Primarie del Pd, anche Brindisi sceglie Renzi

L'ex premier ottiene il 45 per cento delle preferenze, il ministro Orlando riesce a incassare il 30 per cento mentre Emiliano si ferma al 25. Nel capoluogo l'ex presidente del Consiglio sostenuto dagli ex Pd, ora Democratici e socialisti di Brigante-Loiacono e Flores che però non hanno votato: hanno assistito allo spoglio

BRINDISI – Anche Brindisi città e i comuni della provincia, alla fine, hanno dato fiducia all’ex premier Matteo Renzi: il neo segretario in pectore del Pd, chiusi i seggi per le primarie, nel capoluogo ha raccolto il 45 per cento delle preferenze, sostenuto anche dagli del Partito democratico, come Luciano Loiacono & co, ora esponenti dei Democratici e socialisti, impegnati in una prova di forza con l’Amministrazione centrista della sindaca Angela Carluccio per riportare a sinistra la barra della Giunta.

primarie pd brindisi 1-2

I Ds, rappresentati in città dal coordinatore Damiano Flores, primo degli eletti nella lista del Pd alle ultime elezioni, si sono sempre dichiarati pro-Renzi ma non hanno votato ieri al seggio allestito a Palazzo di città, nel salone di rappresentanza Marino Marino Guadalupi. Non lo ha fatto Loiacono, per esempio, che però ha voluto comunque assistere alle operazioni di spoglio terminate attorno alle 23.

A tentare di votare è stato un ex dirigente del Pd di Brindisi, Achille Azzarito, molto vicino ai Ds, il cui nome era venuto a galla nelle ultime settimane come possibile candidato in corsa in direzione della Stp. E’ stato allontanato perché espulso e in quanto tale non ammesso al voto, anche se il regolamento delle primarie consente la partecipazione anche dei non iscritti al partito, previo pagamento di due euro.

L’episodio conferma, nel caso in cui ce ne fosse ancora bisogno, che il nodo degli ex Pd a Brindisi non è affatto chiuso. Resta con tutta la coda di polemiche risalenti all’ultimo periodo dell’Amministrazione di centrosinistra guidata dal Pd con Mimmo Consales sindaco, quando il governatore della Puglia, Michele Emiliano, allora anche segretario regionale del partito, chiese la sostituzione di due assessori, Pasquale Luperti all’Urbanistica e Antonio Monetti all’Ecologia, materie diventate – lo si è scoperto dopo – oggetto di inchieste delle Procure. Emiliano da quel momento ha seguito le vicende politico-ammnistrative di Brindisi sino a sostenere la candidatura di Nando Marino a sindaco, in contrapposizione a quella di Angela Carluccio, appoggiata da molti ex Pd in uno con i centristi della coppia Marcello Rollo-Massimo Ferrarese.

Maurizio Bruno e Michele EMiliano-2

In città, quindi, le primarie si sono inserite in un contesto simile. Renzi ha convinto, sia pure con una percentuale più bassa rispetto al dato rastrellato sul piano nazionale, dove i consensi sono arrivati al 71 per cento. Emiliano ci ha provato, ha giocato la sua partita con il sostegno, tra gli altri, del presidente della Provincia Maurizio Bruno convinto della necessità di traguardare a Roma la questione meridionale. Ha tentato la corsa per la segreteria nazionale il ministro Andrea Orlando che a Brindisi è stato sostenuto anche dall’attuale consigliere comunale del Pd, Antonio Elefante, già segretario cittadino, poi dimissionario, nonché dall’ex consigliere Francesco Cannalire.

Restano, inoltre, le polemiche legate alla partecipazione al voto di forze politiche che nulla hanno a che vedere con il Pd, come evidenziato pubblicamente dal senatore Salvatore Tomaselli, sulla sua pagina Facebook: “Lo dico ad urne aperte per le Primarie del Pd: in Puglia sembrano le primarie degli altri con un pizzico di Pd”, si legge nel post di ieri. “Gli elettori Pd sono infatti una sparuta minoranza tra truppe cammellate provenienti da altri partiti e dal centrodestra”.

Assenti gli esponenti di Articolo 1, rimasti a guardare dopo la scissione dal Pd: non hanno votato, dopo aver sostenuto che con le primarie il partito sarebbe diventato quello di Renzi.

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