“Via della Seta, opportunità con Europa unita e consapevole”

D’Alema a Brindisi con Paolucci, candidato al Parlamento europeo: “Garanzie di reciprocità con la Cina a protezione dei nostri investimenti”. Sull’Italia: “Governo fallimentare, peggio sarebbe con la destra: necessaria sinistra unita”

BRINDISI – “Era ragionevole che le forze espressione del socialismo europeo ritrovassero l’unità d’intenti, anche se quanto lo dissi fui ricoperto dagli insulti di molti. Adesso il dato positivo è che sia intesa tra Articolo 1 e Pd perché sono la sinistra unita è in grado di ascoltare la realtà e affermarsi, sia in Europa per dialogare con Francia, Germania e con la Spagna che rischia di sorpassarci, che in Italia dove il governo è chiaramente fallimentare e la destra è il peggio che possa esserci”.

massimo paolucci-6Di ritorno dalla Cina e in partenza per Cambridge, Massimo D’Alema, presidente della Fondazione italiani europei, ha fatto tappa a Brindisi assieme a Massimo Paolucci, candidato al Parlamento europeo nella lista del Pd, come espressione di Articolo 1. Giornata in chiave elettorale scandita prima dall’incontro con i giornalisti, poi con i rappresentanti dell’associazione Ops che riunisce gli operatori portuali del Salento per parlare di portualità e della opportunità per il porto di Brindisi di essere inserito nei corridoi Ten-T (Trans European Network - Transport), a seguire con il sindaco Riccardo Rossi e la  giunta per parlare di “economia circolare”, innovazione tecnologica e tutela dell’ambiente per un nuovo sviluppo e, infine, con militanti e simpatizzanti di sinistra. Per Paolucci, l’impegno dell’Europa deve necessariamente continuare sul fronte della tutela dell’ambiente: “Il tema delle bonifiche è quanto mai attuale a Brindisi e a Taranto”, ha detto. “Così come quello della tutela dell’agricoltura libera dalla chimica”. (Nella foto accanto Massimo Paolucci)

Il punto di partenza resta l’Italia per qualsiasi discorso futuro, guardando all’Europa e alla Via della Seta. Qual è la realtà della sinistra?
“La sinistra deve necessariamente essere espressione di un’opposizione in grado di dare prospettive concrete all’attuale governo che ha dimostrato abbondantemente di essere un fallimento, sotto ogni punto di vista. La sinistra può tornare a essere protagonista se e solo se ascolta e comprende la realtà e la sofferenza sociale. Cosa che, in passato, ha mal compreso. Nel momento in cui tornerà a essere la sinistra che si rivolge e che interpreta i ceti popolari, allora potrà tornare a governare”.

Con la nuova guida del Pd, c’è stato un cambio di passo?

“Qualcosa si è fatto, ma molto lentamente, dopo tanto tempo di discussioni, eppure era e resta sotto gli occhi di tutti che in Italia l’attuale classe politica ha dato dimostrazione di essere inadeguata: guardi cosa avviene ogni giorno. Ma, attenzione, perché con il ritorno della destra si rischia di fare peggio e tenuto conto dei facili entusiasmi potrebbe avvenire”.

La destra e i movimenti sovranisti si affermeranno in Europa o si tratta di ondate emozionali?

“Nel Parlamento europeo ci sono i popolari che, credo, resteranno come primo partito, a guida tedesca, ci sono i liberali che parlano francese e ci sono i socialisti spagnoli. La Spagna è già in fase di sorpasso dell’Italia, per cui l’Italia corre il rischio di essere emarginata nel contesto europeo se le forze socialiste non proseguono lungo la strada del ricompattamento. I socialisti, tra l’altro, possono contare sull’iniezione offerta dalla partecipazione britannica”.

Il voto europeo sarà anche espressione del gradimento dell’attuale governo italiano: Salvini, al Sud, continua la sua campagna elettorale con l’obiettivo di diventare il primo partito.

“Salvini non credo possa avere un ruolo determinante in Europa anche se mi rendo conto che in Italia le urla i suoi gutturali hanno un seguito notevole. E’ vero che qui in Italia siamo provinciali e, come diceva lei, emozionali perché viviamo il momento, ma l’Europa ha un suo assetto. E in Europa è necessario avere persone che abbiano consapevolezza e autorevolezza per parlare della nostra Italia”.

La Cina e la Via della Seta sono un pericolo o un’opportunità per l’Europa e quindi per l’Italia?
“E’ una grande opportunità che però sembra sfuggire a quanti non hanno ancora ben inteso cosa sia diventata la Cina oggi: se verso la fine degli anni Ottanta, la Cina pesava appena il 2,5 per cento sul Pil mondiale, oggi è arrivata al 20 per cento. E’ un fenomeno impressionante con il quale è la stessa realtà che ci impone di fare i conti. Anche perché la Cina ha superato l’Europa per investimenti, ricerca e innovazione tecnico-scientifica”.

Ma c’è chi sostiene che la Cina di Xi Jinping abbia ambizioni egemoniche in Europa.

massimo d'alema bis-3“Ci sono ambizioni economiche della Cina e sento dire che arrivano, portano i soldi e colonizzano. Non è così. Per giorni si è discusso sull’opportunità per l’Italia di aderire alla Belt and Road Initiative, il progetto della Cina di Xi Jinping di creare nuove rotte commerciali con l’Europa: il discorso del presidente cinese è stato importante perché ha detto che la Cina non è solo un grande mercato. Sono decisamente avanti, basti pensare al sistema di comunicazione che allo stesso tempo è un sistema di pagamento, semplicemente usando il telefono. E’ chiaro, quindi, che ci sono opportunità per l’Europa ma possiamo e dobbiamo giocare questa partita come Europa unita, altrimenti è evidente che i pesi non tornano, avviando una negoziazione per essere alla pari. Non vedo per quale motivo ci debbano essere preclusioni ideologiche” .

Su quali punti ritiene necessario imbastire la negoziazione?

“Innanzitutto è necessario puntare sulla reciprocità per evitare di continuare a dover fare i conti con l’attuale sbilanciamento: noi esportiamo meno di quanto loro non facciano non noi. Vero è che noi, noi Europa, siamo più avanti nel settore dei servizi. Dobbiamo però avere garanzie in grado di proteggere i nostri investimenti e la proprietà intellettuale: se un’impresa cinese vuole venire qui, lo fa, compra altre imprese e le controlla, mentre lì tutto questo noi non possiamo farlo”.

Cosa pensa della posizione degli Stati Uniti in questo contesto?

“Credo che, per quanto si sia visto e sentito sino ad ora, agli Stati Uniti non interessi l’Europa. Trump vuole un abbattimento dei dazi sul mercato cinese nel settore agroalimentare e se avranno successo sarà un danno per noi. Ecco perché è necessario che l’Europa sia unita, ma purtroppo in Italia siamo costretti a fare i conti con un deficit di conoscenza e consapevolezza a differenza di quanto accade in Germania, dove ci sono idee chiare su snodi di interesse economico”.

La Cina è stata talmente avanti da arrivare al porto del Pireo. Brindisi che ruolo potrebbe avere?

“Sono stati avanti a noi, anche in questo campo. E’ evidente, a questo punto, che l’Italia dovrà giocare bene le sue carte, con i suoi porti.  I cinesi, tra l’altro, al nostro Marco Polo sono molto legati, così come sono legati al gesuita Matteo Ricci che tradusse i classici della cultura europea. Credo, quindi, che sia un discorso in evoluzione da seguire con attenzione in futuro”.

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