Brindisi dopo la decarbonizzazione: Legambiente invita il ministro Costa

Il 10 maggio la presentazione delle idee progettuali elaborate dagli studenti sul futuro dell'area fra il petrolchimico e la Federico II

Il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, ha invitato il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, alla manifestazione in programma il prossimo 10 maggio nel corso della quale verranno presentate le idee progettuali elaborate dagli studenti e dai loro docenti delle scuole superiori di Brindisi, riguardo al futuro dell’area compresa fra il petrolchimico e la centrale Enel Federico II, in vista della chiusura di quest’ultima, prevista, stando alla Strategia energetica nazionale, per il 2025. 

Pubblichiamo di seguito la lettera aperta inviata al ministro

Caro Sergio,

ti scrivo per invitarti all’iniziativa pubblica che Legambiente nazionale organizza il 10 maggio p.v. nella città di Brindisi. Presenteremo le idee progettuali, elaborate dagli studenti e dai loro docenti delle scuole superiori brindisine, concernenti il futuro dell'area che va dal petrolchimico sino alla centrale Brindisi sud nella prospettiva della chiusura di quest’ultima.

Il percorso di studio che abbiamo promosso come Legambiente ha già prodotto alcune proposte che offrono occupazione per i lavoratori attualmente impegnati nella centrale e che, naturalmente, saranno confrontate anche con l’Enel. Riguardano la realizzazione di un impianto solare termodinamico, di un impianto di produzione di energia elettrica e idrogeno utilizzando le onde del mare a ridosso della falesia vicina alla centrale, di un centro di ricerca sulla smart energy. 

Inoltre, sono anche in via di definizione studi sui parchi regionali delle Saline di Punta della Contessa e di Cerano Tramazzone (e sulle relative aree SIC e ZPS) con l’obiettivo di giungere a un vero piano innovativo di rigenerazione e valorizzazione dell'intero territorio che risulti “risarcitorio” rispetto al piano di risanamento ambientale disatteso.

Il lavoro in corso, non a caso svolto da studenti che rappresentano il futuro della città, tende a raggiungere l'obiettivo di garantire lo smantellamento e la bonifica di impianti e siti dismessi e a fornire una proposta organica di sviluppo sostenibile del territorio in esame. La vasta area di 270 ettari di proprietà dell’Enel pensiamo debba essere parte di un piano integrato fondato su fonti rinnovabili, efficientamento energetico “smart energy”, sulla ricerca e sulla valorizzazione delle risorse naturali e agronomiche con finalità innanzitutto “no food”.

Come tu ben sai, Brindisi è fra le città che hanno vissuto più direttamente gli effetti dell'industrializzazione nell'Italia meridionale. La scelta di realizzare grandi impianti di produzione di base ha comportato un forte drenaggio di finanziamenti pubblici, ha prodotto ricadute economiche ed occupazionali e ha provocato un forte impatto ambientale e sanitario.

Impianti di base e poco flessibili hanno fatto i conti con un mercato sempre meno ricettivo e con la conseguente “tranquilla” fuga di grandi gruppi industriali (quali EVC e Dow Chemical) dalle proprie responsabilità, rispetto alla bonifica dei terreni occupati e ai lavoratori. Emblematico è il caso di “Micorosa”, un'area di 44 ettari gravemente inquinata da rifiuti industriali, non bonificata dai titolari dell'impresa e interessata da un appalto pubblico, concesso con un ribasso del 74% che ha permesso di realizzare soltanto la messa in sicurezza e non la bonifica.

Brindisi è stata una delle prime area ad elevato rischio di crisi ambientale e nell'aprile del 1998 è stato pubblicato su Gazzetta Ufficiale il DPR contenente il relativo Piano di risanamento. Del Piano sono rimaste lettera morta perfino le “Priorità uno” (immediatamente ammissibili a finanziamento), fra le quali il monitoraggio ambientale globale e gli interventi di bonifica, oltre a buona parte della convenzione sul polo energetico stipulata fra le Istituzione e l'Enel.

Nella convenzione era previsto che la centrale termoelettrica Brindisi sud avesse in esercizio tre gruppi su quattro, mentre la centrale termoelettrica Brindisi nord avrebbe dovuto essere dismessa nel 2004. In realtà quest'ultima è stata chiusa soltanto perché la sua produzione era ormai fuori mercato e la centrale Brindisi sud, che nel 2006 è stata l'impianto industriale che più ha emesso Co2 in Europa, ha via via visto ridurre la sua produzione, oggi corrispondente a meno di due gruppi equivalenti rispetto alla potenza nominale complessiva di 2.640 MW.

La centrale Brindisi sud, alimentata a carbone, viene definita da Enel impianto essenziale in caso di richieste di punta in rete e non è ufficialmente stata inclusa fra i 20 impianti inseriti nel programma della società elettrica Futur-e, rispetto ai quali Enel chiede proposte e manifestazioni d'interesse per una diversa destinazione delle aree occupate. Tecnicamente è evidente che la centrale Brindisi sud, lontana dai carichi (punti di maggiore richiesta in rete), strutturalmente ben poco flessibile e anti economica con gli attuali livelli di produzione, è uno di quegli impianti su cui applicare, sin da oggi, il programma di uscita al 2025 dalla produzione alimentata a carbone previsto nella Strategia Energetica Nazionale (Sen).

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Nell’iniziativa del 10 maggio vorremmo sottoporre alla tua attenzione la proposta di piano, nato dal basso, con l'intento di riuscire a costruire quel “patto per Brindisi” più volte annunciato in passato e mai attivato e finanziato. Sicuro della tua attenzione verso la complessa vicenda brindisina, spero in un tuo positivo riscontro all’invito che ti rivolgiamo. Resto a disposizione per eventuali chiarimenti e approfondimenti e ti saluto con affetto.

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