Micorosa più voto: Ferrarese show

BRINDISI - “Vorrei chiarire un concetto: 'Non sono io il candidato sindaco. Non vorrei che a furia di attaccare me, gli elettori si confondessero e votassero Ferrarese domenica prossima'”. Questo rischio non ci dovrebbe essere, ma inizia con goliardico sarcasmo la conferenza stampa indetta dal presidente della Provincia per “bacchettare” tutti e quattro i candidati sindaco: Giovanni Brigante, Roberto Fusco, Riccardo Rossi e Mauro D'Attis che combattono tutti per uno contro il suo candidato, Mimmo Consales.

Massimo Ferrarese

BRINDISI - “Vorrei chiarire un concetto: Non sono io il candidato sindaco. Non vorrei che a furia di attaccare me, gli elettori si confondessero e votassero Ferrarese domenica prossima". Questo rischio non ci dovrebbe essere, ma inizia con goliardico sarcasmo la conferenza stampa indetta dal presidente della Provincia per “bacchettare” tutti e quattro i candidati sindaco: Giovanni Brigante, Roberto Fusco, Riccardo Rossi e Mauro D'Attis che combattono tutti per uno contro il suo candidato, Mimmo Consales.

Una guerra in cui Massimo Ferrarese si è sentito un po’ una sorta di “vittima trasversale”, una battaglia tra aspiranti allo scranno più alto della città finita, direttamente o indirettamente, per ricadere sulla sua persona infangando – dice - la sua onorabilità e la sua immagine. “Non vorrei che domani magari qualcuno si inventasse che sono un trafficante di droga o armi, perché visto l’andazzo potrebbe anche succedere”, chiosa.

I suoi avvocati sono già al lavoro, ma il numero uno del palazzo di via De Leo non vuole arrivare alla querela, anche se, secondo gli avvocati, i presupposti ci sarebbero tutti. “Contro di me solo bugie”, dice Massimo Ferrarese che ha una “parola buona” per tutti, per quanto sia montato tutte le furie ieri sera intorno alle 23.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le dichiarazioni dell'ingegnere Riccardo Rossi (Brindisi Bene Comune) a proposito dell'area passata all’immaginario collettivo come la zona di Micorosa, nome invece dell’azienda in cui il giovane Ferrarese partecipava alla società con una quota del 20%, nel corso del confronto tra i candidati andato in onda su Telerama (nella trasmissione Open ndr, condotta dal direttore della testata Danilo Lupo).

Rossi, in soldoni, avrebbe accusato Micorosa di aver inquinato i terreni dell’area. Fatto respinto con fermezza alla radice da Ferrarese che spiega: “Eravamo li per bonificare 40 anni di inquinamento da parte dell’allora Enichem Anic, all’epoca avevo 26 anni e per quanto considerato da molti ancora con i ‘calzoncini corti’ colsi l’affare. Per il progetto ricevemmo anche un plauso dall’allora ministero dell’Ambiente. Dovevamo produrre calcitrato di sodio, per poi fare intonaci, conseguendo un ottimo utile. Bonificare, producendo ricchezza e lavoro? Mi buttai subito nell’affare”.

Ha proseguito Ferrarese: “L’idea fu del geometra Bonavota oggi 80enne, che alla zona Pandi, non Micorosa, decise di impiantare l’azienda per eliminare quel gigantesco danno ambientale che ancora ci portiamo appresso. E’ il più grande scandalo nella storia dell’industria pugliese. Bonavota chiamò l’azienda fondendo insieme i nomi dei genitori Mico (diminutivo di Domenico) e Rosa. Iniziammo la produzione di intonaci, ma non fu un prodotto vincente, perché essendoci altro tipo di inquinanti da trattare venivano male”.

Secondo Ferrarese, “nel progetto era previsto che se fossero sorti problemi particolari relativi a errori precedenti, le aree - 50 ettari di fanghi prodotti dall’allora gestore e ad oggi oneri ricadenti sulle società che hanno acquistato nel tempo dei rami d’azienda – sarebbero tornate alla proprietà originaria, quindi è impossibile che l’azienda di Ferrarese abbia inquinato l’area. Secondo la legge chi inquina paga e non sono stato io”. Si è in attesa di capire, allora, se è giusto che a pagare la bonifica di un milione e mezzo di metri cubi di veleni debba essere lo Stato, e non – appunto – chi ha inquinato ma poi ha fatto in modo che l’enorme grana la ereditasse una società ora in procedura fallimentare.

Ferrarese, a tutto campo dice di voler fermare ad altri veleni, quelli che hanno caratterizzato la campagna elettorale. In cui è rimasto in silenzio che però non deve essere confuso. Ferrarese insiste sulle bugie nei propri confronti e la conferenza stampa diventa un elenco di contestazioni e accuse ai quattro avversari di Consales, da Brigante a D’Attis, Da Fusco a Rossi. Difficile poi dire basta con i veleni, se di Fusco si afferma che vuole orientare il Pug sui terreni di famiglia, e a Brigante che con la sua azienda è pieno di conflitti di interesse.

Spersonalizzando i temi e le polemiche, e lasciando i problemi nudi e crudi, invece ecco la sintesi. Teatro: la stagione non è in discussione “perché la programmazione si può fare anche a maggio una volta eletto il sindaco”. Ma “se dovessi spendere 350 mila euro – dice Ferrarese – e ad oggi dovessi scegliere tra i servizi sociali e il  teatro, sceglierei i servizi sociali considerati i tempi”.

Vertenze energetiche: “Cinquanta milioni dall’Enel, 30% di riduzione del carbone? Non metto un’azienda in condizioni di chiudere. Il carbone? Io vorrei eliminarlo proprio ma tecnicamente non è possibile. L’Enel tra l’altro sta spendendo 280 milioni di euro sul territorio. Per ambientalizzare una centrale che non posso chiudere”.

Conflitti di interessi e Laboratorio: “Non c'è nessun conflitto di interessi, ho rinunciato a tutti gli appalti di enti pubblici e privati con le mie aziende. Ho ceduto perfino la squadra di basket. Quanto ai manifesti con la mia faccia e le accuse al laboratorio, del laboratorio fa e farà parte chi vuole portare avanti una nuova politica: trasparente, onesta, con voglia di abnegazione. Il laboratorio è aperto a tutti ma chi sbaglia è fuori, se ne va”.

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