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Ma di smart city ed auto elettriche non ha parlato quasi nessuno

di Pierpaolo Piliego* » 3 maggio 2012 alle 17:41

Auto elettrica sotto carica

Chiedo gentilmente ospitalità per poter esprimere alcune riflessioni, sulle quali, se possibile, invito  i cinque candidati sindaco ad una risposta, in merito ad un argomento di strettissima attualità, del quale, però,  in questa lunga campagna elettorale non ho mai sentito parlare: la mobilità sostenibile e le auto elettriche. La mobilità elettrica, sebbene allo stato attuale sia in una fase di start up, rappresenta senza dubbio il futuro della mobilità urbana e non solo. Vetture a emissioni zero, che oltre a rappresentare una vera e propria innovazione (se vogliamo anche culturale) rappresentano  ad oggi il migliore strumento non solo per ridurre la presenza di fattori inquinanti, ma al tempo stesso di sviluppo.

Lo sviluppo della mobilità elettrica coinvolge, infatti, un sistema articolato che va oltre l’impegno di un costruttore automobilistico e della sua rete di vendita nel commercializzare veicoli elettrici e nel garantire servizi di qualità. Un ruolo determinante in questo contesto è, infatti, svolto dai Governi e dalle Amministrazioni, in primis quelle locali, responsabili di politiche idonee a favorire l’acquisto e l’utilizzo dei veicoli a zero emissione: dalla predisposizione sul territorio di una rete di ricarica alla definizione di apposite regolamentazioni di mobilità locale volte a promuovere l’adozione di veicoli non inquinanti.

In numerosi Paesi europei, questo tema è stato affrontato a livello nazionale con l’introduzione di incentivi all’acquisto, di piani di sviluppo che prevedono l’installazione di stazioni di ricarica pubbliche e regolamenti edilizi per predisporre punti di ricarica nei condomini. In attesa di importanti risposte a livello centrale, l’Italia, tuttavia, è un Paese che si basa in buona parte su regolamentazioni locali che molto spesso anticipano politiche di portata nazionale. In questa prospettiva le Amministrazioni Locali possono giocare un ruolo determinante per favorire l’utilizzo dei veicoli a zero emissioni. A luglio dell’anno scorso si è parlato di incentivi statali fino a 5.000 euro per l’acquisto di auto elettriche, che sarebbero dovuti arrivare tra fine 2011 e 2012. Ne ha riparlato il ministro Clini in un convegno a Milano il 24 gennaio, ma da allora di nuovo più niente.

Prototipo di smart city

Se a livello nazionale l’argomento langue, a livello locale rileviamo più movimento. Qualche esempio? La Regione Friuli Venezia Giulia eroga contributi per l’acquisto di veicoli euro5, ibridi o elettrici. Per gli ibridi o elettrici il contributo è di 2.000 euro (per spese sopra i 10.000 euro). La Regione Toscana ha approvato l’emanazione di due bandi: uno da 4,5 milioni di euro con fondi comunitari per la realizzazione di infrastrutture di ricarica (come le colonnine) finanziando fino all’80 per cento dell’investimento; un altro da 2,8 milioni di euro con fondi regionali, finalizzato al finanziamento di progetti per il miglioramento della qualità dell’aria in aree urbane, nel quale rientra anche l’acquisto di mezzi elettrici da parte delle amministrazioni comunali.

In Lombardia è ancora attivo il bando di mobilità sostenibile per enti pubblici, col quale si finanziano interventi di vario genere, tra cui l’acquisto o noleggio a lungo termine di veicoli a basso impatto (elettrici, ibridi, bifuel) e lo sviluppo di servizi di car sharing o bike sharing. A livello comunale la fa da padrone l’incentivazione per l’acquisto di bici a pedalata assistita (o bici elettriche) e motocicli elettrici. L’entità del contributo per le bici varia dai 180 euro del Comune di Grosseto, fino a un massimo di 600 euro del Comune di Bologna (per contestuale rottamazione di un ciclomotore euro 0 o euro 1). Da segnalare l’iniziativa del Comune di Catania, mosca bianca tra i Comuni del sud. Il Comune di Ancona incentiva anche l’acquisto di auto elettriche e autoveicoli elettrici per trasporto merci, mentre il Comune di Torino offre dei bonus per l’utilizzo del car sharing a chi rottama un’autovettura vecchia e inquinante.

