Calano le merci nel porto di Brindisi. E non solo il carbone

I dati del 2017 e del primo semestre 2018. In forte flessione rinfuse liquide e solide, ma anche le merci in colli

BRINDISI – Il nuovo portale web dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Meridionale finalmente mette a disposizione i dati dei traffici portuali con i relativi aggiornamenti, cosa che da anni era assente dal sito della vecchia Autorità Portuale di Brindisi. Un passo in avanti sul piano della trasparenza, che tuttavia riserva un quadro preoccupante circa il traffico merci del porto di Brindisi, vale a dire l’attività che garantisce la parte più importante dei fatturati delle imprese portuali e dell’occupazione. Un punto su cui sono chiamate alla riflessione, all’impegno e all’intervento anche le altre amministrazioni locali.

La questione della disponibilità di banchine

Il punto è che non tutto è legato alla progressiva e sensibile riduzione del traffico del carbone, ma anche a quella dei prodotti chimici sbarcati e imbarcati, e delle merci in colli. Nei primi sei mesi del 2018 è del tutto scomparso anche il piccolo traffico di container del 2017. Un fattore che potrà giocare in maniera favorevole per la ripresa sarà il nuovo collegamento ferroviaria banchina-rete nazionale, purché si consenta agli imprenditori portuali che operano a Brindisi di poter proporre agli armatori convenienze e spazi in banchina.

Tubazioni per il gasdotto Tap a Costa Morena Est-3

Non è infatti propedeutica a ciò l’occupazione di buona parte della banchina di Costa Morena Est da parte dei tubi per il gasdotto Tap, che se da un lato produce introiti sotto forma di canoni demaniali per la stessa Autorità di sistema portuale, occupa aree che potrebbero essere destinate realmente a nuovi traffici. E la tendenza a mettere al servizio di attività industriali parte del nuovo banchinamento non si ferma qui, perché è già in lista di attesa la richiesta di un altro ettaro circa di demanio marittimo sempre a Costa Morena Est da parte di una azienda metalmeccanica, per un anno, allo scopo di assemblare un grande manufatto.

L’eventuale intervento delle amministrazioni locali in contraddittorio con l’Adsp non potrà perciò che tenere conto dell’esigenza strategica di disporre al più presto di aree retroportuali che da un lato devono evitare usi impropri delle banchine, dall’altro non penalizzare le attività industriali che in ogni caso hanno bisogno a loro volta di poter sbarcare e imbarcare merci.

Traghetti-2

I dati del 2017 e del primo semestre 2018

Il 2017 si era chiuso per il porto di Brindisi con un a perdita del 5,8 per cento  delle merci (meno 590.055 tonnellate) rispetto all’anno precedente. Le rinfuse liquide erano calate del 7,6 per cento, le rinfuse solide del 16,8 per cento con il carbone passato da 3.468.363 tonnellate a 2.854.862 tonnellate (meno 17,7), e i minerali, cementi e calci (in parte legati al ciclo del carbone) erano crollati del 38,6 per cento con una perdita di 144mila tonnellate rispetto al 2016.  Non aveva dato invece sintomi preoccupanti il settore delle merci in colli con una crescita del 9,1 (a Brindisi opera un gruppo del calibro di Grimaldi nel traffico ro-ro con Igoumenitsa e Patrasso). I passeggeri dei traghetti erano calati del 7,7 per cento.

L’analisi tendenziale dei primi sei mesi del 2018 non è affatto rassicurante, invece. Da gennaio a giugno le merci sono complessivamente calate del 19,8 per cento, i passeggeri sono rimasti stabili con un meno 0,02 per cento (ma vedremo poi come è andata la stagione estiva).  Il calo delle rinfuse liquide è risultato più contenuto (-2,8) ma va considerato che si innesta su un trend già in perdita dell’anno precedente. Calano del 14,6 per cento le rinfuse solide, con il carbone al meno 13,9 che conferma la progressiva riduzione dei quantitativi utilizzati dalla centrale di Cerano, e minerali, cementi e calci al meno 79,4 per cento. Preoccupa maggiormente il -37,3 per cento delle merci in colli con il -17,2 del traffico ro-ro.

Una banchina a Costa Morena Est

La domanda è se ci sarà recupero e ripresa nel secondo semestre, ma le forze sociali e la politica devono tornare ad occuparsi seriamente del porto, previa una attenta lettura dei dati e delle cause delle flessioni, ascoltando direttamente le società terminaliste e gli altri operatori, per poi concordare misure e posizioni comuni anche in sede di comitato di gestione dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Meridionale. Tenendo presente anche un’altra situazione: messi a confronto i due principali porti, Bari ha chiuso il 2017 con 5.661.927 tonnellate (+0,9) e il primo semestre con un meno 3,1 e 2.637.467 tonnellate; Brindisi, con le sue 9.507.508 tonnellate nel 2017, e le 3.956.489 tonnellate del primo semestre 2018 è nettamente il primo porto merci dell’Adsp, anche al netto del carbone. Non è il caso di perdere i primati derivanti anche dai suoi spazi in banchina.

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