Colizzi ai Giovani Pd: “Dialoghiamo”

OSTUNI - Prosegue il dibattito maturato sull'onda del documento con il quale i Giovani democratici di Ostuni hanno chiesto ai vertici cittadini del Pd un chiaro e netto rinnovamento della classe dirigente. Un appello che animerà anche la fase commissariale del partito ad Ostuni, che a partire ufficialmente da questa sera sarà gestita sino al nuovo congresso dal segretario provinciale, Corrado Tarantino. Di seguito, intanto, la lettera aperta che Franco Colizzi (Dirigente regionale Sel) ha scritto, rivolgendosi ai Giovani Pd della Città bianca.

Franco Colizzi

OSTUNI - Prosegue il dibattito maturato sull'onda del documento con il quale i Giovani democratici di Ostuni hanno chiesto ai vertici cittadini del Pd un chiaro e netto rinnovamento della classe dirigente. Un appello che animerà anche la fase commissariale del partito ad Ostuni, che a partire ufficialmente da questa sera sarà gestita sino al nuovo congresso dal segretario provinciale, Corrado Tarantino. Di seguito, intanto, la lettera aperta che Franco Colizzi (Dirigente regionale Sel) ha scritto, rivolgendosi ai Giovani Pd della Città bianca.

Cari ragazzi, mi pare di cogliere un vostro bisogno di discussione e di confronto più ampio rispetto a quello che può avvenire, di questi tempi, in una sede di partito. Per questo vorrei aprire con voi un dialogo, iniziando, come si dice, un po’ da lontano, e riproponendovi il nerbo di una riflessione che ho elaborato due anni fa. Quando pensate al futuro di Ostuni,  vi chiedo di immaginarlo dentro una Puglia migliore  nella quale ci sia uno spazio maggiore per il meglio della terra di Brindisi.

Ogni mattina, andando al lavoro, mi scorre davanti l’immagine del nostro territorio. Scendo dalla collina con il bianco rione Terra a sinistra, attraverso la piana degli ulivi, incontro la costa con le sue merlature, mi giunge l’odore del mare, leggo di vecchi castelli, scorgo terreni lavorati con amore dalle mani dell’uomo, proseguo in pianura mentre un aereo segnala l’aeroporto, entro in Brindisi e vedo il suo porto, penso alle imprese, alle fabbriche e alle centrali   energetiche, osservo studenti diretti a scuola o all’Università, approdo in un luogo di servizi sanitari e sociali per la persona.

La nostra provincia è piccola, ma si trova nel cuore della Puglia centrale e merita la giusta attenzione nel contesto regionale. Essa è un gioiello ambientale, di persistenze archeologiche, di architetture e di cultura materiale. Come tutta la Puglia, essa vale i versi di Federico II: “Filia solis, ave, nostro gratissima cordi”.

La terra di Brindisi ha nutrito scrittori classici come Ennio e Pacuvio, artisti come Leonardo Leo ed Emilio Notte, scienziati come Benedetto Marzolla, Emilio Guarini e Cataldo Agostinelli, patrioti come Ignazio Ciaia, Vito Buonsanto, Vito Epifani, il garibaldino Cesare Braico, figure luminose come i martiri antifascisti Vincenzo Gigante e Antonio Ayroldi, visionari gandhiani come Lanza del Vasto, santi come Lorenzo da Brindisi e missionari come Francesco Convertini, difensori delle istituzioni democratiche e repubblicane come il vicebrigadiere della scorta di Moro, Francesco Zizzi, assassinato il 16 marzo 1978.

A tutti, ma soprattutto a voi giovani, è dato di conoscere e custodire questa eredità delle generazioni precedenti. La nostra non deve essere la terra del “poco, maledetto e subito”, che può portare a barattare l’ambiente e la salute con pochi posti di lavoro, la dignità e la bellezza delle persone in cambio di una ricchezza nelle mani di pochi, la nostra stessa libertà interiore e di scelta in cambio di rassicuranti ma troppo strette appartenenze di gruppo.

Al contrario, attraverso un progetto collettivo e partecipato, aperto all’innovazione e alla creatività giovanile, la nostra città e la nostra provincia possono diventare terra ancor più generosa, ospitale, benedetta. Non più ciminiere fumanti che dispensano sostanze tossiche e cancerogene, non più energie faustiane, inquinanti e mortali, ma la luce, il vento, l’acqua e la terra a dare energia pulita e rinnovabile.

Non più coste colline città deturpate dalla speculazione edilizia, ma solo una terra curata da mani esperte e amorevoli, architetture  di vicoli piazze palazzi castelli, manufatti recuperati per lo studio, la ricerca, l’incontro e la convivialità, tecnologie dolci diffuse e accessibili a tutti.

Non più sottoculture televisive commerciali e del disimpegno del cuore e della mente, ma una cultura mediterranea già ponte da secoli tra Oriente e Occidente, tra Nord e Sud del mondo, ricca di conoscenza e spiritualità e pronta ad approdare ad una modernità matura. Non più giovani e dolci vite alla ricerca affannosa di stimoli ed emozioni artificiali, concluse troppo spesso in auto fuori strada o nella morsa di dipendenze patologiche, ma passioni di libertà responsabile, di giustizia sociale, d’amore per il creato.

Non più relazioni umane ferite dalla burocrazia, dalla fretta, dalla monetizzazione del dolore e dei sentimenti, dallo sfruttamento, dalla precarietà, dalla perdita o dall’assenza del lavoro, bensì uffici, servizi, strutture sociali, luoghi di studio e di lavoro ove regni la cura. Cura della natura e del vivente, cura della fragilità umana nelle diverse età della vita e nelle diverse condizioni di malattia e disabilità, rispetto e accrescimento della dignità delle persone. Come diceva san Benedetto, dobbiamo “onorare tutti gli uomini”. Se la politica vuol essere, come dovrebbe essere,”la forma più alta della carità”, occorre che sia impregnata di queste idealità, di questo amore per il bene comune, per i beni comuni e per quel bene assoluto che sono le persone.

Nella Puglia migliore che vogliamo venga avanti, cari ragazzi,  ci  può essere un forte contributo della terra di Brindisi e di Ostuni. Madre Teresa esortava sempre ad “essere il meglio” in qualunque cosa si faccia. Questo vogliono le popolazioni del brindisino, su questo dev’essere il nostro personale impegno.

Mettiamo assieme il meglio delle diverse culture politiche e facciamo emergere il nostro meglio, negli inverni addolciti dal verde degli ulivi, nelle primavere annunciate dai fiori dei mandorli, nelle estati sugli arenili e nelle merlature costiere, nei trulli, nelle casedde e nelle masserie, negli autunni dello studio e del lavoro più intensi e gratificanti.

Sono certo, cari ragazzi, che saprete guardare in alto, appendere i vostri sogni ad una stella e non metterli in garage. Perché, poi, non di voi soltanto si tratta né del vacuo giovanilismo modaiolo del momento, bensì di tutta una giovane generazione, tenuta lontano dall’impegno civico e politico, esclusa dalla possibilità stessa di mettersi alla prova e di poter contribuire ad arricchire la qualità della vita e lo sviluppo umano delle nostre terre.

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