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Ultimo aggiornamento: 10 febbraio 2012 alle 07:28
 
Incontro a Palazzo Nervegna alla presenza dei rettori di Bari e Lecce. Presente D'Attis, assente la Provincia
Università, i conti sembrano non tornare mai: i corsi di laurea restano ancora a rischio

di Massimiliano Iaia » 2 luglio 2010 alle 21:28

Un momento dell'incontro

BRINDISI – I conti sembrano non tornare, quando si parla di università. E al momento la situazione resta congelata. Nell’incontro tenutosi oggi pomeriggio a Palazzo Nervegna il Comune ha ribadito che l’impegno economico, di concerto con la Provincia, per rinnovare la convenzione con le Università di Bari e Lecce resta sempre quello. Il problema è che almeno per quel che riguarda i corsi di laurea del capoluogo regionale la cifra non basta più. “Veramente, è stata ridotta”, ha spiegato il rettore dell’Università di Bari Corrado Petrocelli.

Al suo fianco, c’era Domenico Laforgia, rettore dell’Università di Lecce e il vicedirigente dell’Università di Bari Giuseppe Abbruzzo. Tra il pubblico, il senatore Michele Saccomanno e l’assessore comunale Paolo Chiantera. Non c’era nessuno, invece, in rappresentanza della Provincia.

Dopo una rapida introduzione degli studenti, che chiedono che non vengano cancellati i corsi di laurea a Brindisi, la parola è passata al vicesindaco Mauro D’Attis: “Il nostro obiettivo è sempre stato quello di salvaguardare l’istruzione qui, permettendo a molti di voi ragazzi di studiare senza doversi necessariamente spostare. Ma possiamo assicurarvi che nei bilanci l’Università c’è, e in sintonia con la Provincia, c’è il rinnovo della convenzione per un milione e 300mila euro l’anno. Che è la cifra di sempre, non abbiamo toccato un euro”.

E se Laforgia, apprezzando lo sforzo compiuto da Provincia e Comune, ha ricordato che anche l’Università di Lecce spende altri quattro milioni di euro per il decentramento brindisino. “Dodici corsi sono al momento a rischio, 47 docenti hanno chiesto di andare in pensione e non possiamo sostituirli tutti. Voglio dire: anche noi crediamo in Brindisi, ecco perchè abbiamo investito i quattro milioni, però se il futuro è quello dei tagli feroci, il quadro si fa logicamente più incerto”.

Petrocelli ha invece ricostruito tutto, partendo dal 2006, “quando l’Amministrazione provinciale guidata da Errico si disse pronta a finanziare 500mila euro, cifra che sarebbe cresciuta in caso di aumento di offerta formativa. Ebbene, l’offerta è aumentata ma la somma è diminuita: si era arrivati a 440 mila euro. Abbiamo provato con dei sacrifici, i docenti hanno accettato una riduzione degli stipendi, ma ora la cifra è scesa ulteriormente, a 380mila euro”.

Gli studenti hanno esposto le loro proposte: i ragazzi chiedono un raggruppamento dei corsi di laurea esistenti a Brindisi (se ne contano 16 in tutto), in un’unica struttura allo scopo di risparmiare i costi di gestione, «considerando anche la nostra sede in via Primo Longobardo 23 come possibile candidata»). In più, chiedono la costituzione di un unico ente che gestisca i corsi di laurea nel territorio brindisino appartenenti alle università di Lecce e Bari, seguendo parametri di efficienza ed efficacia organizzativa. «Un piano strategico, gestito dall’ente, mirato ad aumentare il rendimento nell’integrazione dell’università all’interno del territorio brindisino». Infine, si chiede di definire i termini certi «per rendere pubblico l’eventuale impegno che i vari enti in gioco (Uniba, Unile, Provincia, Comune) intendono affermare».

D’Attis ha preso un impegno: quello di promuovere un nuovo incontro, per individuare una nuova strada. E ci dovrà essere anche la Provincia.

Ance


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