Colizzi non molla, ma Sel tace

BRINDISI – Invece della risposta alla richiesta di incontro avanzata alla segreteria regionale di Sel e allo stesso Nichi Vendola, per il medico Franco Colizzi arrivano richieste alla ritrattazione e la “scomunica” non della base, ma degli eletti di Sel nel Brindisino. Cose già viste in altre epoche, obiettivamente. Ma i tentativi di archiviare il caso Colizzi sulla stampa, ma anche nel partito, rivelano la forte preoccupazione di Sel di fronte ad una vicenda che invece sta proiettando ombre sempre più sconcertanti sullo svolgimento delle parlamentarie a Brindisi.

Il consigliere regionale di Sel, Toni Matarrelli

BRINDISI – Invece della risposta alla richiesta di incontro avanzata alla segreteria regionale di Sel e allo stesso Nichi Vendola, per il medico Franco Colizzi arrivano richieste alla ritrattazione e la “scomunica” non della base, ma degli eletti di Sel nel Brindisino. Cose già viste in altre epoche, obiettivamente. Ma i tentativi di archiviare il caso Colizzi sulla stampa, ma anche nel partito, rivelano la forte preoccupazione di Sel di fronte ad una vicenda che invece sta proiettando ombre sempre più sconcertanti sullo svolgimento delle parlamentarie a Brindisi.

E’ di stamani un documento che porta in calce i nomi di tutti i consiglieri comunali e degli assessori, oltre che di alcuni esponenti di Sinistra Ecologia e Libertà della provincia, in cui non si affrontano i problemi della protesta del medico psichiatra di Ostuni ma si fa quadrato intorno a Toni Matarrelli. E al conto bisogna aggiungere gli inviti che Colizzi avrebbe ricevuto da Roma per desistere dal proposito di rivolgersi, se necessario, anche al magistrato. Sarebbe stato più utile concedere a Colizzi ciò che gli spettava come candidato: verificare gli atti delle votazioni.

Il ricorso alla magistratura non è una decisione già presa da Colizzi, ma, ha ribadito oggi lo stesso a BrindisiReport.it, è solo l’ultima opzione che verrebbe presa in considerazione e valutata in mancanza di risposte politiche da parte del gruppo dirigente di Sel al quale il candidato chiede solo il riconoscimento di alcuni diritti sanciti: quello di essere ascoltato, quello di poter accedere ai registri delle primarie per i parlamentari, ed infine quello di chiedere l’annullamento delle stesse a Brindisi.

Nella nota presentata oggi come “documento congiunto Sel” non si riporta neppure il fatto che pende già contro lo svolgimento delle parlamentarie in provincia di Brindisi anche il ricorso di un candidato del Foggiano, Arcangelo Sannicandro, mentre quello di Onofrio Introna, il presidente del consiglio regionale, è stato ritirato pur conservando lo stesso Introna un forte sconcerto. Colizzi dal canto suo, sta ricevendo su Facebook numerosi attestati di solidarietà soprattutto da Mesagne, e anche da iscritti del Pd.

Dunque, Sel ha sbarrato la porta alla richiesta di Franco Colizzi di esaminare gli atti con le registrazioni dei votanti. Il collegio di garanzia ha chiuso le procedure il 2 gennaio, sottolinea lo stesso Colizzi, senza aver neppure ricevuto i registri con le operazioni di voto di Brindisi, e solo sulla base dei verbali inviati dai seggi che, come è noto, non costituiscono in alcun modo un riscontro obiettivo, ma solo dichiarazioni eventualmente da riscontrare appunto con quanto riportato nei registri.

Una grande fretta che però non fermerà Colizzi, e neppure il consigliere regionale brindisino de La Puglia per Vendola, Giovanni Brigante, il quale pur non essendo candidato sostiene le richieste del medico di Ostuni. “Sostengo la richiesta di Colizzi di accesso agli atti”, ci ha confermato sempre oggi Giovanni Brigante, “perché un diritto negato non è utile alla democrazia”. La risposta che il candidato Franco Colizzi attende ancora perciò non è quella di Matarrelli, che ieri aveva detto “ora pensiamo a vincere”, né la liquidazione del caso rappresentata dal documento con i calce le firme degli eletti di Sel (raccolte anche con telefonate di Matarrelli), ma quella di Nichi Vendola.

“Resto in Sel sino a quando avrò una risposta, o sino a quando capirò che non ne avrò mai”, conferma lo psichiatra di Ostuni. La sua denuncia del caso finita sui giornali non è piaciuta al partito, e soprattutto non è piaciuta la dichiarazione che Colizzi non esclude un giorno di potersi rivolgersi anche al magistrato. Ma Il medico non ritratta. Se Matarrelli per conquistare il terzo posto in Puglia è andato sino a Pulsano a stringere accordi con Cosimo Borraccino, Colizzi ha un solo cruccio: “Chiederò scusa ai miei amici del mondo del volontariato che avrei voluto portare in Sel, dove forse – mi rendo conto – la componente ex Rifondazione sta emarginando tutte le altre culture”.

“Mi è stato ricordato che era stato stabilito che l’unica sede per discutere sui problemi della primarie era quella del collegio di garanzia. Bene, io faccio parte del coordinamento regionale e dell’assemblea nazionale di Sel, oltre ad avere precisi diritti come candidato, ma quella strada dell’ascolto delle mie ragioni mi è stata preclusa. Tuttavia, essendo impegnato in politica sin da quando avevo 18 anni, resto per condurre la mia battaglia sino a quando sarà possibile, e lo faccio non per me perché non ho certo speranze di designazione in lista, ma per Sel”.

I fatti che Colizzi avrebbe voluto portare all’attenzione diretta del collegio di garanzia e del gruppo dirigente di Sel, e che avrebbe voluto verificare ulteriormente nei registri dei seggi, erano alcune anomalie tra numero di schede scrutinate e partecipanti effettivi al voto, riportando i casi di alcuni comuni che sono stati notati anche da altre persone. Proprio in casa di Matarrelli, a Mesagne, la sera del 29 dicembre il vicepresidente del seggio, Fabrizio De Leo, si è dimesso dopo un acceso scontro verbale con il consigliere regionale candidato al Parlamento. Cosa è successo? Ma è solo uno degli episodi di cui Colizzi chiedeva spiegazioni e che lo avevano indotto a presentare ricorso.

Anche il Pd ha dovuto tenere due conferenze stampa sempre sull’esito delle primarie, per dire che si è trattato di un altro importante esempio di partecipazione democratica e che la volontà di chi ha partecipato al voto non si discute. Cosa di cui non tutti sono convinti tra gli stessi candidati, soprattutto a Fasano, senza contare ciò che è avvenuto a S. Pietro Vernotico.

La verità è che tra le primarie con Bersani, Renzi, Vendola, Puppato e Tabacci e le parlamentarie del 30 dicembre, c’è un calo di entusiasmo che i partiti stanno cercando di nascondere, per risolvere la seconda parte del problema, quella del listino bloccato. Si dice che anche il segretario provinciale del Pd, Corrado Tarantino ambisse a un posto nell’elenco della Puglia. Sarà vero? In calce, per dovere di cronaca, il documento integrale diramato con le firme degli eletti e di alcuni esponenti provinciali di Sel Brindisi.

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comunicato congiunto SEL dopo le primarie

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