"Ragazzi di Via Appia" chiude la stagione degli attori-detenuti

In scena una piece tratta dai lavori di Pasolini, prima della pausa estiva del laboratorio teatrale condotto con la compagnia Aleph

BRINDISI - Si avvia alla conclusione, prima della pausa estiva, il laboratorio teatrale tenuto presso la Casa Circondariale di Brindisi dalla Compagnia Teatrale Aleph. Un percorso di grande crescita personale e di gruppo che, con l'indispensabile supporto della direzione della Casa Circondariale, ha costituito un’occasione per provare a mettere in discussione stili e scelte di vita offrendo lo spunto per suggestioni su alternative “legali” ed attraenti e creative.

La scelta dei testi e le tecniche teatrali per la costruzione di uno spettacolo hanno messo in moto meccanismi di coinvolgimento per offrire ai detenuti   la possibilità di scoprire quell'umanità che si nasconde dietro ogni tipo di giudizio. Il carcere è stato,  paradossalmente, il luogo che ha reso possibile ad ognuno di loro di  aprirsi, denudarsi, mettersi in gioco, con varie motivazioni personali, a partire da quella del riscatto sociale.

“Ragazzi di Via Appia” liberamente ispirato al film “Accattone” e al romanzo “Ragazzi di vita” di Pier Paolo Pasolini è lo spettacolo che i detenuti, concludendo  questo percorso, offriranno il 29 maggio alle ore 15.30, insieme ad una performance, “Parole Preziose”, degli attori di Aleph agli altri ospiti della Casa Circondariale di Brindisi. Mentre il 30 maggio alle 19.30 gli attori - detenuti si esibiranno presso il teatro della Chiesa della Vergine SS. Addolorata”La Pietà” in via indipendenza a Brindisi in uno spettacolo aperto a tutti.

Gli attori di “Aleph”, Carla Orlandini, Franco Miccoli, Luigi De Falco e Nicola Galateo hanno lavorato per alcuni mesi attraverso tecniche di recitazione, di  rilassamento, respirazione e giochi di ruolo per allentare le normali tensioni e per rimuovere incertezze e difficoltà nel rapporto con gli altri. Esperienze, queste, che senza il sostegno della direzione della Casa Circondariale di Brindisi, del magistrato del Tribunale di Sorveglianza, insieme al personale tutto della Polizia penitenziaria, non avrebbero potuto consegnare alla società  il loro risultato, e soprattutto la conferma che è possibile sperimentare ruoli e dinamiche diversi da quelli propri della detenzione, dove i meccanismi relazionali basati sulla forza, sul controllo e sulla sfida possono essere sostituiti da quelli  legati alla collaborazione, allo scambio e alla condivisione.

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