"Primarie e brindisinità usa e getta"

Andrea Greco, coordinatore della segreteria provinciale del Pd e componente del coordinamento Pd Brindisi, ma anche coordinatore del Comitato Provinciale “Italia Bene Comune”, ha avuto un ruolo di primo piano nell’organizzazione delle “parlamentarie” di domenica scorsa. Svolto il suo compito, adesso interviene sulla vicenda, inquadrata in questa consultazione, dell’assenza di un candidato della città capoluogo nella lista sottoposta a iscritti, simpatizzanti ed elettori, e lo fa sollevando una critica precisa al gruppo dirigente cittadino del partito.

Tomaselli, Tarantino, Mariano e Consales

Andrea Greco,  coordinatore della segreteria provinciale del Pd e componente del coordinamento Pd Brindisi, ma anche coordinatore del  Comitato Provinciale “Italia Bene Comune”, ha avuto un ruolo di primo piano nell’organizzazione delle “parlamentarie” di domenica scorsa. Svolto il suo compito, adesso interviene sulla vicenda, inquadrata in questa consultazione, dell’assenza di un candidato della città capoluogo nella lista sottoposta a iscritti, simpatizzanti ed elettori, e lo fa sollevando una critica precisa al gruppo dirigente cittadino del partito.

Dopo una chiusura alquanto frettolosa del capitolo delle primarie nelle recenti conferenze stampa, un po’ di laicismo e di riflessione, come quelli applicati da Greco, aiutano a capire meglio i fatti.

"Premesso, a scanso di equivoci, che le primarie del 30 Dicembre ci consegnano risultati cristallini ed incontrovertibili darò il mio modesto contributo all'analisi delle dinamiche che hanno caratterizzato questa fase politica nel capoluogo e lo farò partendo dai numeri. Primarie del 25 Novembre: Brindisi città 2714 votanti complessivi, Mesagne 2705. Nonostante la popolazione tripla del capoluogo rispetto alla vicina Mesagne il dato dei votanti è sostanzialmente lo stesso ma stiamo ai numeri del PD.

Il 25 Novembre gli elettori che a Brindisi scelsero il PD furono 1685, il 30 Dicembre sono stati 988: -42%. Il dato medio provinciale per il PD è –25%, quindi, tra tutti i comuni della provincia che non esprimevano un proprio candidato nella competizione, Brindisi registra un calo di affluenza di molto superiore al dato medio provinciale e secondo solo a quello di Ceglie (-49%).

Mentre nei comuni che esprimevano un proprio candidato, il calo o l'aumento percentuale degli elettori del PD può, ma non per forza deve, essere interpretato come un giudizio di merito sul candidato locale, nei comuni che non esprimevano un candidato tale dato non può che essere collegato alla capacità che la proposta politica complessiva, la lista in questo caso, ha di mobilitare l'elettore.

Ebbene, i Brindisini sono stati poco attratti dalla lista. Lo dicono i numeri. Il problema della rappresentanza del capoluogo, da più parti sollevato e dibattuto, a mio parere, non è tanto nella incapacità, manifesta, di esprimere un eletto in parlamento: questo avrebbe comportato un ulteriore sforzo politico unitario, su cui il gruppo dirigente della Città si sarebbe dovuto misurare. Il problema, a mio parere, è non essere riusciti a contribuire, come “capoluogo politico”, ammesso che la definizione sia calzante per Brindisi, all'offerta politica provinciale.

I brindisini lo hanno capito e, per questo, sono stati tra i più disaffezionati al voto; probabilmente non riescono a spiegarsi perchè nei momenti che contano Brindisi non riesca mai a giocarsi le sue carte migliori. È bene ricordare che il regolamento prevedeva la possibilità di candidare sei uomini e sei donne: dunque nessuna esigenza regolamentare alla base della scelta.

Si legge che la Città avrebbe agito così per non penalizzare altri candidati: è una giustificazione poco credibile che, oltre ad essere la negazione in termini dello spirito delle primarie, è la negazione della posizione assunta e formalizzata in quel documento politico che ha visto tutti i sottoscrittori impegnati a rivendicare, per la provincia di Brindisi, la concessione delle deroghe in favore dei consiglieri regionali.

E dunque, se non avevamo paura di innalzare il livello della competizione, anzi lo auspicavamo e ci siamo battuti per avere una competizione che vedesse in campo anche i consiglieri regionali (eletti con preferenza, esattamente come nelle primarie, e non nominati), come può essere spiegato l'atteggiamento del capoluogo?

Potrebbe mica essere che la “brindisinità”, che in molti in Città continuano a professare e declinare a convenienza, venga sistematicamente riposta ogni qual volta arrivi il momento di affermarla? Con ciò mortificando sistematicamente e scientemente l'identità collettiva della Città per generare un rinnovato e più profondo bisogno di “brindisinità” di cui, nuovamente, tornare ad approfittarsi. Potrebbe mica essere che veti incrociati e accordi trasversali e futuribili abbiano, ancora una volta, mortificato le legittime aspirazioni della nostra Città?

Potrebbe mica essere che, in questa Città, politicamente balcanizzata, sia impossibile aggregare attorno ad un' idea di interesse collettivo, superando la moltitudine di interessi particolari? Come può Brindisi promuovere le sue risorse migliori continuando a sprecare occasioni di crescita collettiva come queste? Questa città è ormai caduta nella stretta asfissiante di chi, pubblicamente, alimenta il bisogno di rappresentanza dell'identità cittadina e poi, privatamente, e sistematicamente, la nega nei fatti, prendendosi gioco di Brindisi e dei Brindisini.

Ritengo che l'attuale gruppo dirigente cittadino, già tanto critico nei confronti della mancata rappresentanza “brindisina” in occasione delle elezioni provinciali del 2009 (nessun brindisino eletto) e delle elezioni regionali del 2010 (nessun brindisino eletto) abbia fallito il primo e più importante appuntamento con le sue responsabilità facendo addirittura peggio dei suoi predecessori.

Scriveremo negli annali politici brindisini: Primarie 2012, nessun brindisino candidato. Al peggio non c'è mai fine. Chiudo facendo i miei auguri di buon lavoro ad Elisa Mariano e Salvatore Tomaselli, sono certo che saprete rappresentare al meglio il nostro territorio e le sue istanze. Noi qui, evidentemente, abbiamo altro di cui (pre) occuparci". (Andrea Greco)

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