capitano di Brindisi, vince la Legadue nella serie finale contro Pistoia. Miky Pettene illumina le tappe fondamentali della vita di un ragazzo in fuga dalle spiagge di Valona e da una Albania in piena guerra civile per rincorrere, insieme alla famiglia, una vita migliore. 

Da “invisibile” ad acclamato. La traiettoria è quella di un ragazzo che ce l’ha fatta e tratteggia la parabola a lieto fine di uno dei tanti migranti sbarcati sulle coste pugliesi in fuga da una vita di stenti e di sofferenza. Una storia di stringente attualità, alla luce dei continui flussi che attraversano il Mediterraneo a bordo di barconi riboccanti di una umanità esasperata dalla miseria e dalle guerre.

Il libro è diviso a sezioni, e il racconto biografico è intervallato dal ricordo della finale del 2012. Fotogrammi che tornano spesso nella sua città d’elezione, Brindisi. È un libro  pieno di fatti, avvenimenti, personaggi indimenticabili e altri dimenticabilissimi, specie nella prima parte. Ma è soprattutto la storia della costruzione di una vita che grazie allo sport ha trovato una lunga serie di highlights che ne hanno plasmato la dimensione umana prima ancora che sportiva, al punto che lo scorso anno il CSI lo ha proposto come testimonial nella giornata nazionale svolta il 7 giugno a San Pietro di fronte a Papa Francesco.

Ndoja si racconta ora nelle pagine di un libro, 320 gradini di una scalata faticosa, lastricata di sacrifici e sudore, ma percorsa sempre a testa alta, senza mai arrendersi, provando con orgoglio e con tutte le proprie forze a vincere l’ultima partita di ogni stagione. Perché, come ha detto lui stesso con voce rotta al microfono, davanti al papa e a una platea di migliaia di persone: «Non sono un campione sportivo, ma credo di esserlo nella vita grazie all’insegnamento dei miei genitori e dello sport. E dico ai ragazzini: se avete un sogno andate avanti, combattete, abbiate sempre fede. Tutto è raggiungibile, io ne sono la prova».

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