Tagli ai servizi sociali, è allarme

TORRE S. SUSANNA - I tagli regionali nel settore dei servizi sociali iniziano a far sentire i propri effetti anche in provincia di Brindisi. Un esempio? Una situazione gravissima sta per verificarsi nell’ambito di zona di Mesagne, che comprende 9 comuni, tra cui anche Torre Santa Susanna e San Pancrazio Salentino, municipalità che si vedranno costrette a tagliare dell’80 per cento i servizi offerti a disabili, anziani e persone svantaggiate.

Raffaele Missere

TORRE S. SUSANNA - I tagli regionali nel settore dei servizi sociali iniziano a far sentire i propri effetti anche in provincia di Brindisi. Un esempio? Una situazione gravissima sta per verificarsi nell’ambito di zona di Mesagne, che comprende 9 comuni, tra cui anche Torre Santa Susanna e San Pancrazio Salentino, municipalità che si vedranno costrette a tagliare dell’80 per cento i servizi offerti a disabili, anziani e persone svantaggiate.

Rovescio della medaglia, ancor più doloroso, sono i licenziamenti che, visto e considerato che si potrà beneficiare in media solo del 20 per cento dei fondi che invece un tempo garantivano la sopravvivenza di servizi essenziali, come l’assistenza domiciliare, dovranno necessariamente scaturirne. Almeno 100 persone, riferisce l’avvocato Raffaele Missere, in rappresentanza del movimento Schittulli, rischiano di perdere il lavoro.

“E’ gravissimo quello che sta accadendo e che sta passando sotto silenzio – dichiara Missere – per le ripercussioni che avrà sulla vita delle persone più bisognose. Ancor più deprecabile è il fatto che i nostri amministratori, mi riferisco ai vicesindaco di Torre Santa Susanna e San Pancrazio, non siano ancora riusciti a parlare con l’assessore regionale per porre rimedio a quella che si rivelerà essere, a stretto giro, una vera e propria emergenza”.

Nel settore sociale la mannaia della Regione, a far data dall’approvazione del bilancio, ha colpito ovunque. Decimato il fondo a sostegno dei non autosufficienti e nuclei familiari appena istituito. Azzerati i fondi per l’occupazione dei disabili (meno 2,5 milioni di euro) e il sostegno ai dislessici (meno 150mila euro). Cancellati gli stanziamenti ai Comuni per gli affitti (meno 26 milioni).

Ridotti i contributi per i libri di testo, gli asili, l’università della terza età. Falcidiati il Fondo globale per i servizi socio assistenzali (meno 9,8 milioni), il cofinanziamento del piano socio assistenziale (meno 32 milioni), i programmi per la non autosufficienza e le nuove povertà (meno 13 milioni) e l’integrazione scolastica dei disabili, l’assistenza domiciliare.

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Azzerati i capitoli di bilancio relativi alle attività sportive giovanili e promozionali e gli interventi per l’impiantistica sportiva. Gli effetti iniziano a percepirsi, difficoltà enormi per gli enti locali già alle prese con le ristrettezze economiche e con l’esiguità di denaro pubblico nelle proprie casse.

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