Brindisi in coda tra le città smart: a picco per sicurezza, legalità e digitale

Centesima su 107 capoluoghi italiani secondo il rapporto annuale ICity Rate 2018. Tra le prime solo per qualità di aria e acqua. Milano in testa

La foto di apertura è di Vito Massagli

Centesima su 107 capoluoghi italiani, punteggio 278,3 mentre quello della prima in graduatoria, Milano, è 640,2. Questa è la posizione di Brindisi nella classifica delle città smart secondo il rapporto annuale ICity Rate 2018, realizzato da Fpa, società del gruppo Digital360. Il fatto che Taranto sia al posto numero 102 la dice lunga sul lascito complessivo della politica dei poli di sviluppo industriale al Sud e in Puglia in termini di classe dirigente in grado di intuire, progettare e trasferire innovazione, valorizzazione culturale, qualità della vita, sviluppo nella propria realtà. E come mette in rilievo il commento al rapporto 2018 ICity Rate, è proprio il capitale umano a fare la differenza.

Una riflessione da aprire a Brindisi soprattutto in questa fase, dove è evidente che all’alternanza alla guida della città non corrisponde ancora una rottura con il consolidato sistema di veicolazione e controllo delle iniziative progettate dalla politica, che pare immutabile. Ed è proprio in questo ingranaggio che rischia di naufragare, se esiste, il progetto di ingresso di nuove risorse umane nel governo dei bisogni della città. Questa è ovviamente solo una considerazione del cronista, ma polemizzare con i dati ogni volta che vengono pubblicati i rapporti di vari istituti, per esorcizzarli, significa perdere occasioni per individuare bisogni ed emergenze.

Tra i primi solo per la qualità dell’aria e dell’acqua

Premettendo che all’articolo è allegato il rapporto completo, sintetizziamo la posizione di Brindisi anche nella classifica degli indicatori utilizzati da Fpa.  Brindisi si salva solo, con il 4 posto, nella sottoclassifica “Qualità dell’acqua e dell’aria”, un dato ricorrente in molti report che stronca l’idea di città dei veleni, pur con una storia epidemiologica che paga un passato non lontano di ben altro segno. Siamo solo al posto 95 per il “Verde urbano”, pur contando vari parchi all’interno della città, e al posto 56 per consumo del suolo.

Posto 89  su 107 per la “Gestione dei rifiuti urbani”. I dati utilizzati sono del 2016 (come per quasi tutti gli altri indicatori), quindi non considerano i recenti cambiamenti. Ma tutti conosciamo le criticità ancora aperte: la chiusura del ciclo che avviene fuori dalla provincia per impossibilità di utilizzo degli impianti esistenti e per assenza di un  impianto di compostaggio. Posto 65 per l’indicatore “Energia”, che considera l’adeguamento del patrimonio comunale alle fonti rinnovabili, l’andamento del consumo, la qualità del servizio elettrico, il patto dei sindaci per il clima e l’energia. Meritato posto tra le ultime  (94) per la “Mobilità sostenibile”.

Per l’ambito “Solidità economica” va ancora peggio: posto 98. E posto 96 nella sottoclassifica dell’indicatore “lavoro”. Per “Innovazione e ricerca” Brindisi è al posto 93, e ciò rende urgente una svolta positiva nei servizi innovativi, nell’e-commerce, nelle start up, nella diffusione dell’innovazione alle imprese. Male pure nella “Inclusione sociale”: attenzione, in questo indicatore ci sono i servizi sanitari pubblici e privati, il personale sanitario, l’assistenza agli anziani, la cura dell’infanzia, il disagio abitativo, l’accoglienza e ovviamente il rischio povertà.

Nota dolente anche l’ambito “Istruzione”. Qui Brindisi è al 94mo posto: l’indicatore contiene l’offerta formativa universitaria, la formazione continua, la densità dell’istruzione pubblica. Pur ospitando realtà e contesti importanti e positivi, la situazione generale è di ben altro segno. Bisogna rimboccarsi le maniche e uscire dalla noiso e improduttiva routine e dalle vecchie idee per quanto riguarda la “Attrattività turistica”: il 98mo posto su 107 per una città di mare con una considerevole storia alle spalle equivale ad una bocciatura (qui i dati sono del 2017). Sempre 98mo posto per “Partecipazione civica” (innovazione sociale, equilibrio di genere nelle rappresentanze, progettazione innovativa e sviluppo urbano, partecipazione elettorale, partecipazione sociale).

