Impianto A2A e centrale Enel: le associazioni scrivono al ministro

Una serie di richieste sul futuro dei due siti, alla luce di quanto emerso durante il convegno "Notte a Cerano"

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta al ministro per gli Affari regionali e Autonomie, Francesco Boccia, al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e al sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi, riguardo al convegno Notte a Cerano che si è svolto lo scorso 25 gennaio presso il foyer del teatro Verdi di Brindisi. La missiva è firmata da: Centro turistico giovanile; Forum Ambiente Salute e sviluppo; Isde – Medidi per l’Ambiente; Italia Nostra; Legambiente Brindisi; No al Carbone, Salute Pubblica; Wwf Brindisi.

La localizzazione del convegno in oggetto nel foyer del Teatro Verdi, subito prima di un concerto ha finito con il comprimere i tempi e la possibilità di un confronto sul futuro di Cerano. Abbiamo appreso l’intenzione del Governo di esaminare la possibilità di concedere anche a Brindisi, come a Taranto, l’individuazione di una zona franca e di sgravi per le imprese, oltre all’avvio dell’esame di merito sul contratto istituzionale di sviluppo (Cis), rispetto al quale ci auguriamo ci siano ancora i margini per la partecipazione delle Associazioni, fino ad ora mancata. 

Abbiamo chiesto e torniamo a chiedere ai destinatari della presente l’assunzione di una posizione comune e di impegni precisi sul futuro di Cerano all’interno di una chiara strategia di decarbonizzazione e di green new deal.  Al ministro Boccia ricordiamo che la Commissione europea ed il Parlamento europeo hanno programmato investimenti per mille miliardi di euro in dieci anni in favore del green new deal e, in primo luogo, di una transizione energetica fondata su fonti rinnovabili ed efficientamento energetico. Gli assi portanti di questa programmazione sono il just transition fund, i fondi strutturali 2021-2027 e l’apertura di linee di credito coordinate dalla Banca europea per gli investimenti (Bei). È fondamentale che il governo definisca urgentemente una pianificazione ben più incisiva di quella contenuta nella Strategia energetica nazionale 2  (Sen) e nel più recente Piano nazionale integrato energia clima, innanzitutto cancellando la previsione di nuove centrali termoelettriche alimentate a metano e la stortura della concessione, attraverso il capacity market, di finanziamenti per chi continua ad investire su nuovi impianti con questo combustibile fossile. 

È necessario rendere pubblica la recente asta di Terna, previo impegno di impedire l’assegnazione di quote ad imprese che hanno chiesto autorizzazioni per questi nuovi impianti, in merito ai quali attendiamo un giudizio di compatibilità ambientale negativo da parte della commissione Via Vas.  Nelle aree oggi occupate dalla dismessa centrale Brindisi nord e da quella Brindisi sud, è indispensabile che il Governo disponga sin da ora il progressivo smantellamento degli impianti esistenti e di tutte le opere connesse e la conseguente bonifica, attuando, d’intesa con il territorio, un piano di transizione energetica fondato sulle fonti rinnovabili, sull’economia verde e circolare e sulla valorizzazione delle risorse territoriali e portuali. 

Al presidente della Regione Puglia Emiliano ed al sindaco di Brindisi Rossi si chiede di esprimere formalmente il proprio no rispetto ai due progetti sopra richiamati e di avviare subito la costruzione partecipata di un Piano di transizione energetica fondato su solare termodinamico e fotovoltaico (con le più avanzate tecnologie di accumulo), su produzione di energia elettrica ed idrogeno da moto ondoso, su filiere produttive inerenti componentistica ed accumulo connessi alle fonti rinnovabili, sulla rigenerazione del territorio che va dall’area industriale alla centrale termoelettrica Brindisi sud. Vanno quindi sostenute imprese che rispondano a quanto previsto nella programmazione europea, intercettando i connessi enormi finanziamenti. 

L’area occupata dalla dismessa centrale Brindisi nord deve essere restituita alle attività retroportuali ed alla logistica ed A2A, se vuole restare sul territorio in modo costruttivo, si impegni a garantire l’elettrificazione, innanzitutto delle banchine. Enel, che oggi brucia 1,3 milioni di tonnellate di carbone per alimentare soltanto uno dei quattro gruppi della centrale Brindisi sud, da chiudere entro il 2025, si impegni a portare a Brindisi quanto Enel greenpower realizza, soprattutto all’estero, nella ricerca, nella progettazione e nella costruzione di linee produttive da fonti rinnovabili, invece di continuare a “vendere” l’illusione di un’altra centrale termoelettrica, che garantirebbe appena cinquanta posti diretti ed anche per breve tempo, perché una centrale a turbogas, oltre che niente affatto green, presto sarebbe fuori mercato. 

Attendiamo risposte rapide e chiare, anche nell’interesse dei lavoratori ai quali Governo, Regione Puglia e Comune di Brindisi oggi hanno l’occasione di offrire occupazione stabile in programmi che siano rispondenti e finanziabili nel green new deal europeo.

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