Benvenuti nella città dove le decisioni si prendono in pochi

Ci sono due fatti che confermano come a Brindisi le decisioni si prendono in pochi, e possibilmente anche in altri luoghi. Sembrano, e sono di fatto di altri luoghi l'Autorità portuale che non consulta la città, e il Pd che decide il patto con Forza Italia

Ci sono due fatti che confermano come a Brindisi le decisioni si prendono in pochi, e possibilmente anche in altri luoghi. E’ di fatto “un altro luogo” anche questa Autorità portuale in procinto di essere trasformata in direzione di scalo, con l’avvento della nuova Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Meridionale. Lo è perché si è costantemente comportata come un corpo estraneo alla città, con cui ha condiviso solo alcuni passaggi resi obbligatori dalle conferenze dei servizi.

L’esempio principale è certamente quello della paralisi urbanistica: il porto di Brindisi aveva ed ha ancora un Piano regolatore che risale al 1974, e l’Autorità portuale dal 1994 ad oggi nulla ha fatto per dotare il suo vastissimo dominio di un nuovo strumento che ne pianificasse nuove direttrici di sviluppo, e nuove infrastrutture. Malgrado ciò, Brindisi ha ancora molti spazi utilizzabili grazie ai progetti che per il 90 per cento risalgono all’attività del vecchio Consorzio del Porto – Asi.

Non è che la città abbia poi fatto molti passi in avanti con il suo progetto di Piano urbanistico generale, dopo le note vicende all’esame sia della procura della Repubblica che del Tribunale civile (l’interruzione del contratto con il capo dell’ufficio del Pug, Giorgio Goggi, decisa dall’amministrazione Consales). Ora del Piano regolatore portuale di Brindisi dovrà occuparsi la nuova authority, che avrà sede a Bari. L’auspicio è che ci sia una scelta illuminata, che punti ad una sinergia con il Pug, o quanto meno con chi ha visioni e proposte da mettere sul tavolo (come gli ordini professionali, le associazioni delle imprese e quelle ambientaliste e culturali).

Perché la cosa alla quale non si vorrebbe più assistere, ed ascoltare, è la presentazione di infrastrutture per la security portuale come opere non realizzabili in maniera diversa da come le vediamo. Si tratta di installazioni che vanificano quel minimo di sforzo di restituire al waterfront del porto di Brindisi una dignità paesaggistica, e giustamente l’Ordine degli Architetti ha chiesto l’accesso agli atti.

Da profani, non siamo affatto convinti che il sistema di videosorveglianza non possa essere collocato su supporti meno impattanti delle colonne in cemento sorte in pochissimi giorni lungo il Seno di Levante, e che per la recinzione non si fossero potuti scegliere materiali e disposizioni diverse. Ma non ne sono affatto convinti anche gli addetti ai lavori.

Cambiare tutto in futuro, come dice il commissario straordinario Valente, purtroppo costerà non poco, e si dovrà decidere se tale intervento rientrerà tra quelli prioritari di una authority di sistema da cui dipenderanno ben cinque porti (oltre a Brindisi, Bari, Monopoli, Barletta e Manfredonia). Ergo, Brindisi si dovrà tenere brutte reti metalliche e brutti manufatti in cemento chissà per quanti anni.

Fa sorridere, infine, la constatazione che ai crocieristi non piaceva affatto sostare alla banchina industriale nota anche come sporgente est di Costa Morena, a due passi dalle carboniere Enel. Ma non è stata l’autorità portuale a progettare proprio in quel punto un tensostatico che funzionasse da terminal crociere? Progetto per fortuna mai realizzato, quello della struttura a Costa Morena da rilasciare in concessione ad un cartello di società che operano nel ramo crociere e passeggeri, un altro pezzo di porto affittato ad operatori esterni, ancora non è chiaro con quali convenienze. Se ne riparlerà.

Ed ora la politica, con questa conferma di un Partito democratico la cui base viene costantemente esclusa da ogni scelta e decisione, con un segretario provinciale che continua a fare anche il presidente della Provincia e il sindaco di Francavilla Fontana. Evidentemente è concentrata altrove l’attenzione della segreteria regionale. Dopo avere di fatto “costruito” la candidatura a sindaco di Mimmo Consales, poi arrestato dalla magistratura ed attualmente imputato e indagato in alcuni procedimenti penali, perso le elezioni amministrative, e deciso a tavolino il nuovo gruppo dirigente del Consorzio Asi, ora il Pd propone il patto con Forza Italia (cui aderiscono anche Udc, Area Popolare-Ncd e Psi), per riconquistare la maggioranza al consiglio provinciale.

Leggendo la replica alle critiche e alle espressioni di malessere da parte dei sei candidati del Pd al nuovo consiglio provinciale, controfirmata dal segretario provinciale Maurizio Bruno, la perplessità aumenta. I sei parlano di consultazioni avvenute: con i segretari dei circoli, i sindaci, gli amministratori locali, i rappresentanti delle liste civiche. Non con gli organismi dirigenti, però, che sono stati eletti al congresso proprio per prendere quel tipo di decisioni. Una massa di iscritti e “quadri” tenuti da lungo tempo in naftalina.

E poi sorgono anche dubbi sul giro effettuato, visto che il capogruppo del Pd al consiglio comunale di Brindisi non è stato consultato, mentre l’altro consigliere ce lo ritroviamo nel gruppo dei candidati. A Zelig non avrebbero potuto far meglio. E sempre per citare le voci critiche, a Carovigno chi è stato consultato, visto che l’uomo di punta del Pd in quella città è tra quelli che hanno scritto commenti indignati? Ma un patto con l'antagonista politico naturale, non richiederebbe un bel dibattito? Una volta, forse. Ora non si usa più.

Mah, sarebbero stati affari del Pd, di Forza Italia (pure in subbuglio) e basta, se poi la città, e la provincia, non si ritrovassero i protagonisti di questa ennesima rappresentazione alla guida di enti, come la Provincia, che malgrado tutto conserverà ancora per qualche tempo alcune funzioni importanti. Politici abituati a decidere in pochi, ad escludere dalle loro giornate l’impegno di discutere e convincere il partito che li elegge, figuriamoci la gente.

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