Si sprofonda addirittura, pur al cospetto di proclami di segno contrario, sul punto “Sicurezza e legalità”. Qui siamo terz’ultimi in Italia, peggio di Brindisi solo Prato e Reggio Calabria. Quali sono gli indicatori di questo ambito: incidenza della microcriminalità, incidenza omicidi, illegalità commerciale, riciclaggio, efficienza tribunali, riutilizzo sociale dei beni, Comuni commissariati, criminalità organizzata, presidio territoriale. Chiudiamo il capitolo Brindisi con l’ambito “Trasformazione digitale”. Siamo molto indietro, quart’ultimi. Gli indicatori specifici: accesso alla banda larga, diffusione home banking, adeguamento digitale, open data, Pa social, servizi online, wifi pubblico, app municipali.

Milano la prima delle città più smart

Milano è la città più smart d’Italia per il quinto anno consecutivo, con un distacco di quasi venti punti dalla seconda classificata e ottimi risultati soprattutto negli ambiti di solidità economica, ricerca e innovazione, lavoro, attrattività turistico-culturale, anche se ancora in ritardo nelle dimensioni ambientali, come il consumo di suolo e territorio (appena 76ª) e qualità dell’aria e dell’acqua (solo 96ª). La segue Firenze, che per un soffio toglie la seconda posizione a Bologna. Il capoluogo toscano registra risultati eccellenti sui fronti attrattività turistico-culturale e trasformazione digitale (prima posizione) e si colloca fra le prime città per mobilità sostenibile, stabilità economica, istruzione, lavoro, partecipazione civile ed energia. Bologna, invece, conferma la sua leadership negli ambiti del lavoro, energia e governance e partecipazione civile e guadagna un ottimo posizionamento per trasformazione digitale, istruzione, ricerca e innovazione e inclusione sociale.

Trento, Bergamo, Torino, Venezia, Parma, Pisa e Reggio Emilia completano la classifica delle prime dieci smart city italiane. Un gruppo in cui emerge un forte blocco di città medie con ottime performance, come Trento, che guadagna una posizione grazie ai buoni risultati nella gestione dei rifiuti, Bergamo, che passa dal sesto al quinto posto e si distingue in particolare per solidità economica e gestione del verde urbano, Parma, prima per inclusione sociale e consumo di suolo e territorio, e Pisa, eccellenza nell’istruzione. Roma continua il suo percorso di lento avvicinamento al gruppo delle prime dieci, recuperando due posizioni rispetto al 2017 (sale dal 17° al 15° posto), grazie soprattutto alle buone performance negli ambiti di trasformazione digitale, turismo e cultura, innovazione e istruzione.

Il solito divario tra Nord e Sud

Nel percorso di sviluppo della Smart City non accenna a ridursi il divario fra il Nord e il Sud del Paese. Le prime venti città in classifica appartengono alle aree centro-settentrionali e sono collocate al Nord le sette città che hanno scalato più posizioni rispetto al 2017 (Pordenone, Cremona, Udine, Treviso, Biella, Lodi e Belluno). Bisogna scendere fino al 43° posto per trovare la prima città del Meridione in classifica e Isole, Cagliari, che guadagna quattro posizioni rispetto al 2017, mentre si segnala anche il dinamismo di Lecce, 62ª, che guadagna nove posizioni. La coda della classifica però è occupata da sole città meridionali, con Agrigento fanalino di coda, preceduta da Vibo Valentia, Caltanissetta, Trapani, Crotone, Taranto, Enna, Brindisi, Caserta e Benevento.

Sono alcuni dei risultati di ICity Rate 2018, il rapporto annuale realizzato da FPA, società del gruppo Digital360, per fotografare la situazione delle città italiane nel percorso per diventare “smart”, ovvero più vicine ai bisogni dei cittadini, più inclusive, più vivibili. FPA ha individuato e analizzato 15 dimensioni urbane che in ambito nazionale e internazionale definiscono traguardi per le città (occupazione, ricerca e innovazione, solidità economica, trasformazione digitale, energia, partecipazione civile, inclusione sociale, istruzione, attrattività turistico-culturale, rifiuti, sicurezza e legalità, mobilità sostenibile, verde urbano, suolo e territorio, acqua e aria). Le dimensioni tengono insieme 107 indicatori che, aggregati nell'indice finale ICity index, consentono di stilare la classifica finale tra 107 comuni capoluogo. Poiché è impossibile progettare e governare delle Smart City senza tener conto degli obiettivi di sostenibilità introdotti dall’Agenda 2030 dell'ONU, FPA li considera nella sua analisi fin dalla scorsa edizione.

