Centrosinistra, primarie il 25 novembre

ROMA - E' confermata la data del 25 novembre per le primarie del centrosinistra. E' quanto si legge nel documento sulle regole presentato da Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola e Riccardo Nencini. L'eventuale ballottaggio, nel caso in cui nessun candidato raggiunga al primo turno il 50% più 1 dei voti, si terrà domenica 2 dicembre. Le primarie "sono la cosa più bella che la politica possa offrire oggi e noi ne siamo orgogliosi": ha detto Pier Luigi Bersani. "Da oggi si comincia e noi ci stiamo assumendo un rischio - dice -, quello della partecipazione. Ci potrà essere qualche inconveniente. Le primarie sono fatte così. Ci potrà essere un dibattito più aspro di quanto vorremmo, ma noi siamo orgogliosi".

Vendola e Bersani

ROMA - E' confermata la data del 25 novembre per le primarie del centrosinistra. E' quanto si legge nel documento sulle regole presentato da Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola e Riccardo Nencini. L'eventuale ballottaggio, nel caso in cui nessun candidato raggiunga al primo turno il 50% più 1 dei voti, si terrà domenica 2 dicembre. Le primarie "sono la cosa più bella che la politica possa offrire oggi e noi ne siamo orgogliosi": ha detto Pier Luigi Bersani. "Da oggi si comincia e noi ci stiamo assumendo un rischio - dice -, quello della partecipazione. Ci potrà essere qualche inconveniente. Le primarie sono fatte così. Ci potrà essere un dibattito più aspro di quanto vorremmo, ma noi siamo orgogliosi".

Secondo Bersani le primarie sono lo strumento per riavvicinare politica e cittadini: "Noi ci prendiamo la responsabilità di intraprendere una strada e rompere il muro tra cittadini e politica". Prosegue il segretario del Pd: "Io farò girare la ruota ma non ci può essere uno che da solo decide quali siano i rami secchi da tagliare. La ruota girerà, certo, ma cosa tagliare lo sceglieremo insieme. Se uno decide da solo può azzeccarne una ma sbagliarne quindici".

Pierluigi Bersani risponde così, in diretta tv a 'In mezz'ora' alle parole di Renzi che aveva chiesto di "tagliare i rami secchi". Bersani ha chiuso con una battuta il richiamo al confronto con Renzi, "eventualmente si metterà al servizio dell'Italia, come me: non siamo mica due da briscola".

Dichiarazioni anche dal governatore della Puglia: "Casini non lo abbiamo definitivamente perso. Non l'abbiamo mai trovato. Quanto scritto oggi nella 'carta di intenti' è alternativo al pensiero conservatore di Casini", ha detto Nichi Vendola al termine della firma del 'patto di centrosinistra'. "Casini stia tranquillo. Si deve rassegnare qualcuno che pensa che l'Italia sia sempre il paese dei gattopardi che decide di cambiare tutto per non cambiare tutto".

Di Casini ha parlato anche Bersani: "La nostra posizione é chiarissima, ribadita, tutti la conoscono, Casini legga bene le carte: noi manderemo avanti il meglio di questa esperienza. Certamente Monti deve continuare a dare un contributo a questo Paese", ha detto il segretario del Pda proposito della continuità della carta d'intenti del centrosinistra con l'agenda Monti.

"Noi garantiremo il rigore e la credibilità che ha portato Monti, ma in quel rigore ci vuole più lavoro, più equità e più diritti. Serve un'agenda italiana, non di Monti o di Bersani, che metta al centro il lavoro", ha annunciato Bersani dal palco della piazza di Bettola, il suo paese, durante un comizio.

Sempre nel corso della trasmissione 'In mezz'ora', invece, il segretario del Pd ha detto che "una maggioranza chiara deve uscire, semmai il tema è se una formazione, una alleanza o un blocco arriva al 46%, si tratta di vedere le alleanze politiche. Se si parla di governissimi che significano 'Monti bis' per via di una mega maggioranza Bersani-Berlusconi, non esiste", rispondendo ad una domanda su "che cosa succede se non c'é una maggioranza chiara" e "se sarebbe disposto ad appoggiare un Monti Bis".

"Per il futuro avremo a dialogare anche con forze europeiste, riformiste, che non hanno sostenuto il governo Monti. Il contributo di cambiamento di cui il paese ha bisogno non può fermarsi al governo Monti e quindi non è questione di Monti o di Bersani ma di una maggioranza coesa che vuole effettivamente cambiare l'Italia. Quindi per favore - ha chiesto Bersani - non fatemi tutti i giorni il prelievo del sangue per verificare il tasso di 'montismo', il problema è cambiare".

"Se ci sono le condizioni politiche, in nome del tema europeo, incontriamoci a discutere con forze liberali, democratiche ed europeistiche", ha affermato ancora Pirerluigi Bersani a 'In mezz'orà su RaiTre, rispondendo a Lucia Annunziata che gli chiedeva se è pronto ad "allearsi con l'Udc di Casini" dopo le elezioni nel caso il centrosinistra non raggiungesse la maggioranza necessaria per governare.

Chi rinuncia invece alla candidatura alle prossime elezioni è Walter Veltroni, che ne ha fatto annuncio sempre su Rai 3, ma a 'Che tempo che fa' di Fabio Fazio. Decisione che non ha a che fare con Renzi, "perché già nel 2006, quando ero candidato a sindaco, a Roma, dissi che una volta conclusa la mia esperienza avrei smesso di fare la politica professionalmente, dopo di che mi è stato chiesto di fare una cosa alla quale non potevo opporre le mie scelte personali di vita, e cioé il candidato alla presidenza del Consiglio".

"L'ho fatto, 12 milioni di persone hanno votato per me. Nel 2009 - ha detto l'ex segretario del Pd - ho deciso di dimettermi e sono state dimissioni vere, ma in quel momento ho dentro di me confermato la decisione che oggi ribadisco, non mi ricandiderò alle prossime elezioni politiche". Si può fare poltica anche fuori dalle assemblee elettive, ha sottolineato Veltroni precisando che rinunciando alla candidatura non rinuncia però a fare politica, un'esperienza che continuerà come impegno civile.

Veltroni sarà in provincia di Brindisi per una seri di incontri anche nelle scuole a partire dalla mattinata i lunedì 15 ottobre.

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