Wwf Brindisi: "Ecco perché siamo contrari alle opere portuali"

La posizione dell'associazione ambientalista riguardo all'ordine del giorno sul porto approvato all'unanimità dal consiglio comunale

BRINDISI - Il Wwf Brindisi boccia le opere portuali alle quali il consiglio comunale di Brindisi lunedì (8 aprile) ha dato il via libera, tramite un ordine del giorno che ha messo d’accordo maggioranza e opposizione. 

L’associazione ambientalista “esprimere il proprio compiacimento per la compattezza con cui il Consiglio abbia espresso il proprio favore alle tre opere, che dovrebbero poter permettere al porto, e quindi alla nostra città, lo sviluppo che si merita e che è stato perso di vista negli anni precedenti”. 

“Anche in considerazione  - si  legge in un comunicato - del fatto che altrimenti si perderebbero importanti finanziamenti. Bene anche tutte le richieste fatte all’Autorità di Sistema Portuale in merito al piano regolatore, alla sicurezza del porto, ai tempi certi di dismissione dei moli da parte di Enel, alla bonifica del deposito Pol e la sua futura destinazione d’uso, all’area Zes, all’elettrificazione delle banchine”.
Il Wwf, però, è contrario alle tre opere riguardanti la realizzazione di nuove banchine a Sant’Apollinare, il dragaggio dei fondali e la realizzazione di una vasca di colmata a Costa Morena Est.

Pubblichiamo di seguito le obiezioni dell’associazione

Nuovi accosti a Sant’Apollinare

Il banchinamento di Sant’Apollinare rappresenta una cementificazione, cioè un consumo di suolo, che è una malattia che debilita l’Italia e che, anche nello specifico caso di Brindisi, dopo aver cancellato buona parte della fascia costiera, cerca ora di cancellare definitivamente ciò che è rimasto nel porto naturale, andando contro quello sviluppo sostenibile tanto ambito e tanto ricercato che rappresenta ora l’unico modello da perseguire. 

Sant’Apollinare, per la vicinanza all’area archeologica di Punta delle Terrare, il primo insediamento umano a Brindisi, meriterebbe una destinazione diversa, che quella espressa ieri dal Consiglio. Come giustamente si chiede all’Autorità di Sistema Portuale, bisogna puntare alla riqualificazione delle aree e dei manufatti dismessi, come nel caso di villa Skirmut, ma, a nostro parere, disincentivando il consumo di ulteriore costa.

E, se vogliamo porla dal punto di vista “romantico”, Sant’Apollinare rappresenta l’unica e ultima memoria storica delle spiagge cittadine. Di approdi se ne possono trovare altri, a cominciare da Capo Bianco e finendo alla grande diga di Punta Riso.

Dragaggio fondali

Il dragaggio dei fondali, che rilancerebbe il porto per i traffici con imbarcazioni sempre più grandi, deve tenere conto però dei pochi studi archeologici fatti che, se non approfonditi, rischiano di cancellare definitivamente alcune importanti tracce del passato navale della città. 
Sui fondali dell’area in questione, anche vicino a Sant’Apollinare, sono presenti importanti testimonianze archeologiche come almeno due barche di epoca romana e medioevale, che meritano di essere ulteriormente studiate prima dell’inizio dei lavori, magari portate a terra ed esposte proprio nella zona retroportuale adiacente le già citate Terrare. 

Colmata a Costa Morena

La colmata prevista fra Costa Morena est e il molo petroli è un ulteriore smacco per il porto, oltre che dal punto di vista morfologico (il porto di Brindisi, la testa di cervo, ha subito così tante modificazioni da rendere irriconoscibili buona parte delle aree interne) anche da un punto di vista naturalistico, in quanto, come ci ha ricordato il Sindaco l'11 gennaio, va a influenzare negativamente sulla foce di Fiume Grande e sull'area SIC lì presente. 

E non si comprende neanche il motivo per cui i materiali di risulta dai dragaggi debbano essere messi in una cassa di colmata da costruire apposta e non, in quanto rifiuti speciali, trattati e smaltiti in apposite discariche a terra. 

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