"The American dream": una mostra dedicata a Andy Warhol nelle sale del Nervegna

BRNDISI - Una grande mostra dedicata alla Pop Art e al maestro Andy Warhol racconta il sogno americano attraverso una rassegna di opere degli anni ’60, ‘’70 ed ’80. Un viaggio nell' America del boom economico che scopre nel passato il nostro presente e svela le radici della società contemporanea con opere di un'attualità disarmante. Dal 5 dicembre 2014 al 18 gennaio 2015 le splendide Sale di Palazzo Nervegna saranno vetrina di una selezione di opere di Andy Warhol. La mostra, titolata “The American dream”, è ad ingresso gratuito. E’ organizzata da “E.M.A. preziosi d'arte” con la collaborazione di “Spirale di Milano” e patrocinata dal Comune di Brindisi ed è figlia di un progetto più ampio curato da Achille Bonito Oliva, partito nel 2013 a Porto Cervo e che ha già transitato dal PAN di Napoli, da Montecarlo e adesso a Brindisi, per poi concludersi al Kremlin di Kazan in Russia nel 2015. 

Scopo della mostra, oltre quello di portare nel nostro territorio artisti che hanno fatto la storia dell'arte, è quello di raccontare il sogno americano attraverso una rassegna completa e divisa in diverse sezioni. Affascinato dal mondo e dalle cose, Wharol è il primo artista che, invece di riprodurre il suo tempo, lo osserva con tale profondità da riuscire a  raccontare  il nostro tempo con almeno 60 anni di anticipo, e con grande precisione su fatti, cose, persone e sull’essere umano in generale. Tipicamente americano nel voler fare sempre quel che si desidera e geniale nella scelta dei linguaggi, Whalor crea un suo microcosmo fatto di persone, idee, progetti, improvvisazioni sempre all’insegna della libertà espressiva e con lo scopo perenne di raggiungere il successo, di diventare martellante, di trasformare l’ammirazione in idolatria. Le  sue opere, infatti, spaziano dai ritratti dei personaggi più noti alla Factory e soprattutto allo star-system occidentale, agli oggetti di consumo, icone della pop-art elevati ad opere d'arte, come la Coca Cola o la Campbell's soup. Non mancano le opere figlie delle diverse collaborazioni con musicisti e case discografiche che hanno visto l'artista firmare diverse copertine e vinili come quelle dei Rolling Stones, Velvet Underground, Aretha Franklyn ed altri ancora.

locandina wharol-5L’evento offre la possibilità di un viaggio gratuito nella Silver Factory, che non è solo un luogo ma un vero stile di vita, frutto della filosofia di Warhol e delle sue “Superstar”. Il viaggio inizia al quinto piano del 231 East 47th Street, a Midtown Manhattan, nella fabbrica il cui affitto ammontava ad un centinaio di dollari l’anno, mentre Warhol incassava venticinquemila dollari a commissione, finanziando lo stile di vita dei suoi operai: Drag queen, drogati, musicisti, e liberi pensatori. In quel microcosmo argentato e decadente, sul divano rosso trovato su un marciapiede della 47th strada, scenario di fotografie e pellicole scabrose, ricettacolo di feste d’avanguardia a base di anfetamine, lo studio accoglieva chiunque fosse capace di spogliarsi da ogni regola, destabilizzando il senso del pudore, toccando tabù quali la transessualità, l’uso di droghe e la prostituzione maschile. Qui si creavano in maniera frenetica opere che avrebbero fatto la storia, come la serie delle “Shot Marilyn” ovvero i ritratti dell’attrice più amata d’America, sparati  da Dorothy Podber, che all’epoca aveva chiesto di poter «colpire» quel quadro e l’artista, credendo si trattasse di una foto,  («shoot» in inglese vuol dire sia foto che sparo) le aveva dato il permesso. Sempre in questo luogo spregiudicato, Warhol diede vita alla copertina debutto dei Velvet Underground di Lou Reed, l’iconica banana gialla.

E’ un viaggio prezioso che passa per collaborazioni e collezioni private come quella dell’amico Peter Brent ed arriva ad opere  figlie di ricerche tematiche ben precise come quelle della morte e della popolarità, del colore e della materia, della tecnologia e del progresso, è il primo artista in assoluto che dipinge un soggetto politico con la stessa semplicità con la quale si dipinge un attore seguendo come unico filo conduttore quello dell’immagine immediatamente riconoscibile. ( Mao, triple Elvis).

L’artista, che possedeva 25 gatti tutti di nome Sem e che avrebbe fatto oggi dei social e del selfie i suoi nuovi mezzi artistici (fenomeni in realtà nati da quella stessa filosofia di vita), lui affascinato dal mondo accumulatore compulsivo di ogni cosa, lui che timidamente ha conquistato il popolo dell’arte con una forza propulsiva,  e quotato oggi a 82 milioni di dollari per ‘triple Elvis’, arriva per la prima volta in assoluto a Brindisi, città meno abituata al ‘vis à vis’ con un’arte a volte complessa rispetto a città come Milano o Roma.  Così la nostra terra si colora di tinte accese, blu, verde, rosso e diventa viva e si spoglia con questa mostra, di quel pallore ristagnante che iniziava a spegnere anche noi brindisini.

In occasione di The American dream, verrà allestita la mostra d’arte contemporanea Tracce di Paolo De Cuarto, artista emergente del panorama milanese, organizzata da E.M.A. preziosi d'arte con la collaborazione di Spirale di Milano, patrocinata dal Comune di Brindisi, in occasione degli eventi invernali previsti dall’amministrazione comunale. L’evento fa parte di  un progetto itinerante curato da Achille Bonito Oliva che ha già visto protagoniste città come  Milano, Napoli e Matera. Artista sensibile e profondo, Paolo De Cuarto segue le tracce del tempo nella nostra storia e nel nostro territorio, decontestualizzandole ed elevandole ad opere per raccontare all’osservatore quello che rischierebbe di restare una vecchia pubblicità su un muro logorato dal tempo.

L’inaugurazione della mostra è prevista per venerdì 5 dicembre, alle ore 18, alla presenza del sindaco Mimmo Consales. Sarà presente anche Francesca Franco, rinomata storica e critica d’arte contemporanea. 

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