“Il rumore dell’amore”, i passi dannati di Paolo e Francesca

BRINDISI - Venerdì 23 marzo alle 20.30 al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi sarà protagonista la danza con «Il rumore dell’amore», uno straordinario fuori programma prodotto da «Fabula Saltica» di Rovigo e «AlphaZTL Compagnia d’Arte Dinamica» di Brindisi, per la regia di Luigi Marangoni. Lo spettacolo nasce da un’idea del brindisino Vito Alfarano, coreografo ospite e danzatore della compagnia «Fabula Saltica» diretta da Claudio Ronda, che nel 2006 ha iniziato a lavorare a un allestimento ispirato alla storia d’amore di Paolo e Francesca, i due sfortunati amanti che Dante incontra nel suo viaggio ultraterreno.

Quattro danzatori in scena danzano e parlano. L’innamoramento è il tema conduttore, con tutti i suoi “rumori”, a volte suoni delicatissimi, a volte fragori tempestosi. Bufere simili a quelle in cui Paolo e Francesca sono costretti a muoversi nell’inferno di Dante. La danza delle loro anime è commovente e si contrappone alla freddezza dei rumori delle carceri dove, dopo un laboratorio con i detenuti, sono state raccolte immagini, parole, canzoni, lacrime e sorrisi («Il rumore dell’amore» è stato presentato anche a Roma nel teatro del Carcere di Rebibbianel gennaio del 2012).

«Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende. Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona» (Canto V Inferno - Divina Commedia). Tra smania e coscienza, tra intenzione e castigo, Paolo e Francesca cadono nell’abisso di una scelta che li accompagna come un’ombra, anche nella morte. Attraverso un tempo e un luogo indefinito, i due amanti vivono il loro incontro, il desiderio di aversi e di sfuggirsi, la scelta di amarsi e di cadere; cadono come corpi morti, e mentre cadono si realizza il destino che li legherà per sempre.

Dante ci narra di un amore “sbagliato”, sprofondando gli sventurati amanti all’inferno, ma non li abbandona alla solitudine eterna, li fa vagare insieme riconoscendo l’altezza del sentimento che li domina dopo il trapasso della vita stessa. E allora il turbinio di vento infernale che li sorprende diventa il tumulto di un’attrazione fatale che travolge il poeta stesso: l’amore può trascinare all’inferno, ma la sua forza, la sua verità, resistono perfino alla dannazione eterna.

«Un viaggio sull’amore - ha detto la danzatrice Stefania Catarinella -, attraversando le sue mille sfumature bellissime: hai mai amato follemente una persona fino a fare pazzie? Ti sei mai sentito la persona più felice del mondo accanto a un’altra? Hai paura di perdere la persona che ami? L’amore ti rende possessivo? Geloso? Hai sofferto tantissimo per amore? Sei mai stato deluso dalla persona che ami o hai mai amato? Convivi con i demoni dell’amore? Sei dipendente dell’altro? Non sai, invece, cosa vuol dire essere innamorati? Ecco, lo spettacolo è un discorso in danza su queste domande, comuni e frementi, che arrivano esatte a un punto della vita».

Ecco allora che dall’immagine immortale dei due cognati amanti condannati alla dannazione dalla forza impetuosa del loro amore puro, puniti per non aver saputo resistere al richiamo dell’attrazione reciproca, sbocciano come primule le storie degli innamorati contemporanei, siano essi detenuti o liberi. I danzatori si mettono in gioco usando anche la parola. Delirio, vertigine, attesa, sofferenza, festa, raccontate con una musica a volte trascinante, a volte delicata, che si manifesta nei corpi dei danzatori in vortici di energia. 
Il rumore dell’amore, nei suoi abissi di profondità e di animalità, senza filtri intellettuali, coinvolgerà profondamente gli innamorati e tutti coloro che almeno una volta sono stati innamorati. Un coreografo e un regista, un videomaker, Alessandro Gasperotto, e danzatori-attori per uno spettacolo dedicato a tutti gli innamorati e chi vorrebbe esserlo. Le musiche sono di autori vari e originali di Paolo Zambelli, realizzate con la collaborazione degli allievi della classe di musica d’uso del Conservatorio «Francesco Venezze» di Rovigo. Costumi e oggetti di scena a cura di Elena Frigato. Il passo a due su Paolo e Francesca contenuto nello spettacolo ha vinto il Granprix al «IV  International Sergei Diaghilev Competition of Choreographic Art» in Polonia nel dicembre 2009. Vito Alfarano è stato premiato dal presidente di giuria Vladimir Malakhov, il ballerino russo già considerato l’erede di Nureyev.

Il progetto è prodotto dall’«Associazione Balletto città di Rovigo compagnia Fabula Saltica» in collaborazione con la «AlphaZTL Compagnia d’Arte Dinamica». È infine realizzato con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Veneto ARCO Danza, in collaborazione con Comune di Rovigo Assessorato alla Cultura in coproduzione con Ente Rovigo Festival.

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