Determinante il ruolo del capitale umano

“Dal rapporto ICity Rate 2018 emerge quanto sia cruciale il ruolo del capitale umano nel determinare il posizionamento complessivo delle città – afferma Gianni Dominici, direttore generale di FPA –. Le tre città leader nella classifica generale, Milano, Firenze e Bologna, infatti, lo sono anche negli ambiti trasformazione digitale e lavoro, e si collocano al vertice anche nelle dimensioni istruzione, attrattività turistico-culturale e partecipazione civile, risultati che in parte riflettono e in parte determinano il loro superiore dinamismo. D’altra parte, però, è altrettanto chiaro che la sostenibilità sia un obiettivo ancora lontano per le città italiane, anche per quelle più avanzate nello sviluppo della smart city, che appaiono in difficoltà nella gestione e conservazione della qualità dell’aria e dell’acqua, dei rifiuti e del territorio. Le città leader devono perciò impegnarsi maggiormente su questi versanti, dove nei prossimi anni saranno proprio le nuove tecnologie basate sull’elaborazione e l’utilizzo dei dati prodotti dagli strumenti di sensoristica intelligente a offrire nuove opportunità di governo responsabile e rispondente”. (Marcello Orlandini)

La distribuzione geografica

Le città più smart d’Italia nel 2018 si trovano al Centro-Nord: tutte le prime 21 smart city in classifica appartengono a questa area, mentre le 21 in fondo alla graduatoria si collocano al Sud e Isole. Un divario che, se si considera il punteggio medio delle prime e delle ultime classificate, in un anno è cresciuto di 15 punti (da 250 a 265), e di 17 punti se si considerano solo le prime e le ultime dieci città (da 115 a 132). Il gap non riguarda soltanto le dimensioni su cui gravano pesanti ritardi strutturali nel Mezzogiorno (occupazione, solidità economica, ricerca e innovazione), ma anche quegli ambiti, come l’energia e la trasformazione digitale, in cui ci sarebbero le opportunità per accorciare le distanze.

Gli unici ambiti in cui le città meridionali riescono a contenere il distacco e in alcuni casi ad affacciarsi ai vertici delle graduatorie nazionali sono quelli ambientali (verde urbano, suolo e territorio e soprattutto acqua e aria).  Vibo Valentia, Brindisi e Nuoro sono tra le prime dieci città italiane per tutela di acqua e aria; Messina e Matera per il verde urbano; L’Aquila, Ragusa, Lecce e Crotone per suolo e territorio. Per il resto solo Cagliari riesce a inserirsi in due ambiti (istruzione e sicurezza) tra le prime ventuno, Lecce emerge solo per trasformazione digitale, Oristano, Chieti e Isernia per i rifiuti e Nuoro per l’inclusione sociale.

Non mancano, tuttavia, città del Sud e delle Isole che hanno mostrato segni di dinamismo. Oltre a Cagliari (che migliora dalla 47° alla 43° posizione in classifica generale), si individuano Lecce (che guadagna nove posizioni), Nuoro, Cosenza, Catania e Catanzaro i cui indicatori, almeno in alcuni ambiti, fanno rilevare dei significativi progressi migliorando il posizionamento complessivo.

Ma anche all’interno del virtuoso Centro-Nord ci sono alcune aree che spiccano più di altre. Tra le prime 21 città della graduatoria ben 17 appartengono all’area formata dalla Lombardia e dalle regioni del Nordest e altre 14 sono comprese tra la 22° e la 42° posizione. Nel complesso, 31 delle 35 città di questa area si collocano nelle fasce “alta” e “medio-alta” della classifica. I risultati di ICity Rate 2018 sembrano dunque confermare che, anche dal punto di vista dell’intelligenza e della sostenibilità urbana, vi sia un nuovo triangolo di sviluppo che comprende Lombardia, Emilia-Romagna e Triveneto. (dal comunicato FPA)

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