Centrali elettriche: "Tutt'altro che green le proposte di Enel e A2A"

Associazioni ambientaliste contrarie alle ipotesi di riconversione a gas dei siti di Brindisi Nord e di Cerano

Un gruppo di associazioni ambientaliste di Brindisi (Centro Turistico Giovanile, Forum Ambiente Salute e Sviluppo, Friday for Future Brindisi, Italia Nostra, Legambiente, No al Carbone, Salute Pubblica, Wwf) esprime disappunto nei confronti delle ipotesi di riconversione a gasa delle centrali A2a (Brindisi Nord) e Federico II di Cerano. Lo fa attraverso una nota inviata al ministero dell’Ambiente, alla Regione Puglia, al sindaco, ai parlamentari, ai consiglieri regionali eletti a Brindisi e agli organi di informazione

Di seguito il contenuto del documento

Sorprende che qualcuno definisca “green” le proposte di A2A ed Enel per le centrali termoelettriche Brindisi nord e Brindisi sud. A2A ha contestato la prescrizione di effettuare la bonifica delle acque di falda sotto lo stabilimento e ha chiesto la verifica di assoggettabilità alla Via. per realizzare otto motori endotermici (potenza nominale 150 Mw) alimentati a metano, da attivare per coprire la domanda di punta in rete. 

È appena il caso di sottolineare che la Regione Puglia nel 2017 ha prodotto 33.153,3 Gwh lordi e 31.569,7 Gwh netti, a fronte di un consumo regionale di 17.017,6 Gwh. I dati dimostrano quanto assurda e strumentale sia la motivazione di coprire la domanda di punta poiché i carichi, e quindi i picchi di consumo, sono ben lontani da una Regione che esporta circa la metà della sua produzione. 
Enel ha presentato l'intenzione di realizzare una centrale a turbogas alimentata a metano che dovrebbe entrare in funzione alla fine dell'esercizio dell'alimentazione a carbone. Queste conversioni interessano oltre la centrale di Brindisi, quelle di Civitavecchia, La Spezia e Fusina. 

Smantellamento Edipower, centrale A2A Brindisi-2-2

Nel caso della proposta di A2A, va precisato che è improprio parlare di riconversione in quanto si tratterebbe di costruire una nuova centrale. Una scelta che comporterebbe, considerando la vita media di una centrale termoelettrica, il mantenimento in esercizio del nuovo impianto fino al 2045 condannando il nostro territorio a subire per lunghi anni la combustione di fossili, qual è il metano, fortemente climalteranti e ad alto impatto ambientale. 

In una regione che oggi esporta (giova ripeterlo) il 50% della sua produzione elettrica ed in un territorio che ancora paga i gravi danni dovuti a impianti industriali ed elettrici è incredibile che si propongano impianti termoelettrici alimentati a metano mentre nel contempo in Italia si chiudono 11.000 Mw con alimentazione similare. La centrale termoelettrica Enel di Cerano vede ridursi fino quasi ad un quarto l'esercizio dei 2.640 Mw installati a causa della contrazione della domanda e della produzione da fonti rinnovabili, che permangono nonostante il taglio degli incentivi. Per altro è  bene ricordare che nel petrolchimico sono attivi 1.170 Mw di Enipower alimentati a metano e che la provincia di Brindisi è quella con una presenza di fonti rinnovabili maggiore in Puglia, Regione ai vertici in Italia, ciò che rafforza la richiesta di una produzione diffusa in Italia in rapporto ai dati effettivi di domanda e consumo. 

È significativo che il sindaco di Civitavecchia in merito alla riconversione della centrale di quell’area abbia affermato che il nuovo impianto: “non sistema la situazione ambientale, non risolve i problemi lavorativi diretti e di indotto” aggiungendo che “il gas è fortemente inquinante”.  Le nostre associazioni si opporranno alla riproposizione di vecchie logiche aziendaliste, alla strumentalizzazione del ricatto occupazionale ed a scelte che vanno in senso contrario rispetto all'uscita dalla combustione dei fossili. Vogliamo ricordare che la centrale di Brindisi nord A2A (ex Enel, ex Edipower) doveva essere chiusa e dismessa, dopo la riconversione a gas, il 31 dicembre 2004 e che è rimasta inattiva dal 2012. 

A nostro avviso, per la centrale di Brindisi nord occorre pretendere lo smantellamento dei gruppi 1 e 2 di tale impianto nonché di quelli 3 e 4 dismessi nel 2012 con la conseguente bonifica di tutte le matrici ambientali, ivi incluse le acque di falde. In merito alla centrale Brindisi sud è necessario opporsi in tutte le competenti sedi a quella che viene impropriamente definita soluzione transitoria: il turbogas perpetuerebbe la combustione di fossili e il conseguente inquinamento fino al 2040/45. 

L'alternativa esiste ed è individuabile nella bonifica e nella riqualificazione del territorio di cui Enel deve farsi carico, negli impianti da fonti rinnovabili concentrati nei 270 ettari di proprietà Enel, nel solare diffuso e nella riconversione economica che anche recentemente è stata presentata con il coinvolgimento delle scuole della città. Misure queste in linea con gli interessi generali che garantirebbero un'occupazione ad alto valore aggiunto di rilevanti dimensioni nell’interesse generale del nostro territorio. 

Nel rammentare che il Dpp (Documento Programmatico Preliminare del Comune di Brindisi) per il Pug in vigore destina l’area A2A alla retroportualità (scelta assai giusto che escludiamo sia in discussione), chiediamo all’Amministrazione comunale di Brindisi di far conoscere su questi scottanti problemi le sue determinazioni confidando che esse si facciano carico delle nostre preoccupazioni e delle nostre attese che crediamo siano in linea con quelle della nostra comunità, interessi che la storia di questi decenni ha dimostrato che certamente non corrisponde a quelli delle società elettriche. 

Si chiede, in primo luogo al sindaco, se si intende cambiare tale destinazione, e se è intendimento presentare al Ministero dell’Ambiente le osservazioni sul progetto della società A2A e, in seguito, sul progetto dell’Enel.

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