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Sfratto migranti: lettera al ministro

BRINDISI - Sullo sfratto dei migranti dal centro di via Provinciale San Vito, dove la Caritas è rimasta senza sostegni di fronte al problema, interviene anche una delle associazioni della società civile brindisina, il Forum Ambiente Salute Sviluppo, con una lettera aperta indirizzata al prefetto Nicola Prete, al commissario al Comune di Brindisi, Bruno Pezzuto, al presidente della Provincia, Massimo Ferrarese, e per conoscenza al ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri. Eccone il testo.

BrindisiReport.it27 aprile 2012

BRINDISI - Sullo sfratto dei migranti dal centro di via Provinciale San Vito, dove la Caritas è rimasta senza sostegni di fronte al problema, interviene anche una delle associazioni della società civile brindisina, il Forum Ambiente Salute Sviluppo, con una lettera aperta indirizzata al prefetto Nicola Prete, al commissario al Comune di Brindisi, Bruno Pezzuto, al presidente della Provincia, Massimo Ferrarese, e per conoscenza al ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri.

Ma bisognerebbe anche chiedere: che fine ha fatto quel protocollo siglato tra l'arcivescovo Rocco talucci, il sindaco Domenico Mennitti e il presideinte della Provincia, Michele Errico, che alcuni anni fa concertava le sinsergie e le risorse, e individuava nella ex caserma dei Vigili del Fuoco un luogo da recuperare a scopi di accoglienza, oltre ad altri immobili? Ora nella ex caserma c'è la base della multiservizi della Provincia, la Santa Teresa. Ecco il testo della lettera del Forum.

Con un'ordinanza del 2008 e successivi provvedimenti il Comune di Brindisi disponeva la "destinazione transitoria dell'immobile sito in via Provinciale per S. Vito a luogo di accoglienza minima, nella forma di ricovero notturno, di immigrati stranieri presenti sul territorio comunale, con oggettiva necessità di accoglienza e assistenza" e affidava la gestione del dormitorio alla "Caritas diocesana col sostegno economico del Comune".

Apprendiamo in questi giorni da notizie rese di pubblica ragione che la citata "gestione provvisoria" si è protratta fino a oggi, che il dormitorio ospita 200 immigrati in condizioni di bisogno, che la Caritas diocesana da qualche tempo non opera più all'interno del dormitorio e che il Commissario prefettizio del Comune di Brindisi ha disposto lo sgombero dell'immobile avendo i tecnici verificato "una grave situazione di pericolo per la integrità fisica delle persone... tanto da integrare concrete ed attuali minacce per la incolumità" nonché "una grave e compromessa situazione igienico-sanitaria".

Un caso quindi incredibile che presenta aspetti contraddittori e allarmanti tali da giustificare alcune domande. Come mai per tanti anni la soluzione "provvisoria" non è stata trasformata in una adeguata e regolamentata soluzione definitiva? Per quali motivi la Caritas diocesana avrebbe da tempo smesso di gestire la struttura? Chi è responsabile oggi della gestione del dormitorio? Che fine dovrebbero fare i 200 immigrati che dormono nella struttura ai quali non sembra riservata altra sorte se non quella o di essere ospitati in un luogo ritenuto gravemente pericoloso ovvero di essere messi da un momento all'altro in mezzo a una strada? Cosa aspettano i poteri pubblici locali a intervenire per dare al problema, in collaborazione col volontariato interessato, immediate risposte di civiltà e di solidarietà?

Appaiono invero poco coerenti e scarsamente convincenti certi generici discorsi su una graduale attuazione dello sgombero e su fumose ospitalità affidate ad atti di generosità personali o di qualche parrocchia. Il caso del dormitorio per gli immigrati offende la sensibilità di una città che si è sempre distinta per la generosa accoglienza di persone in difficoltà.

Si tratta di un problema, verosimilmente aggravato da errori e inerzie, che interpella la responsabilità delle competenti istituzioni le quali hanno il dovere di adoperarsi o per mettere rapidamente in sicurezza il dormitorio affidandolo a una gestione responsabile ovvero per fare in modo che il disposto sgombero e un' adeguata sistemazione delle persone ospitate siano urgentemente effettuati con assoluta e rigorosa contestualità. E ciò perché la prima operazione, in mancanza della seconda, potrebbe apparire finalizzata solo a "sistemare le carte"per evitare possibili responsabilità e risulterebbe comunque in contrasto con le più elementari esigenze di giustizia e gravemente lesiva di diritti fondamentali costituzionalmente tutelati.

Il Parroco della Parrocchia S.Vito Martire, Don Peppino Apruzzi, sulla questione del dormitorio si è di recente così espresso sul bollettino domenicale: "Noi tutti abbiamo un compito supremo: custodire delle vite con la nostra vita. Guai a noi se non troviamo quelli che dobbiamo custodire, guai a noi se dopo averli trovati li custodiamo male". Parole condivisibili che andrebbero tradotte in impegni immediati e concreti.

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