Milioni di storni a Torre Guaceto: il focus di National Geographic

La celebre rivista di divulgazione scientifica ha dedicato un servizio e un mini documentario all'oasi protetta

BRINDISI – National Geographic, una delle riviste di divulgazione scientifica più lette al mondo, ha dedicato un reportage al fenomeno dei milioni di storni che in autunno e inverno sostano nella riserva marina protetta di Torre Guaceto, facendone il più grande dormitorio di uccelli mai documentato.

Il servizio pubblicato sul numero di dicembre, attualmente in edicola, è completato da un mini documentario visibile sul sito di National Geographic Italia. Un video di 2,36 minuti documenta lo straordinario spettacolo regalato da una miriade di puntini neri che sorvolano i canneti.  Basti pensare che nel gennaio 2018, secondo le stime dei ricercatori, sono stati ospitati in Puglia dagli otto ai 10 milioni di Storni provenienti dal nord dell’Italia e dai Paesi dell’Est, spinti dal freddo dei distretti di origine. 

Questi si radunano al tramonto e sono solo due i siti pugliesi che hanno eletto a dormitorio perché sicuri e protetti e uno di questi è la Riserva Naturale dello Stato di Torre Guaceto.  Gli stessi sono censiti dagli ornitologi incaricati dalla Facoltà di Agraria dell’Università di Bari che svolge, per la Regione Puglia, il monitoraggio della specie finalizzato alla valutazione delle interazioni di queste con l’uomo. 
“Al tramonto - si legge in una nota diramata lo scorso gennaio dal consorzio di gestione dell’oasi - a Torre Guaceto si assiste ad uno spettacolo della natura. Nuvole di storni composte dai 3 ai 5 milioni di esemplari scendono nei canneti facendo emozionanti evoluzioni. Ne approfittano i rapaci come i falchi di palude (Circus aeruginosus), le albanelle reali (Circus cyaneus) e i falchi pellegrini (Falco peregrinus) che li inseguono per cibarsene”.  

“Per scendere più nel dettaglio delle caratteristiche di questo animale, lo storno (Sturnus vulgaris) è un uccello appartenente all’ordine sistematico dei Passeriformi, di cui fanno parte numerose specie, molte comuni e sinantropiche, cioè vicine all’uomo per opportunità alimentare, di protezione e di offerta di siti riproduttivi. Per avere riprova di questa sua attitudine, basti pensare al passero (Passer domesticus) che costruisce il nido negli interstizi delle abitazioni, si ciba nei coltivi di frumento e vive nei pressi delle abitazioni dove i predatori non osano avvicinarsi”.  

“Lo storno è originario dell’Eurasia, ma è stato introdotto in tutti i continenti tranne l’America meridionale e l’Antartide. Ha dimensioni corporee medio-piccole, pesa all’incirca 80 grammi e il suo piumaggio è di colore nero. I sessi sono distinguibili solo nel periodo riproduttivo, quando compare una macchia sulla base del becco, azzurra nei maschi e rossastra nelle femmine. In questa fase, il piumaggio dello storno assume riflessi lucenti azzurro-verdastri”.  

“Questo uccello vive nelle campagne, ma anche nei villaggi e nelle città. Nidifica in cavità naturali di rocce e di alberi, ma anche di edifici, in lampioni e pali di cartelli stradali. Si nutre di insetti, di frutta e di semi.  E’ specie migratrice, ma anche stanziale alle latitudini meridionali”.

“Purtroppo, lo storno è una specie odiata da molti per la sua abitudine di cibarsi anche di olive, ma in realtà è un insettivoro e la sua utilità è spesso sottostimata. Come spiegano gli addetti ai lavori, per placare l’ira degli agricoltori, basterebbe ristorare i danni eventualmente prodotti da questi uccelli per sanare un conflitto forse inutile”. 

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