E Brindisi dove si colloca in tutto ciò? Nella città degli ambientalisti convinti, dei sostenitori del “No al carbone”, nessuno e sottolineo nessuno, ha proposto questo argomento. L’ingegnere Riccardo Rossi, l’unico per la verità ad aver parlato di mobilità sostenibile, inserisce tale argomento al centro del suo programma elettorale, limitandosi però ad affermare che “il futuro è le due ruote”.

Per il resto nulla di tutto ciò. Eppure considerati i soliti argomenti di discussione che per decenni hanno rappresentato la vera contrapposizione tra i vari schieramenti, vedi convenzioni Enel o rigassificatore,  questo argomento avrebbe davvero potuto rappresentare un punto di rottura con il passato, un lungimirante tentativo di guardare al futuro non solo in termini di innovazione ma al tempo stesso di sviluppo. Già perché puntare sull’elettrico, attraverso un proficuo sistema di incentivazione, non solo significa migliorare la qualità dell’aria che respiriamo, ma sviluppare una serie di attività che potrebbero rappresentare un vero e proprio business, sicuramente non nell’immediato, ma senza dubbio nel futuro, non soltanto per i privati ma al tempo stesso per gli enti pubblici.

Ad esempio, così come accade in molte città italiane, di medie e grandi dimensioni (di certo Brindisi non è Milano o Roma) le società che gestiscono il trasporto pubblico operano attraverso il servizio di car sharing. Per un numero sempre crescente di persone, e anche per le aziende, possedere un’auto può rappresentare un costo eccessivo, e allo stesso tempo non averla è un problema. Il car sharing è il servizio che prevede l’uso collettivo di un parco auto messo a disposizione ad un gruppo di utenti che le utilizzano grazie ad un sistema di prenotazione e ad un costo proporzionale all’utilizzo. Esso permette di avere a disposizione un’auto adatta alle esigenze familiari o aziendali (dalla piccola utilitaria alla spaziosa monovolume) senza possederne una e senza quindi sostenerne i costi fissi (bollo, assicurazione, manutenzione, garage o parcheggio), ma pagando solo in proporzione all’utilizzo.

A Brindisi, per risolvere l’annoso problema del traffico e dei parcheggi in centro, si potrebbero creare dei parcheggi di scambio nelle zone periferiche, istituendo in centro un’ampia zona a traffico limitato, dove poter circolare soltanto in bicicletta o con mezzi a basso impatto ambientale. Il tutto strutturato in modo da incentivare sia la mobilità sostenibile prestando però la massima attenzione a non deprimere ulteriormente i commercianti che lamentano da anni la desertificazione dei corsi principali. Insomma, tutto ciò potrebbe creare delle sinergie tra enti pubblici e principali associazioni di categoria, per rivitalizzare il centro.

Senza considerare che, in termini di incentivazione all’acquisto, un’importante sinergia, potrebbe derivare da accordi tra i vari Comuni del brindisino e l’Enel. In che modo? Un’idea potrebbe essere quella di mettere entrambe a monte lo stanziamento di una somma da destinare, sotto forma di contributo, a quei soggetti (e sono tanti) interessati all’acquisto di un veicolo elettrico (dal quadriciclo guidabile dai 14 anni in su, all’automobile). Senza considerare che tutto ciò potrebbe generare una serie di iniziative che coinvolgerebbero anche il tessuto economico della città (e se vogliamo anche della provincia) come ad esempio i centri commerciali, ma non solo.

Per l’Enel, che comunque è uno dei gestori delle colonnine elettriche di ricarica ed è parte attiva nel processo di sviluppo delle auto elettriche a livello europeo, comunque “investire” in tal senso a Brindisi, significherebbe recuperare buona parte del suo investimento attraverso gli introiti derivanti dalle ricariche che i possessori di un’auto elettrica dovranno sostenere. Questi sono solo alcuni esempi. Ma il messaggio è comunque chiaro ed inequivocabile: internet, giornali, televisioni da mesi ne parlano. Il futuro è appena iniziato. E Brindisi, per l’ennesima volta, non può permettersi di farsi trovare impreparata a questo nuovo modello di sviluppo.

*Consulente settore auto motive e giornalista pubblicista

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