Sfiducia a Molfetta: "Un destino scritto fin dalla nascita dell'amministrazione"

Intervento del Pd sullo scioglimento del consiglio comunale di Mesagne, a seguito della sfiducia nei confronti del sindaco Pompeo Molfetta

Riceviamo e pubblichiamo un intervento dei Pd di Mesagne sullo scioglimento del consiglio comunale di Mesagne, a seguito  della sfiducia nei confronti del sindaco Pompeo Molfetta espressa da sette consiglieri di maggioranza, oltre a due dello stesso Pd. 

Neanche fossero stati su Marte fino al momento della firma delle loro dimissioni davanti ad un notaio, la gran parte dei consiglieri di maggioranza, in una nota, ha bollato come fallimentare l'esperienza amministrativa di cui loro stessi sono stati artefici e protagonisti. 
Finanche gli assessori hanno apposto la loro firma su un documento nel quale si è scritto che, per conclamato fallimento, dovevano andarsene a casa.

Di questi ultimi, però, si scrive che abbiano svolto un ottimo lavoro. Qualcuno, ma davvero bravo, dovrebbe spiegare a noi e alla città perché si manda a casa un' amministrazione se si pensa che l'operato dei suoi assessori sia stato ineccepibile.  Così come, prima o poi, qualcuno ci spiegherà da cosa è dipeso l'abbassamento di voce, durato quasi quattro anni, che ha impedito a questi consiglieri di parlare, di denunciare problemi, di interrogare il Sindaco, di metterlo in discussione nel corso dei trentotto consigli comunali nei quali non hanno proferito parola.

Il destino di questa amministrazione era già scritto all'atto della sua nascita. Una operazione finalizzata alla sola conquista e gestione personalistica del potere aperta a tutti, indistintamente, purché non si facesse caso a identità, provenienze, idee, arnesi, questi, ormai fuori moda. Di tutto questo il Sindaco è responsabile ma certo non in misura maggiore all'ex deputato Matarrelli e al partito-sindacato di Vizzino. 

Per queste e per altre ragioni noi non avevamo alcun dubbio che dovessero tutti quanti andare a casa. La matrice personalistica e trasformistica di questa pseudo innovazione politica, al grido di "superiamo gli steccati ideologici!", si è vista e come in questi quattro anni: nella gestione del progetto Sprar; negli innumerevoli incarichi esterni con relativo sperpero di danaro pubblico; nella politica sul personale comunale riorganizzato più per accondiscendenza che per meriti sul campo (altro che rivoluzione copernicana!). E fuori dalla gestione il nulla o poco più per una città che avrebbe disperato bisogno di essere ripensata nei settori più nevralgici.

Di tutto questo può essere responsabile il solo sindaco? Gli altri che forse più del Sindaco, in molte occasioni colpevolmente silente, hanno operato su tutti gli aspetti della vita amministrativa pensano di poter riconquistare una qualche verginità da spendere nella perenne campagna elettorale?

La discussione su tutto questo si è voluta evitare  facendo fallire artatamente l'iniziativa del PD, il quale era intenzionato a chiedere un confronto in consiglio comunale e con quei consiglieri che sono già in giro a chiedere i voti per tornare ancora una volta a Palazzo Celestini (speriamo che la prossima volta gli torni almeno la voce). 

Il punto è che il Sindaco non doveva andare a casa per le suddette ragioni ma perché il suo scranno dopo le politiche del 4 marzo serviva di nuovo libero. E come quando nel classico gioco delle sedie i giocatori sono troppi qualcuno prima o poi viene eliminato, questa volta è stato il turno di Pompeo Molfetta.

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