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Vinta la battaglia contro il killer, Brindisi espropriata del processo

di Marcello Orlandini » 11 giugno 2012 alle 22:44

L'ingresso della Morvillo Falcone spazzato dalla bomba

Ora posso dirlo. Adesso che l’assassino di Melissa Bassi, l’uomo che ha dilaniato lei e le altre sue cinque compagne con premeditazione, è in galera, e che il suo fermo è stato convalidato. Ma ci sono immagini e ragioni giuridiche che non mi convincono come giornalista e come cittadino. E il momento di dirlo è questo. Ho provato disagio di fronte alle immagini della questura di Lecce circondata dai giornalisti e da gente comune in attesa. La sensazione era quella di uno scenario del tutto alieno alla vicenda, alle indagini, alla storia, alle emozioni ed al lavoro di chi ha fatto sì che Giovanni Vantaggiato fosse identificato e catturato in soli 18 giorni.

Un luogo lontano dalla città e dal teatro della strage, Brindisi e l’Istituto professionale Morvillo Falcone. Lontano da coloro che hanno raccolto quelle ragazze dall’asfalto, sanguinanti e ustionate ed hanno avuto il coraggio di tenere stretta loro la mano in attesa dell’arrivo delle prime squadre del 118. Lontano da tutti i giovani e le persone che immediatamente sono scese in piazza per dire “vigliacchi, non ci fate paura”, “io non ho paura”, “Melissa nel cuore”.

Lontano dalle comunità ferite, perché se è vero da un lato che questa storia e questa vittoria, importante anche se non compiuta del tutto, appartengono all’Italia intera e a tutta la società civile, sono Brindisi e Mesagne che hanno il cuore sanguinante. E’ qui che la passione civile e le emozioni dei giovani hanno costruito nei giorni persino le condizioni per una manifestazione nazionale. E’ qui – come dice il mio bravissimo collega Peppino Caldarola in questa stessa pagina – che i brindisini (compagni di Melissa e delle altre, medici e infermieri, investigatori, studenti e insegnanti, accompagnati dai loro sindaci) hanno dimostrato che al Sud ci sono italiani di serie A.

Gli studenti per Melissa

Tutti loro avevano diritto di assistere fuori dalla loro questura al passaggio del cellulare con a bordo l’assassino, e di applaudire i loro poliziotti ed i loro carabinieri, quelli che assieme ad un gruppo di colleghi giunti da Roma hanno dato l’anima (davvero, qualcuno l’ho visto piangere davanti alla Morvillo) ed alla fine risolto il caso. Loro è il merito, e di nessun altro. Invece tutto è stato sradicato, letteralmente, e trasferito nelle sceneggiature dei talk-show in crisi di astinenza e ancora aggrappati agli umori degli imputati del processo per la morte della povera Sarah Scazzi, con l’accondiscendenza di parti dello Stato – mi dispiace ma non riesco a mandare giù questi intrugli – ma anche in altra procura e davanti ad altri giudici.

E qui vengo all’altro punto della storia, dopo aver concluso la parte in cui le concessioni al sentimento sono state prevalenti. Un punto che non mi è abbastanza chiaro è quello dell’aggravante ipotizzata prima dalla Direzione distrettuale antimafia e poi dal giudice delle indagini preliminari, le finalità terroristiche della strage compiuta davanti alla scuola Morvillo Falcone. Ragiono da cittadino che fa il mestiere di giornalista, tengo a premettere. Se questa aggravante permarrà, sarà un giudice dell’udienza preliminare di Lecce a pronunciare la sentenza nei confronti di Giovanni Vantaggiato, se l’indagato chiederà di essere processato dal gup. O sarà la Corte d’Assise di Lecce in caso di rinvio a giudizio e rito ordinario.

I giudici brindisini saranno espropriati del diritto costituzionale a giudicare Giovanni Vantaggiato per competenza territoriale, solo perché è stata individuata dall’attuale coordinamento delle indagini, e poi dal giudice delle indagini preliminari di Lecce, la finalità terroristica in una strage che lo stesso autore collega invece a meri interessi economici ed a frustrazioni connesse al danaro e agli affari. E personalmente resto convinto che ci siano i soldi alla base dell’attentato anche se non nel modo e nelle circostanze descritte da Giovanni Vantaggiato.

Le ragazze del Morvillo

E allora, il terrorismo? Secondo le motivazioni della sentenza Corte di Cassazione del 2 aprile 2012, n. 122521, Sez. V penale, (quindi molto recente) devono intendersi connotate da finalità di terrorismo quelle condotte che: 1.”Per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno a un Paese o a una Organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici, o un’Organizzazione internazionale a compiere o ad astenersi dal compiere un qualsiasi atto” 2. Che possono “destabilizzare, o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese o di un’Organizzazione internazionale 3. Che siano “definite terroristiche o commesse con finalità di terrorismo da convenzioni o altre norme di diritto internazionale vincolanti per l’Italia”.

Francamente, pur ammettendo l’effetto dell’intimidazione temporanea, molto temporanea, su parte della popolazione causata dall’attentato alla Morvillo Falcone (e quelle migliaia di magliette con la scritta “io non ho paura”, ne sono una controprova) da profani assoluti non vediamo quale grave danno ne abbia riportato lo Stato italiano. Per ora vediamo solo un processo spostato dalla città teatro di una gravissima azione criminosa mossa da ragioni economiche ad un’altra città e davanti ad altri giudici, nato da una indagine che sarebbe dovuta tornare alla procura di Brindisi e che ha vissuto a Brindisi la sua quasi totale evoluzione. E il perchè non lo comprendiamo affatto.



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