L'avviso: "Il PdL non è Woodstock"

BRINDISI - Più veloce della luce. L'outing di Massimo Ciullo contro Luigi Vitali e le pressioni che gli arriverebbero da quella direzione non è rimasto solo a lungo, nel mondo digitale della tv e dell'informazione sul web. Ecco la risposta in ripartenza del management del partito, affidata al consigliere regionale di Francavilla Fontana, Pietro Iurlaro, molto vicino anzi vicinissimo all'onorevole Vitali. Ciullo, dice in sostanza Iurlaro, male ha fatto a scegliere un palcoscenico pubblico: sono cose da regolare a microfoni spenti, e il Pdl non è un raduno rock di fine anni Sessanta.

Ciullo come Jimi Hendrix

BRINDISI - Più veloce della luce. L'outing di Massimo Ciullo contro Luigi Vitali e le pressioni che gli arriverebbero da quella direzione non è rimasto solo a lungo, nel mondo digitale della tv e dell'informazione sul web. Ecco la risposta in ripartenza del management del partito, affidata al consigliere regionale di Francavilla Fontana, Pietro Iurlaro, molto vicino anzi vicinissimo all'onorevole Vitali. Ciullo, dice in sostanza Iurlaro, male ha fatto a scegliere un palcoscenico pubblico: sono cose da regolare a microfoni spenti, e il Pdl non è un raduno rock di fine anni Sessanta.

"Nessuna dittatura bulgara ma, tanto per rifarci agli anni ’60, il PdL brindisino non è, e non deve essere, neppure la parodia di Woodstock. Non se la prenda l’onorevole Alfredo Mantovano e non se la prenda, tantomeno, il rocker maledetto Massimo Ciullo, ma i tentativi di trasformare la sezione brindisina del partito azzurro nella caricatura di una puntata del Grande Fratello è in evidente contrasto con gli interessi degli iscritti, oltre che con la storia dell’azione politica azzurra sul territorio", ammonisce Pietro Iurlaro.

Insomma, Massimo Ciullo come Jimi Hendrix? "Se l’obiettivo è quello di vincere le elezioni, le mosse di Ciullo & Co. appaiono come un vero e proprio harakiri mediatico. Perché se i panni sporchi ci sono (ed è evidente che, a questo punto, ci siano) andrebbero, come sempre è stato fatto, lavati in famiglia. Se invece la mission è quella di rimediare una batosta elettorale e di spaccare il partito… beh, nulla da dire, la strada intrapresa è sicuramente quella giusta", osserva ironico il consigliere regionale.

Strimpellare in pubblico fa male al partito, che avrebbe potuto cogliere a piene mani i frutti delle divisioni a catena nel centrosinistra, sostiene dunque Pietro Iurlaro: "Un vero peccato dato che, con l’area del centrosinistra avvolta dalle contraddizioni post-laboratorio, c’è la reale possibilità di confermare il centrodestra alla guida del capoluogo. Ma c’è anche il dispiacere di vedere esponenti solitamente lucidi e analitici gettare alle ortiche anni di rapporti, di vittorie e sì, anche di sconfitte. Quelle che andrebbero superate con l’impegno comune e con il rispetto per gli elettori, per le gerarchie e per i ruoli ben fissati all’interno del partito".

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L'invito finale a Ciullo e compagnia è: "Discutiamone, certo. Ma lontano dai flash e a microfoni spenti. Perché se il confronto democratico è sicuramente una risorsa, una guerra civile pubblica è il suo esatto opposto. Insomma, al bando i personalismi e sì ad una sana autocritica. Tanto da parte di chi, per ruolo e mandato, ha l’onore e l’onere di prendere le decisioni quanto da parte di chi, mettendo sulla bilancia i propri numeri e le proprie capacità, dovrebbe essere in grado di capire quando è arrivato il momento di fare un passo indietro". Ma i buoi forse sono già fuggiti da un pezzo, se Iurlaro a sua volta trascura il consiglio dato agli altri.

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