Scontro sulla fusione nucleare: accuse di ingerenze a Casini e Galletti

Dichiarazioni imprudenti a favore della candidatura del sito bolognese. D'Attis "Enea scelga senza condizionamenti"

Nelle foto sotto, il Centro Enea del Brasimone e l'area di Cittadella della Ricerca

Ha perso una grossa occasione per evitare proclami, Pier Ferdinando Casini, e sovrapposizioni elettoralistiche ai criteri scientifici e logistici con cui l’Enea dovrà decidere tra qualche settimana dove ubicare investimenti e ricerca per il Divertor Tokamak Test, la sperimentazione preliminare necessaria per realizzare un reattore a fusione nucleare controllata e rivoluzionare gli scenari futuri della produzione energetica.

Casini, Galletti e il Brasimone

L’ex presidente della Camera il 14 febbraio, mercoledì scorso, ha visitato assieme al ministro per l’Ambiente, Gian Luca Galletti, ai sindaci della zona e al candidato locale alla Camera  per il Pd, Gianluca Benamati, il Centro Enel del Lago Brasimone sull’Appennino tosco-emiliano, uno dei siti candidati come Brindisi-Cittadella della Ricerca ad ospitare il Dtt. Visita del tutto legittima, anche se finalizzata alla campagna elettorale dei tre (Galletti e Casini sono tutti e due di Bologna, nel cui territorio ricade l’area montano in cui si trova il Brasimone).

Ciò che invece ha travalicato il limite della neutralità che va garantita ad Enea per la scelta, sono le dichiarazioni rilasciate da Casini al quotidiano del territorio, Il Resto del Carlino, intervista postata anche sul blog dello stesso Casini domenica.  La cosa ha fatto infuriare, a Brindisi, il candidato alla Camera di Forza Italia, Mauro D’Attis, che ha attaccato sia Casini che il ministro Galletti, entrambi esponenti dell’area di centro e alleati del Pd sia nell’ultima legislatura che in questa competizione elettorale.

Il Centro Enea del lago Brasimone, sull'Appennino tosco-emiliano-2

“Siamo al rush finale: bisogna essere vigili. Da un punto di vista meritocratico, non abbiamo alternative credibili. Ma se anziché i dati obiettivi venissero valorizzate solo le risorse economiche della Regione ospite, le cose potrebbero cambiare. Altrimenti, credo che la nostra Emilia-Romagna, affiancata dalla Toscana, sia quella con più carte da giocare”, ha dichiarato Casini alla giornalista Federica Orlandi del Carlino.

“L’accesso al centro è molto semplice, grazie alla variante di valico. Poi, il centro c’è già, è attrezzato: una cosa che non possono vantare gli altri candidati. Noi possiamo essere operativi già entro l’anno, senza bisogno di bonificare aree o iniziare lavori che potrebbero durare anni. Siamo una certezza, proprio quello che l’Europa vuole”, ha proseguito Pier Ferdinando Casini nell’intervista, mostrando – o fingendo - di non conoscere quali siano le credenziali degli altri siti, tra i quali il Centro Enea di Frascati, il più importante in Italia per le ricerche sull’energia nucleare.

L'ingerenza e le reazioni

E anche Cittadella della Ricerca è un luogo dove non solo i terreni sono già disponibili ed edificabili, dove esiste un centro di ricerca di Enea da molti anni, ma anche dove la logistica dei trasporti è di molto superiore a quella del Lago Brasimone. Ma per Casini la partita dovrebbe essere già chiusa: “Non diciamo gatto finché non l’abbiamo nel sacco, ovviamente. Fosse stato per me, io il bando neanche l’avrei fatto. Ora però è tempo di essere vigili. Non tollereremo scippi. L’onorevole Benamati si sta battendo in Parlamento per portare qui il progetto, il ministro Galletti terrà gli occhi aperti in questo senso: siamo fiduciosi”.

Cittadella della Ricerca

E nell’ultimo passaggio le dichiarazioni di Casini diventano persino gravi. “E’ sconcertante che il ministro dell’ambiente Galletti e il senatore Pier Ferdinando Casini cerchino di influenzare l’esito di una gara da 500 milioni di euro per la realizzazione del progetto di ricerca internazionale sulla fusione nucleare, dando per scontato che la scelta ricadrà sul centro Enel del Brasimone, sull’Appennino bolognese”, reagisce Mauro D’Attis (Forza Italia).

Mauro D'Attis“Casini e il ministro – aggiunge D’Attis – si sono recati in quel centro a fare campagna elettorale ed hanno pressoché garantito che la scelta ricadrà su quel sito, ignorando che ci sono altre proposte altrettanto valide, a partire da quella della Puglia che, come è noto, ha candidato la Cittadella della Ricerca di Brindisi. Le motivazioni addotte, in particolare, dal sen. Casini sono deliranti. Parla di facilità di accesso e di struttura già esistente. Come se gli altri proponenti si trovassero nel deserto. Spiace anche constatare che il parlamentare bolognese ha dimenticato troppo in fretta di essere stato eletto, durante la sua lunga carriera politica, anche in Puglia e che, pertanto, gli elettori della nostra regione avrebbero meritato rispetto pure in questa circostanza”.

“Quanto alla proposta formulata dal centro Enea della Cittadella della Ricerca di Brindisi – conclude D’Attis – siamo convinti che la commissione esaminatrice saprà ignorare le velate minacce di Casini e la presenza ingombrante del ministro in uno dei siti in gara, per poi scegliere senza condizionamenti dove si dovranno investire 500 milioni di euro per questo progetto di ricerca”.  

Che la candidatura del Brasimone sarebbe stato l’avversario da battere per tutti i concorrenti, era chiaro sin dall’inizio (lo aveva detto anche il fisico Paolo Cavaliere in una recente intervista a BrindisiReport) visto che la proposta è stata avanzata congiuntamente da due Regioni, Emilia Romagna e Toscana, piuttosto forti sul piano dell’influenza politica. Il caso Galletti-Casini però rappresenta un’ingerenza elettorale con tutti crismi. Che farà incavolare non poca gente in Veneto, che ha candidato Marghera, Liguria con due siti tra i quali la Spezia, Piemonte con Casale Monferrato, Lazio con Frascati, e in Abruzzo e Campania.

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