Patto con SensoCivico: Articolo Uno Brindisi non ci sta

Documento politico inviato alla direziona nazionale di Articolo 1: "Contrari a una scelta che premia il trasformismo"

Riceviamo e pubblichiamo un documento politico di persone aderenti ad Articolo 1 sottoscritto da: Carmine Dipietrangelo (presidente Left Brindisi); Umberto Uccella, componente assemblea nazionale Art1; Fabio Zacheo, funzionario carcere Lecce; Jacopo Versienti capogruppo, Maggioranza comune di Campi Salentina; Cosimo Zullo, segretario associazione Di Vittorio Mesagne; Cristiano D’Errico, assessore Bilancio comune di Brindisi; Rino Piscopiello, vicepresidente consorzio Torre Guaceto; Rosanna Cavallo, psicologa; Rita Quarta, funzionaria banca Lecce; Nunzio Farina, Quadro industria aeronautica Agusta Brindisi; Rino Iaia, ingegnere Brindisi 

Siamo contrari alla formazione di una lista civica per le prossime elezioni regionali che veda la contestuale presenza di Articolo Uno e Senso Civico (contenitore di consiglieri regionali uscenti) assieme a imprecisati movimenti civici di ceti politici indistinti e impegnati a ricercare collocazioni per le proprie ambizioni elettorali. Si è di fronte ad una scelta che, nel metodo e nel merito, premia trasformismo e contraddice le ragioni fondative del nostro movimento e si concretizza in una decisione che avviene senza che vi sia stato organismo regionale che l'abbia deliberata e senza alcun confronto nei territori.

Siamo di fronte ad una scelta, cioè, assunta in un circolo ristretto di persone, che viene portata direttamente all'opinione pubblica attraverso una conferenza stampa. Il solo obiettivo per cui tale lista nascerebbe è quello del superamento della soglia di sbarramento del 4% prevista dalle attuali norme elettorali della Regione Puglia per quelle liste che si presentono in coalizioni.  Più convenienze di singoli consiglieri uscenti che convinzioni e collocazioni condivise.

Tale scopo, per quanto comprensibile per una piccola forza, non può essere assunto in maniera assoluta. Appare, anche agli occhi dei nostri riferimenti e di una opinione pubblica democratica e di sinistra, dettata più da manovre elettorali messe in campo dal presidente uscente che da condivisioni o da esperienze comuni. La formazione delle liste andrebbe invece subordinata alle questioni che attengono a funzione e identità di Articolo Uno. La sinistra riformista, di cui siamo parte, può allearsi sicuramente con forze più moderate. È la logica del centrosinistra. Altro, invece, è di condensare, in un'unica lista di stampo civico, forze che abbiano diverso profilo politico e culturale e una diversa collocazione politico-ideale. Disperdere forze e voti in contenitori elettorali di indistinti aiuta solo la frammentazione e la irrilevanza politica e programmatica a vantaggio solo di chi ritiene le alleanze solo una sommatoria di ceto politico senza visione e valori condivisi. Ci vuole più coerenza e serietà.

Ci vengono in soccorso, in questo caso, le scelte compiute in occasione delle elezioni europee di maggio, quando Articolo Uno concluse un accordo col Pd, presentando proprie candidature nelle liste democratiche. Noi crediamo che analogo ragionamento possa e debba farsi per le prossime elezioni regionali, in un contesto più complessivo, nel quale gli organismi del movimento possano discutere dell'insieme delle questioni sul tappeto. I programmi e le alleanze politiche, in primo luogo, con particolare riferimento alla questione del M5S, divenuta centrale con la formazione del governo. A noi, dunque, appare poco tollerabile che i gruppi dirigenti diffusi di Articolo Uno possano essere posti di fronte ad un fatto compiuto e su una decisione che gruppi ristrettì considerino irrevocabile.

Per queste ragioni, pertanto, i sottoscrittori del presente documento chiedono alla direzione nazionale di Art1 di intervenire per consentire che tali questioni possano essere affrontate e risolte in coerenza con i valori e gli obiettivi politici propri di un movimento che ha come prioritario la collocazione dello stesso nel campo largo di una sinistra che deve ritrovare nel popolo e nei suoi bisogni e non nel trasformismo di un ceto politico consumato le ragioni della propria esistenza, funzione e rappresentanza.

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