“Il Tartufo” di Moliere per “Teatro in libertà” all’Impero di Brindisi

BRINDISI - L’Associazione Culturale Artistico Teatrale “Teatro in Libertà”, dopo il consenso di pubblico avuto con “Il malato Immaginario”, è lieta di annunciare la messinscena di un altro testo classico: “Il Tartufo”. Uno spettacolo che ha i requisiti tecnici e formali necessari ad interessare e coinvolgere tutti e che permette alla nostra espressione artistica di diventare comunicazione di idee e di sentimenti. Il lavoro attoriale, lungo e difficile, è stato caratterizzato da un impegno creativo e interpretativo unico e speciale; ha messo in luce l’indole dei diversi personaggi, le loro battute, i caratteristici volti umani e i loro slanci emotivi.  

IL TARTUFO  “Tartuffe ou l’imposteur” (trama)

E’ una delle commedie più conosciute, fu rappresentata il 12 maggio 1664 in occasione dei “Plaisir de l’Ile Enchantée”, festeggiamenti offerti da Luigi XIV con la collaborazione dello stesso Molière.

“Il Tartufo”, un capolavoro sull'ipocrisia  mette in scena una satira dissacrante e irriverente verso la bigotteria, i falsi perbenismi e i vizi di chi si crede depositario di ogni virtù. E’ stata tra le  commedie di Moliere quella che più ha rischiato di non essere rappresentata ai suoi tempi. Re Luigi XIV, infatti, dopo la "prima" ne proibì le repliche per non attirarsi le ire della Cabala dei Devoti (Potente associazione sorta allo scopo di ravviare la devozione e di sorvegliare i costumi).

I tentativi di Molière di far recedere il Re dalla sua decisione, nonostante alcune variazioni al testo, riescono solo dopo cinque anni; la commedia si conclude, infatti, con un inno adulatorio nei confronti del Re Sole.

Tartufo, “Medico dell’anima”, untuoso giovane d’umili origini, che ostenta devozione,  penetra in una  turbolenta famiglia di rango sociale elevato composta da:  Orgon e sua madre Pernelle (ingenui e convintamente devoti), Elmire  (moglie giovane, saggia e prudente), Damis (figlio sciocco e animoso),  Marianne e Valere (innamorati litigiosi),  Dorine (serva ciarliera ed intrigante) e dal saggio cognato Cleante. Tra lo sdegno dei parenti, Tartufo, con la sua falsa santità, conquista Orgon e sua madre. Il capo famiglia si fida totalmente di lui che gli affida documenti segreti e compromettenti, promette di dargli in moglie sua figlia Marianne e gli intesta tutte le proprie sostanze. La moglie, per dimostrare al marito l’ipocrisia del falso devoto, lo persuade a nascondersi sotto il tavolo… Tartufo risulta dunque un impostore e il signor Leale

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