Tre scenari per il dopo crisi

BRINDISI - Dopo la giornata delle minacce e dei proclami, questo sarà il giorno delle trattative. Il sindaco Mimmo Consales, ancora a Roma per affrontare al ministero dell'Ambiente il tema delle bonifiche, una partita su cui si gioca il futuro della città, sarà costretto a trascorrere qualche ora al telefono, per capire quale e come sarà il suo immediato futuro politico. Domani mattina il primo cittadino incontrerà i segretari dei partiti di maggioranza. E gli scenari possibili sembrano tre.

Luigi Vitali

BRINDISI - Dopo la giornata delle minacce e dei proclami, questo sarà il giorno delle trattative. Il sindaco Mimmo Consales, ancora a Roma per affrontare al ministero dell'Ambiente il tema delle bonifiche, una partita su cui si gioca il futuro della città, sarà costretto a trascorrere qualche ora al telefono, per capire quale e come sarà il suo immediato futuro politico. Domani mattina il primo cittadino incontrerà i segretari dei partiti di maggioranza. E gli scenari possibili sembrano tre.

Scenario 1: Pace fatta. Udc e Noi Centro hanno dettato le loro condizioni: azzeramento della giunta entro questa sera e rilancio dell'azione di governo, con una maggiore collegialità e meno decisioni solitarie del sindaco. Se Consales dovesse sottostare al diktat di Argese e Ferrarese, l'incontro di domani potrebbe essere più sereno del previsto. PD e Centro firmerebbero la pace e Consales, nel giro di poche ore o un paio di giorni, avrebbe una nuova giunta, si spera più solida e con persone più competenti. Ma è ovvio che da questo scenario uscirebbe un sindaco "politicamente indebolito”, costretto a fare ciò che i centristi impongono.

Scenario 2: Rottura e ribaltone. Se Consales dovesse dire di no all'azzeramento preventivo, per coerenza Argese e Ferrarese dovrebbero ordinare ai loro uomini l'uscita dalla giunta (come già annunciato) e lasciare la maggioranza. Sarebbe la fine del "laboratorio”. Ma non quella di Consales, che potrebbe decidere di tornare in Consiglio comunale e proporre una giunta di sinistra. È una ipotesi su cui da qualche settimana già circolavano rumors sempre più insistenti: un cambio in corsa che vedrebbe la nascita di una nuova maggioranza formata da PD e dai movimenti di sinistra che alle ultime elezioni amministrative hanno sostenuto le candidature di Riccardo Rossi, Roberto Fusco e Giovanni Brigante. Secondo queste voci, non si sa quanto fondate, i tre consiglieri sosterrebbero Consales, con un programma condiviso e più di sinistra. Noi Centro e Udc resterebbero fuori, ma qualcuno dei sei consiglieri centristi sosterrebbe la nuova maggioranza, abbandonando il gruppo Ferrarese. Quanto sia ipotizzabile questo scenario è difficile dire, ma di certo i rapporti tra PD e Centro già diverse volte si sono rivelati difficili. E nei giorni scorsi il consigliere di Sviluppo e Lavoro, Ferruccio Di Noi, ha già fatto il salto della quaglia, passando con Consales.

Scenario 3: Governo istituzionale. Alla luce della disponibilità manifestata da Gino Vitali, Mauro D'Attis e Pietro Santoro, il terzo scenario non è un'ipotesi da escludere. Anche perché il sindaco ieri non si è di certo affrettato a scartare l'ipotesi. In caso di rottura tra PD/Consales e Udc/Noi Centro, il primo cittadino avrebbe in mano una terza soluzione della crisi: trattare con tutti gli altri gruppi consiliari (PDL incluso) un programma d'unità e d'emergenza, con pochi punti e a tempo determinato. È lo scenario ipotizzato dall'onorevole Vitali, che potrebbe trovare consistenza nelle parole del sindaco: «Questa città non può permettersi di restare senza governo». Non si tratterebbe di un ribaltone, ma di un accordo per evitare il peggio. Per qualcuno, l'idea di un governo istituzionale sostenuto da destra e sinistra è una sciagura. Per altri invece è l'unica soluzione per provare a cambiare la città senza correre il rischio di finire preda dei soliti ricatti dei consiglieri comunali che si fanno eleggere solo per curare il proprio orticello.

Per Ferrarese e Argese, questo terzo scenario sarebbe un incubo: fuori dalla Provincia, fuori dal Comune, la speranza di un rilancio con le Regionali (già oggi molto fioca) ancora lontana nel tempo. Sarebbe un altro passo falso dei centristi. E forse la fine del mito del "Ferrarese Numero Uno”. Vitali lo sa bene. E in queste ore se la gode.

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