"Verdi": cala il sipario sulla lirica con "Madama Butterfly"

Madama Butterfly - Litografia di Adolfo Hohenstain (1904)

Si chiude nel nome di Giacomo Puccini la stagione lirica tradizionale in scena al Teatro Verdi di Brindisi. Lunedì 27 aprile (ore 20.45) il teatro d’opera incontra «Madama Butterfly», capolavoro tra i più amati e rappresentati della storia del melodramma, terzo appuntamento della rassegna prodotta dalla Provincia di Lecce sotto la direzione artistica di Carlo Antonio De Lucia. È il grande poema d’amore e di dolore in una piccola anima, è l’opera prediletta da Puccini che la considerava «la più sentita e più suggestiva che io abbia mai concepito». E che ora ritorna nel politeama brindisino a distanza di oltre quattro anni dall’ultimo allestimento.

Nel nome della geisha Cio Cio San è già racchiuso tutto il suo tremendo destino: «Madama Butterfly». Bella e fragile come una «tenue farfalla», ha soltanto quindici anni quando sposa Pinkerton, l’ufficiale della marina americana che torna, dopo un’assenza lunga tre anni, a reclamare il figlio nato dalla loro unione. Di fronte all’atroce distruzione di tutte le sue illusioni, alla giovane madre non resta che sacrificarsi, con un ultimo doloroso battito d’ali.

Durante un viaggio a Londra, Giacomo Puccini assistette a una rappresentazione del dramma in un atto «Madame Butterfly» di David Belasco, rimanendone particolarmente suggestionato, pur senza comprendere del tutto il testo inglese. Decise che quel dramma così intenso dovesse essere musicato, affidando all’accoppiata Giuseppe Giacosa eLuigi Illica (già autori de «La Bohème» e «Tosca») la scrittura del libretto. Ma l’opera subì diverse stesure all’indomani del clamoroso flop della sua prima milanese, in una turbolenta serata al Teatro alla Scala nel febbraio 1904.

Pare che uno dei motivi della fredda e movimentata accoglienza da parte del pubblico scaligero («grugniti, boati, muggiti, risa, barriti, sghignazzate», come riferiscono le cronache dell’epoca) fosse la lunghezza dell’opera, inizialmente suddivisa in due atti. Nella nuova scansione in tre atti (quella comunemente eseguita), «Madama Butterfly» trionfò nel maggio 1904 al Teatro Grande di Brescia (si racconta che il compositore lucchese dovette presentarsi dieci volte sul palcoscenico per ringraziare il pubblico), imponendosi come uno dei «massimi esiti del teatro pucciniano» (Aldo Nicastro). Tuttavia, l’affermazione non impedì a Puccini di apportare ripetuti rimaneggiamenti alla partitura.

Il successo e la fama della «tragedia giapponese» si devono soprattutto all’abilità di Puccini a descrivere con grande realismo le diverse situazioni Hiroki Ihara (regista)-2del libretto: in ogni scena si susseguono personaggi, ambientazioni, sentimenti, narrazioni diverse una dall’altra, che Puccini riesce a tradurre perfettamente in musica, dando vita a un racconto sonoro accurato e suggestivo.

Lunedì 27 aprile al Teatro Verdi di Brindisi, il capolavoro pucciniano ci restituisce la sua magica atmosfera sotto la regia di Hiroki Ihara, che rilegge la vicenda ambientandola in un’originalissima atmosfera nipponica. Sul podio dell’Orchestra Sinfonica di Lecce il maestro Daniele Agiman, tra i direttori d’orchestra italiani più attivi a livello internazionale (estremo oriente compreso), sapiente concertatore di un cast d’eccezione, porta alla luce la modernità del tema trattato dall’opera con un drammatico confronto-scontro tra culture e con una raffinatezza oleografica impareggiabile.

Per i ruoli principali sono stati scelti Miyuki Shirakawa (Cio Cio San), Taeka Hino (Suzuki), Gjorgi Cuckovski(Pinkerton) e Gudo Hasui (Sharpless). Al loro fianco saranno impegnati Reina Matsukate (Kate Pinkerton), Hiroto Nakamura (Goro), Chikara Tou (Zio Bonzo e Yamadori) e Tadaosi Yamamoto (Il Commissario Imperiale).

«Madama Butterfly - spiega il direttore artistico Carlo Antonio De Lucia - rappresenta una delle opere più affascinanti scritte da Puccini, centrata sulla figura e l’evoluzione psicologica e sentimentale della geisha Cio Cio San, una delle cosiddette piccole donne innamorate dipinta magnificamente dal compositore e dai librettisti. Ciò che distingue questo allestimento è la visione giapponese del melodramma, lontana dallo stile dannunziano e orientata piuttosto alla essenzialità nipponica. Al Verdi sarà impegnata una compagnia giapponese, sostenuta dal governo di Tokyo e per la data brindisina è attesa anche la presenza di una sua rappresentanza: un dato che sottolinea la centralità della nostra cultura oltre che l’eco planetaria della tradizione operistica italiana».

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